Il risultato del Pd a Matera ha colpevoli con nomi e cognomi e le dimissioni post voto li individuano chiaramente. Il commissario Stefano il provvedimento che ha preso in queste ore avrebbe dovuto adottarlo prima del voto, e le cose sarebbero andate diversamente se solo si fosse compreso il significato del gesto rappacificatore tra correnti che si sono combattute e dilaniate per mezza consiliatura. Ma nel Pd il problema irrisolto è sempre lo stesso: il rinnovamento è bello se riguarda gli altri. Nel partito chi comanda non vuole lasciare la guida , tanto meno fare da istruttore agli altri. Così le dirigenze si saldano alla poltrona aspettando un congresso che non si farà mai. Se non arriva un altro Renzi a portare scompiglio nell’ordine costituito , il pd non riuscirà mai ad essere di nuovo partito aperto e plurale. Ovviamente il nuovo Renzi deve assomigliare all’originale solo per la determinazione e l’energia ,non certo per capacità strategica, prossima allo zero, o per efficacia comunicativa ( diventato antipatico e odioso per la sua spregiudicatezza). Lo stesso fatto che si pensa ad un congresso solo tra iscritti, è segno però che ,anche per questa evenienza, si stanno prendendo idonee misure: il congresso si farà solo quando il controllo del partito sarà assicurato da una maggioranza blindata a Roma. Così che non c’è bisogno della sfera per capire che il partito del venti per cento sopravviverà alla tempesta come una barca che si lascia trasportare dagli eventi, pronti a vivere degli insuccessi degli altri e della reazione che il popolo sta dando alla prepotenza salviniana. Si andrà avanti con una base che non è certo soddisfatta ma che non può andare da nessun’altra parte, che è migliore della sua dirigenza ma che è costretta a vivere le regole del gioco, come quegli operai diretti da capi che ne sanno meno di loro e che hanno una visione limitata al proprio interesse. Parlare a questa base si può e si deve, per trovare l’antidoto a questo sonnifero che sta uccidendo il dibattito, la democrazia ed il ricambio dialettico della sua classe dirigente. Fossi nei panni del candidato Sindaco Bennardi, dopo aver rifiutato alleanze con la nomenclatura del Pd, aprirei le braccia a questo popolo, impegnandomi a fare una giunta che lo rappresenti nelle sue espressioni migliori, non partitiche né dettate dalla segreteria, ma espressione di quella sinistra fatta di idee, di visione, di serietà e di principii morali, che sostengono con responsabilità e disciplina una situazione di sofferenza. Rocco Rosa
Apertura dei seggi elettorali per il referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari alla scuola media Parini di via Solferino - Milano 20 Settembre 2020 Ansa/Matteo Corner
BENNARDI, DIALOGO DIRETTO COL POPOLO DI SINISTRA
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