by GIAMPIERO D’ECCLESIIS
Ci passo ogni giorno davanti andando in ufficio, solitario, cupo di notte, malamente illuminato dalle luci gialle
della strada, il vecchio maniero è silenzioso per me che come altri della mia età ci sono passato dentro quando ancora era vivo e vitale rappresenta un monito di come le cose apparentemente più solide possono facilmente disfarsi sotto i nostri occhi.
Nelle ultime settimane è stato cinto di nastri arancioni e di scritte lavori in corso, è stata ripulita la fitta boscaglia di cespugli inselvatichiti che gli erano cresciuti tutto intorno e ora che è disadorno anche di quella boscaglia spontanea appare ancora più solitario e triste.
Il vecchio castello è morto, nella grande sala al centro del palazzo non risuonano voci, rumori, non passa più gente, qualcuno che è entrato dice che ci sono solo piccioni e polvere, della frenetica attività che lo riempiva non si sente più neanche l’eco.
Dalla porta dei vani sotterranei spira sempre una corrente gelida e umida che anche d’estate provoca brividi di freddo.
E’ il destino di tutti i manieri di questa Città, la Torre Guevara è da anni ostaggio di un cantiere e sepolta dietro la cortina di un brutto palazzo di edilizia scolastica, il nuovo maniero, dicono costruito ispirandosi al Castello di Lagopesole, è serrato.
Di che cosa parlo?
Se passate in via Nazario Sauro lo potrete vedere, magari tra qualche anno ce lo faranno anche visitare, parlo del palazzone che era sede della Banca Mediterranea, vuoto e abbandonato da anni che malinconicamente appassisce da decenni, simbolo solido della incapacità di difendere gli interessi della comunità lucana da parte di una classe politica incapace.
La prossima volta che sentirete glorificare i vanti delle vecchie classi dirigenti lucane, fatevi una passeggiata in via Nazario Sauro, magari provate a scendere fino all’ingresso del vano sotterraneo della vecchia banca, spira sempre una corrente fredda e umida, ha un odore inconfondibile, odora di morte e vigliaccheria, odora di segreti.