La descrizione di un Natale diverso, a Potenza, con l’occasione della diretta RaiUno per Capodanno ha innescato un vivo dibattito sui social network. Al netto di posizioni lamentose a prescindere, e hate speech senza alcun senso (come sempre) ci sono alcune posizioni sulle quali mi pare interessante tornare.
Dice Maria Teresa D’Aiuto:
Io penso che [i potentini] non si sentano più abitanti del luogo. Lo penso da qualche anno, ed il perché penso sia chiarissimo a chi, come lei, conosce questa città. […] I problemi della dissoluzione della trama che teneva unita la comunità sono da ricercare a prima della sua attività. […] Si ricordi, però che i guasti esistenti possono essere tappati, ma non risolti. E’ un’utopia.
Percepisco molto bene la “dissoluzione della trama”, perchè vivo in questa città da prima ancora di iniziare “la mia attività”, che non è altro che il tentativo di applicare nella carne viva di un contesto urbano (peraltro a me molto noto) le cose che ho studiato ed applicato altrove. Maria Teresa ha ragione: ricordo anche io una città diversa, più coesa, più attenta alla cura del pezzo di mondo intorno a sè. Forse più indifferente, ma perfino più legalista e “onesta”, nelle mille sfumature che questa parola può assumere. Dove c’è stata la cesura? nel terremoto del 1980? nella (recente) crisi economica? è stata una parabola che sarebbe avvenuta in ogni caso? Io non sono in grado di rispondere. Però una città è fatta dallo spirito dei suoi cittadini, che, a differenza dei monumenti, può essere cambiato. E’ sempre possibile invertire la rotta di uno spirito cupo, immusonito, disfattista, nemico della sua stessa casa. E’ sempre possibile una rinascita. Sono convinta che un processo altrettanto lungo quanto quello che ci ha portati a questo punto possa “risolvere”, sono ottimista e penso non sia una utopia. Certo, non bisogna farsi sfuggire le occasioni. E questo Natale lo è.
Un dibattito ancora più interessante si è sviluppato con Sergio Cagol:
Spero di non urtare la sensibilità di nessuno a dire che non capisco perché si debba per forza spacciare Potenza per una città turistica. Costruire una immagine ideale di una città che, alla prova dei fatti, riserva esperienze diverse e non propriamente “a misura di turista” è un ottimo modo per allontanare anche coloro che potrebbero essere interessati […] Perché non ammettere semplicemente che Potenza è niente di più che il centro amministrativo, il motore della macchina lucana?
Si dice d’accordo con Sergio anche Salvatore Cosenza:
L’errore di Potenza è di pensare di fare turismo come lo si fa a Matera. […] Potenza è come una persona non bella esteticamente, ma che può piacere se si rende interessante.
Sono due persone esperte dei temi che trattano, e vivono fuori da Potenza (Sergio viene addirittura dal magico Trentino, faro e mito della comunicazione per l’incoming turistico di tutti gli addetti ai lavori). E quindi non si può che essere d’accordo. Eppure – come ho scritto – sono convinta che ridurre la città di Potenza ad un “centro amministrativo” – quale certamente è, ed è stata da tempo – sia riduttivo, sento che c’è qualcosa di più che possiamo raccontare al mondo. Sono convinta che Potenza, proprio per l’assenza di peculiarità “turistiche” comunemente intese (paesaggio, fascino dell’abitato, monumenti di pregio, etc.) possa sperimentare di più ed arrivare ad attrarre visitatori, che sono cosa diversa da turisti. Bisogna solo trovare il racconto giusto, e siamo ancora in cerca del filo rosso sul quale puntare. Potenza città verde? Città del benessere psico fisico? Città dell’architettura brutalista? Con il TEDxPotenza abbiamo raccontato al mondo le diverse bellezze di ogni bruttezza, il fascino dello sgraziato e dell’incompiuto, e soprattutto pensiamo di aver dato uno sguardo diverso agli occhi dei nostri concittadini.
Non so ancora quale possa essere il racconto sul quale impegnarci. Quello che so per certo è siamo stati investiti dal “vento Matera 2019”, ma a differenza della sorella murgiana, non siamo sotto i riflettori nazionali ed europei (il Capodanno passerà, le luci si spegneranno) e quindi possiamo permetterci di tentare strade impervie, inedite, di fare uno sforzo di fantasia e di coraggio. Percepisco che qualcosa di buono di nuovo, una scossa tellurica nel profondo del sottosuolo sta accadendo, nella mia città, ed è una finestra spazio temporale che si chiuderà, prima o poi, della quale non possiamo farci sfuggire la portata e l’esito.