Aspettando l’abruzzese Godot!

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Giuseppe Digilio

Se nel centrosinistra le acque non sembrano chetarsi dopo gli ultimatum che reciprocamente le diverse anime si scambiano quotidianamente, nel  centrodestra Lucano, sembrerebbe tutto deciso rispetto alla candidatura del Generale della Guardia di Finanza in Pensione, Bardi.

L’ufficializzazione, però, a sentire i maggiorenti del partito di Salvini, ci sarà solo dopo le regionali in Abruzzo dove la Lega potrebbe fare il colpo gobbo in danno degli avversari e degli stessi alleati, piazzando la pattuglia più numerosa di consiglieri eletti del Carroccio in una regione del centro.

Qualcuno ipotizza però che, se questa evenienza si manifestasse concretamente all’indomani dello spoglio, anche in Basilicata le cose, per entrambe le coalizioni, potrebbero subire delle variazioni . Infatti, secondo l’autorevole pensiero di un profondo conoscitore della filosofia Salviniana, l’appetito viene mangiando e se la Lega dovesse raggiungere i risultati che alla vigilia sembrano considerevoli rispetto al resto delle liste in lizza per uno scranno in regione, non si esclude che il Capitano Salvini, possa cambiare opinione rispetto agli accordi. il Generale Bardi. Candidato , al momento, però, non teme alcun contro ordine avendo ricevuto direttamente dal Presidente del parlamento Europeo, on. Tajani e da Silvio Berlusconi in persona, il beneplacito per la candidatura.

Da indiscrezioni dell’ultima ora sembrerebbe, però, che anche il PD stia aspettando i risultati elettorali dell’Abruzzo per sciogliere definitivamente la riserva sulla ricandidatura del Governatore uscente, Marcello Pittella.

Ma perché l’Abruzzo, di colpo, è diventato l’ombelico del mondo?

Perché in caso di vittoria della Lega in Abruzzo, anche in Basilicata, lo scranno più alto regionale potrebbe andare a un esponente della Lega, magari di caratura nazionale che non attenterebbe alla leadership del Senatore Pepe, il quale, ne rivendica l’esclusiva rispetto al gruppo Materano che fa capo all’ex senatore Tito Di Maggio. Senatore Di Maggio che, se arrivasse un diktat nazionale, non avrebbe alcun problema a rispondere positivamente con un sostegno alla lista. Questa scelta ridimensionerebbe anche le ambizioni del segretario regionale, Antonio Cappiello che, più volte, ha avanzato la sua medesima candidatura da capolista della Coalizione di centrodestra. In questo caso, il segretario regionale del Carroccio Lombardo-Lucano, si accontenterebbe più modestamente, di un posto in lista e di un forte sostegno della base del partito o, in alternativa, di un assessorato esterno in casa di vittoria.

Perché anche il centrosinistra è interessato al risultato dell’Abruzzo? Perché un’eventuale candidatura leghista potrebbe liberare energie nel centrodestra moderato che il PD e Marcello Pittella potrebbero intercettare a proprio vantaggio.

Del resto non più tardi di 10 mesi fa, l’ex senatore Guido Viceconte, oggi ritornato tra le fila di Forza Italia con la responsabilità politica di formare le liste in Basilicata, è stato candidato capolista del centrosinistra nella circoscrizione elettorale di Potenza, mancando l’obiettivo di una sua elezione, da Forzista in quota centrosinistra. Una intera campagna elettorale svolta a fianco di Gianni Pittella che, di quella coalizione, è stato il capolista unico regionale.

Insomma, dietro le elezioni in Abruzzo si nascondono strategie e alchimie politiche che sono inimmaginabili. Financo quella di uno scambio di cortesia tra elettorato di centrodestra e coalizione di centrosinistra. Un’ipotesi che è tutt’altro che peregrina visto i precedenti illustri.

In mezzo ci sono gli elettori e la Basilicata. Di lato la miriade di movimenti e forze politiche che attraversano l’Arco Costituzionale, ferme, in attesa di conoscere, dopo queste scelte, cosa ne sarà del loro futuro politico in una terra cha ha smesso di fare politica da quando la politica ha smesso di interessarsi dei suoi abitanti.

Intanto Mattia ,con il suo Movimento, continua gli incontri con gli elettori provando a spiegare che l’unica alternativa agli inciuci è, appunto, il Movimento Cinque Stelle che però, amministra con la Lega, dopo aver ribattezzato quello che per il centrosinistra e il centrodestra si chiama inciucio, come Contratto di Governo.

Giuseppe Digilio

 

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