ASSOCIAZIONISMO E CANDIDATURE POLITICHE

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di ROCCO PESARINI

 

 

 

Continuano a non convincermi molto (per non dire altro) quelle persone che, partendo dal mondo associativo, finiscono poi con il candidarsi in politica. Ma è ovviamente un mio punto di vista personale sul quale io stesso nutro molti dubbi.

Ed essendo una persona che quando ha un dubbio non esita a chiedere ad altri, magari cercando punti di vista che possano meglio illuminargli la questione, ho posto ad alcuni amici da me molto stimati la seguente domanda:

Sei d’accordo che chi fa associazionismo poi si candidi? E mi motiveresti la tua risposta?

Di seguito vi riporto fedelmente la loro risposta al quesito.

“Io non credo che dall’associazionismo escano dei buoni amministratori. E non mi piace. Non ho stima per chi fa il grande salto dall’associazione alla politica per due motivi: il primo è che chi lo fa lascia spesso una cosa che magari sa fare bene per questa roba insulsa della politica lasciando spesso un vuoto (perchè noi stiamo parlando di quelli bravi che fanno associazionismo no?) e la seconda ragione è che mi deluderebbe molto vedere uno che usa l’associazionismo come un trampolino di lancio delle proprie velleità, sono i peggiori (e ne ho visti molti in passato!!)”. (Rocco Spagnoletta)

“E perché no? Purché non sia evidente che l’associazionismo é stato operato solo per potersi candidare e non é mai difficile capirlo”. (Ida Leone)

“A mio avviso la questione non è se chi fa associazionismo si debba candidare o no, ma se si candida, quale interesse va a portare con quella candidatura. Perchè se va a perseguire dall’interno (e quindi forse con maggiore forza) le stesse battaglie che faceva da uomo di associazione, allora che ben venga la sua candidatura. La prassi ci ha dimostrato che spesso la candidatura (ma soprattutto l’elezione) cambi prospettiva, ma io voglio credere che si possa anche tutelare le stesse battaglie fatte da semplice cittadino.” (Dino De Angelis)

“Una domanda alla quale non è facile rispondere In via di carattere generale io penso che chi fa associazionismo e lo fa perché ci crede non sente il bisogno di candidarsi in politica e chi dall’associazionismo presto si butta in politica spesso denuncia che in realtà la pulsione all’associazione era semplicemente un paravento dietro il quale nascondere la propria ambizione politica o un gradino dal quale cominciare una scalata. Ció detto a tutto questo ci sono delle eccezioni che sono in genere rappresentate da quelle persone che dopo una lunga militanza nel mondo delle associazioni arrivano anche alla politica. In generale non credo nelle persone che fondano un’associazione con l’aria di poter salvare il mondo e dopo 2 anni sono lì a pontificare sulla politica. La politica per me è una cosa seria alla quale occorrerebbe dedicarsi in pianta stabile per la quale occorrerebbe studiare molto e alla quale giungere senza scorciatoie furbette come talvolta diventano appunto le associazioni. Le associazioni che nascono sei mesi prima delle elezioni sono sempre sospette” (Giampiero D’Ecclesiis)

“Domanda difficile. A lume di naso direi di no. Verrebbe meno la possibilità di proseguire e perseguire gli scopi che mi sono prefisso di raggiungere con la mia associazione. Da un altro punto di vista mi viene da chiedere dove possono, le amministrazioni pubbliche, attingere risorse umane desiderose di “fare”, “migliorare” “costruire” , se non dal mondo dell’associazionismo? E’ un po’ come il cane che si morde la coda.” (Enzo Carnevale)

