ANTONIO STABILE: IL POLITTICO DI TRAMUTOLA

0

 

Marco Tedesco

MARCO TEDESCO

 

La chiesa cattolica si appresta a celebrare il mistero della passione, morte e resurrezione di Cristo. Nella storia dell’arte, molti artisti si sono avvicinati a questo tema. Tra di essi spicca il nome di Antonio Stabile, straordinario interprete meridionale della controriforma, formatosi presso la bottega di Leonardo da Pistoia in quanto, come scrive Antonella Miraglia “Una permanenza di Leonardo da Pistoia in Lucania spiegherebbe le due pale di Potenza, dove la sua opera sarebbe stata ben accetta fornendo lo spunto per l’ammaestramento di pittori locali” (Antonella Miraglia, Antonio Stabile, un pittore lucano nell’età della Controriforma, ed. Il Salice, Potenza).

Antonio Stabile, Polittico di Tramutola, 1569, Tramutola, chiesa della santissima trinità (foto di Franco Simone)

Il polittico di Tramutola, viene ricordato come la prima opera in assoluto in terra lucana di Antonio Stabile. E’ datato al 1569. Secondo la studiosa Antonella Miraglia, prima di quella data non vi sono notizie di opere attribuibili al pittore in ambito lucano mentre documentate sono le opere tra cui la splendida Crocifissione per la Santa Casa dell’Annunziata a Napoli, oggi al museo civico di Castelnuovo, legate a periodi di permanenza o a viaggi nella capitale partenopea.

 

Antonio Stabile, Crocifissione, II metà del XVI sec., Napoli, museo civico di Castelnuovo

 

 

 

 

Conservato nella chiesa della Santissima Trinità di Tramutola e diviso in due ordini, il polittico di Stabile presenta un Compianto sul Cristo Morto tra un santo vescovo identificato da Antonella Miraglia con San Cataldo e San Giovanni Battista, mentre nell’ordine superiore abbiamo una Trinità e santi con ai lati l’Annunciazione. Il tema centrale del polittico è il Compianto sul Cristo morto del pannello centrale in cui, come avviene anche nel medesimo soggetto del 1570 della cattedrale di Acerenza, Antonio stabile concentra le figure conferendo loro un atteggiamento quasi statuario negli atteggiamenti ma allo stesso tempo facendo trasparire un senso drammatico dell’azione. Cristo è sorretto da San Giovanni Evangelista e Maria Maddalena, come nella pala citata conservata nella cattedrale di Acerenza, A differenza di essa, in questa che possiamo definire una prima versione del tema del Compianto sul Cristo morto visto da Antonio Stabile, Nicodemo e Giuseppe d’Arimatea compaiono in una prospettiva di tre quarti dietro al gruppo raffigurante il Cristo, San Giovanni Evangelista e la Maddalena, in direzione della Vergine la quale è raffigurata in preghiera e lascia trasparire un dolore intenso, intimo e composto. Maria di Cleofa e Maria di Betania non sorreggono la Vergine come nel soggetto acheruntino ma sono raffigurate alle sue spalle. Anche qui, come ad Acerenza, Antonio Stabile ambienta la scena sul Golgota, ai piedi della Croce e pone l’attenzione su una vera e propria eclissi solare che sta avvenendo in quel momento. Si tratta del cosiddetto fenomeno denominato “Eclissi della crocifissione” ossia l’oscuramento del sole per alcune ore alla morte di Gesù. Nel Vangelo di Luca infatti è indicato che “Era verso mezzogiorno quando il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio”. Sulla base del pannello del Compianto appare la scritta PII VIRI TR. F.F, 1569 che, secondo la Miraglia, è da intendersi come PII VIRI TRAMUTULENSES FIERI FECERUNT 1569. Ai lati del pannello raffigurante il Compianto sul Cristo morto, Stabile inserisce due pannelli raffiguranti il santo vescovo identificato dalla Miraglia con San Cataldo e San Giovanni Battista. nella raffigurazione del Santo raffigurato senza barba e in abiti vescovili, Stabile conferisce al polittico una sorta di tridimensionalità in quanto sulla parete alle spalle del santo che sembra quasi un finto fondo dorato, l’artista lascia intravedere l’ombra del santo. L’identificazione del santo vescovo come san Cataldo è possibile confermarla grazie al confronto con la statua cinquecentesca che lo raffigura, conservata nella chiesa di San Nicola al Castello di Lagonegro.

 

Anonimo scultore meridionale, San Cataldo, XVI sec., Lagonegro (Potenza), chiesa di San NIcola al Castello (foto di Marco Tedesco)

Antonio Stabile, Polittico di Tramutola, 1569, Tramutola, chiesa della santissima trinità (foto di Franco Simone) part. San Cataldo

Nell’ordine superiore, al centro tra i pannelli raffiguranti l’Annunciazione, andati perduti insieme alla predella del polittico, vi è raffigurata la Trinità, a cui la chiesa in cui è conservato il polittico è dedicata. L’iconografia non è quella classica in cui l’Eterno sorregge il crocifisso mentre la colomba dello Spirito Santo aleggia su di loro. Nel caso di Tramutola, l’Eterno, raffigurato benedicente e Cristo sono seduti l’uno di fianco all’altro. Dietro di loro, Antonio Stabile ha voluto inserire una schiera di Santi sui quali campeggia la colomba dello Spirito Santo. Il polittico di Tramutola può essere letto come una trasposizione grafica del disegno e del messaggio di Dio verso l’umanità intera che viene salvata dal peccato originale attraverso la morte e la resurrezione di Cristo oltre che come un invito a seguire l’esempio di Cristo attraverso la testimonianza diretta di coloro che lo hanno seguito e che per amore di Cristo hanno dato la vita, ad esempio i Santi raffigurati in questa opera grazie alla quale l’arte italiana e lucana in generale hanno svelato ancora una volta una pagina ricca di meraviglie da scoprire.

Condividi

Sull' Autore

Rispondi