Due sono i pericoli dai quali chi ha la responsabilità di guida di una Istituzione deve stare attento nel corso del suo mandato: gli yes man che si industriano a colorare di rosa l’orizzonte, tacendo sulle cose che non vanno e enfatizzando quelle che vanno, e i difensori d’ufficio che difendono se stessi con la scusa di proteggere il loro capo. Ai primi bisognerebbe far capire che le guerre si vincono se il flusso informativo funziona e se le raccomandazioni dell’intelligence sono meditate e obiettive. Ai secondi bisognerebbe ricordare che ci sono cause e cause e che non tutte vanno trattate alla stessa maniera. Che il presidente Bardi sia un galantuomo, di quelli di una volta, non c’è dubbio alcuno, come non c’è dubbio che la sua candidatura abbia rappresentato un valore aggiunto alla vittoria della destra in Basilicata: una figura ben vista, esponente di una famiglia che ha dato nomi illustri come Servitori dello Stato e che ha sempre tenuto un profilo alto dal punto di vista sia delle competenze che della moralità. Quindi non è lui in altalena nei sondaggi: è un esecutivo che è come un motore imballato per cause che non attengono alla guida. E’ imballato nella trasmissione degli indirizzi e nella loro attuazione. In parole povere nella gestione dei Dipartimenti che non solo sono ridotti all’osso nelle posizioni dirigenziali, ma non godono nemmeno , salvo eccezioni, di quell’azione sostitutiva e surrogatoria dei vertici politici degli assessorati , capaci di portare avanti una visione, di spronare e raccogliere le energie, di darsi scadenze e di trovare soluzioni. Mancando, in genere e salvo casi specifici, personalità forti, determinate e lungimiranti, in grado di smuovere le carte, il tutto si ritorce in un giudizio negativo sull’intera Istituzione,e quindi sulla sua guida. Il problema del Governatore Bardi ( al di là dell’errore fatto di contornarsi di una ristretta cerchia di dirigenti fidati di provenienza extraregionale che ha fatto da cesura tra la Presidenza e la società complessivamente intesa) è tutto politico e sta nella rigidità di movimento di questo Esecutivo, che non può togliere una pietra senza far cadere il castello. E’ evidente a tutti che ci sono settori in affanno e che certi anelli deboli influiscono notevolmente sul risultato complessivo. Proprio perchè siamo tra quelli che hanno considerato questo cambio di scenario come una cura necessaria ad una politica che non dava più fiducia alla collettività perchè tutta ripiegata sui propri interessi partitici, vorremmo che questa cura funzionasse per rimettere le pietre a posto e presentare una Regione che serve il territorio e non si serve di esso. E dunque certe manifestazioni non richieste, e anche un po’ anomale, di fiducia degli assessori verso il loro Presidente dovrebbero svolgersi all’incontrario, e cioè di verifica da parte del presidente della fiducia che ancora ricopre nei suoi collaboratori politici. Questo per non parlare delle difficoltà che gli creano alcuni partiti alleati, pronti a sbranarsi tra di loro e anche al loro interno. Vale per il primo caso, l’infelice uscita di Marti, commissario della Lega, sulla vicenda giudiziaria di Caiata, una squallida strumentalizzazione non di un reato accertato ma di un avvio di indagine. E sì che parla il rappresentante di un partito che sta nelle aule giudiziarie dalla mattina alla sera. Come se ne esce da questa situazione il Governatore Bardi? Con una soluzione Draghi che lo protegga almeno dal lato della competenza e capacità? Con un allargamento della maggioranza,o con la difficile ricerca di una nuova quadra interno alla stessa maggioranza’?. Faccia come crede più opportuno, ma i problemi che ha davanti sono quelli sopra descritti. Con l’auspicio che con il suo acume , riesca a vederli oltre il muro a secco eretto dai suoi yes man. Rocco Rosa
BARDI, QUANDO L’ULTIMO E’ MIGLIORE DI TANTI
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