“Mmmmm, le domande sono sempre semplici, son le risposte che sono difficili. Io non sono contrario, se chi usa un’associazione, laica, di volontariato, di raccolta differenziata, della tosatura delle pecore in Iran, poi razzoli bene. Perché non sfruttare queste situazioni dove convivono decine a volte centinaia di persone e che potrebbero essere i tuoi “votanti”, paladini di giustizia. L’importante è rimanere seri, onesti, prima nell’associazione in cui spendi il tuo tempo, e poi a seguire, in politica, nel caso in cui si è riusciti nel secondo intento. Non nascondo, in tutto ciò, un po’ di timori. Usare un’associazione, per scopi politici, potrebbe indurre, chi la usa, ad approfittare dell’amicizia e della buona fede che gli altri hanno riposto in lui. Mi chiederete “e quindi”? E quindi, dico che in tutte le cose della vita, ci vuole umiltà ed onesta intellettuale, se chi fa ciò di cui sopra, lo è, ben vengano persone così, in un mondo dove ormai, la candidatura è aperta a tutti, potrei usare un termine che mi piace molto “è alla rinfusa” (Mario Ierace)


“Confesso che la domanda mi lascia perplesso. Credo che contenga in sé delle ambiguità e dei preconcetti. L’ambiguità sta nel frapporre una distanza incolmabile tra la società civile e la politica. Il preconcetto è che la società civile sia di per se migliore della classe politica. Se sicuramente la Politica in generale ha mostrato una debolezza di fondo, un ritirarsi rispetto al proprio ruolo questo è dovuto a molteplici fattori, come gli effetti della globalizzazione. Ritengo però che proprio oggi la politica, debole e lontana, debba riconquistare un suo primato, riconsiderando la sua origine polis-politica, e cioè il cittadino che si prende cura della propria città.Penso anche che la politica debba rigenerarsi sotto molteplici aspetti e aprire orizzonti nuovi di progresso e civiltà in riferimenti a tanti situazioni di malessere e crisi della società e dell’ambiente.Chi onestamente pratica il volontariato dovrebbe avere una visuale aperta al sociale e comportamenti più disinteressati che possono essere utili ad una politica che attualmente si è richiusa su se stessa. Chiaramente questo vale se l’associazionismo non sia un primo passo per la carriera politica , come purtroppo, a volte, succede” (Francesco Scaringi)

“Una domanda cazzuta…non lo so , nel senso che dipende dal tipo di associazionismo in cui operi. E’ lecito il dubbio che la cosa possa rappresentare una scorciatoia per accaparrare voti più facilmente, però è anche vero che molte persone operano nel sociale tramite l’associazionismo, visto che e istituzioni sono immobili tanto vale che anche un rappresentate associativo può di diritto ambire ad una carica amministrativa, magari dimettendosi dall’associazione” (anonimo)

“Perchè non dovrebbero ? Le associazioni strutturate hanno tutti gli strumenti per tutelarsi dall’utilizzo politico della stessa da parte di un socio o del suo rappresentante. Viviamo in un paese libero, sia nello scegliere il volontariato sia l’appartenenza politica. Certo, sarebbe il caso di distinguere tra chi vuole portare nelle istituzioni i valori del suo impegno civile e chi, semplicemente, ha costruito uno strumento quasi personificato, per far conoscere la propria figura, ma a quello ci pensano quasi sempre gli elettori. Credo poco anche all’astensione da qualsivoglia attività associativa durante la vita politica attiva. Mi pare un forte segnale di malafede rispetto all’attività svolta fino al giorno prima. Ovviamente Discorso diverso, ovviamente, per i ruoli di direzione e controllo, che meritano attenzione massima ed il doveroso rispetto. Ritengo per concludere, che ci siano molte realtà associative che tutti i giorni fanno molta più politica, nel senso bello e reale del termine, di quanto si possa immaginare” (Francesco Romagnano)

 

Alla luce di questi illustri ed amichevoli pareri, continuo a nutrire quel “non convincimento” inizialmente manifestato.

Continuo, a finale, a pensare che associazionismo e politica debbano rimanere distinti e separati.

E che il primo, mai e poi mai, dovrebbe essere utilizzato come trampolino di lancio per la seconda.

Ma è e rimane una mia personalissima opinione, ovviamente perfettamente opinabile.

Sempre (in)distintamente vostro.

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