ALFA ROMEO IN F1: QUANTO C’E’ DI VERO?

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Marco Di Geronimo

Marco Di Geronimo

È una voce che si rincorre da tempo. A vario titolo, l’Alfa Romeo dovrebbe rientrare in Formula 1. Questa volta ne parla anche Marchionne, al pranzo natalizio della Ferrari. ?Ma c’è del vero Il sogno degli appassionati italiani ha qualche chances di realizzarsi?

Vediamo i fatti. Non è la prima volta che Sergio Marchionne accenna al progetto. Il Presidente Ferrari ne aveva già parlato a Natale 2015, prefigurando un rientro della Casa del Biscione. Maglioncino ha poi ribadito lo stesso concetto quest’anno: «Lo spazio in F1 per l’Alfa Romeo c’è, è un progetto che in qualche maniera deve trovare una sua collocazione» riporta Fuori Traiettoria.

Inutile dire che il rientro del Biscione nella categoria regina dell’automobilismo fa accapponare la pelle per l’emozione. Fu proprio l’Alfetta 158, e la sua erede 159 a dominare nei primi due anni della Formula. Nino Farina e Juan Manuel Fangio si laurearono Campioni del mondo 1950 e 1951 grazie alle monoposto prodotte e sviluppate da Milano.

Il punto è che nuovi problemi potrebbero intrecciarsi con l’insidia di avviare un progetto vincente nel mondo della F1. «All’Alfa in F1 non rinuncio» pare abbia detto Marchionne: il decano dei giornalisti in F1, Leo Turrini, riporta altri brani della sua conversazione col Presidente Ferrari. «È un progetto vero. Il marchio deve fare cassa con la Giulia e il SUV Stelvio, poi andremo avanti coi GP, in sinergia con la Ferrari».

Ecco quindi spiegata la strategia FCA per il marchio più storico tra quelli stradali. Aumentare le vendite, chiudere dei bilanci un surplus e preparare un budget per il progetto F1. Da coordinare alla Scuderia Ferrari. Il che potrebbe avere un risvolto inaspettato: cioè un’Alfetta ancella di Maranello.

Negli ultimi giorni si è parlato spesso di una Alfa Romeo interessata ad acquisire la Sauber e trasformarla nel proprio team di base. Ma questa soluzione appare in contrasto con quanto detto sopra: vero che il team elvetico ha trovato una certa autonomia a breve termine grazie ai soldi di Marcus Ericsson e ai premi per il decimo posto in classifica, ma l’Alfa sembra un progetto a medio termine. Ovvero: la Sauber può essere venduta da un momento all’altro, il Biscione non entrerà in F1 domani. La vendita dovrebbe avvenire nel 2016 o nel 2017 per concretizzare il progetto, ma Fuori Traiettoria ritiene che Milano potrebbe tornare in F1 «forse, volendo fare ipotesi, dopo il 2020, quando scadrà il “Patto della Concordia” e bisognerà tornare al tavolo delle trattative per riscrivere accordi, commerciali e non. Di certo però non ora».

Alfa Romeo GiuliaIl sospetto che Marchionne si riempia la bocca di Alfa Romeo per far parlare del marchio e lanciare nuovi modelli sul mercato è forte. Ma nulla è scontato. La Ferrari è l’unico top-team della F1 a non avere un proprio team satellite. La Red Bull ha costruito la Toro Rosso e la Mercedes flirta con la Manor (appoggiandosi a squadre di livello come Williams e Force India). Solo Maranello è sguarnita su questo fronte: una collaborazione tecnica con Alfa Romeo non sarebbe male.

Quest’opzione però non deve dare adito ai fantasiosi progetti che stanno circolando sul web. Citiamo il più noto: l’Alfetta dovrebbe acquisire i motori Ferrari, rinominarli Alfa Romeo e svilupparli in proprio, per poi magari… fornirli alla Ferrari. Una soluzione ai limiti dell’assurdo, visto che la FIA non permetterebbe mai a una Casa costruttrice di sdoppiarsi per poter avere un doppio sviluppo del motore, e poi privilegiare il team che ha lavorato meglio. È una soluzione antisportiva che a Parigi sarebbe cassata con certezza quasi assoluta.

Dunque cosa ci rimane? Null’altro che sperare che le vendite Alfa vadano bene e che dietro le parole di Marchionne ci sia qualcosa di concreto. Anche perché il tentativo di costruirsi il team satellite con la Haas non è andato molto bene e contare su un secondo team sarebbe meglio. Nel frattempo, per sicurezza, compriamoci una Giulia…

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Sull' Autore

Direi di scrivere soltanto questo: "Potentino, classe 1997. Mi sono laureato in giurisprudenza a Pisa".

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