
MICHELE PETRUZZO
Cinque a zero: Milano, Bologna, Napoli, Roma e Torino. Le grandi città interessate dalle elezioni amministrative se le è aggiudicate il centrosinistra.
I ballottaggi, da nord a sud, hanno confermato il clima politico emerso al primo turno. Il centrosinistra conquista, infatti, anche Savona, Latina, Caserta, Cosenza, Isernia, Varese. La destra tiene a Trieste, ma esce indubbiamente sconfitta da questo appuntamento elettorale.
La partita più importante del secondo turno era sicuramente quella romana. L’ex ministro Roberto Gualtieri ha sconfitto Enrico Michetti, ottenendo il 60,15% dei voti. Risultato che non sorprende troppo, per due motivi: sia perché il centrodestra non ha scelto un candidato forte, sia perché Giuseppe Conte e Carlo Calenda hanno dichiarato, seppur a titolo personale, di appoggiare Gualtieri. Fa sicuramente riflettere il fatto che la destra, dopo cinque anni di opposizione, non abbia trovato la figura giusta per vincere le elezioni nella Capitale.
In questi ballottaggi la partita dall’esito più incerto si è giocata a Trieste, dove il candidato del centrodestra, Roberto Dipiazza, ha vinto con il 51,29% dei voti, in un appassionante testa a testa con il centrosinistra di Francesco Russo, che ha totalizzato il 48,71%.
A Torino, invece, un vero e proprio solco in termini percentuali ha separato il candidato del centrosinistra, Stefano Lo Russo (59,23%), da Paolo Damilano (40,77%).
Complessivamente, l’elettorato sembra aver bocciato la scelta della destra di puntare sui civici; tanto a Roma con Michetti, quanto a Torino con Damilano.
Se la destra ha perso, il Movimento Cinque Stelle di sicuro non ha vinto. Sebbene in molti casi il suo simbolo compaia nel tabellino dei vincitori, i pentastellati sono stati risucchiati dal campo largo dell’alleanza progressista, spesso invocata da Conte, che comunque ha funzionato, come dimostrano le elezioni di Napoli e Bologna. Lo schema giallo-rosso tiene e spesso vince, ma il giallo risulta ancora troppo opaco. Sull’alleanza progressista ha speso parole importanti anche il segretario del PD. Enrico Letta, infatti, nelle dichiarazioni post-voto ha spiegato che la fusione tra gli elettorati del centrosinistra in realtà sia già avvenuta. A proposito dell’ex Premier -da poco eletto alla Camera dei Deputati, attraverso le elezioni suppletive del collegio di Siena- occorre sottolineare che la sua leadership abbia chiaramente tratto giovamento da questa tornata elettorale, mettendo a tacere strane voci su possibili congressi e dissidi interni nel suo partito. Tuttavia, anche nel centrosinistra, c’è chi invita alla prudenza, come il neoeletto sindaco di Milano, Beppe Sala, che si dice soddisfatto, ma chiede ai suoi di non montarsi la testa, perché “alle elezioni politiche potrebbe essere decisamente un’altra storia”.
Tornando ai ballottaggi del 17 e 18 ottobre, occorre però riconoscere un altro importante dato: la scarsa affluenza, già registrata al primo turno. L’astensionismo, ancora una volta, è stato protagonista. Lo hanno messo in evidenza non solo i leader della destra, come prevedibile nella dialettica del post-voto, ma anche lo stesso Giuseppe Conte, in un post su Facebook, in cui ha sottolineato la drammaticità di questo aspetto, “che dovrebbe allarmare tutte le forze politiche”.
Se da una parte è vero che le elezioni amministrative spesso non fotografano la situazione politico-elettorale del Paese, dall’altra occorre, però, notare che questi ballottaggi hanno lanciato un segnale importante: si sta profilando un ritorno al bipolarismo, come hanno dimostrato le numerose sfide tra centrosinistra e centrodestra. Un aspetto che preoccupa i grillini e che, invece, sembra far felice altri.