BIBLIOTECA POTENTINA 13: A PROPOSITO DI GIOVANNI DI WALTER DE STRADIS

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di ROCCO PESARINI

Uomo di cultura e di teatro, funzionario regionale, consigliere comunale e presidente dell’A.B.S. (Associazione Basilicata Spettacolo). Insieme a Mimì Mastroberti e Mariano Paturzo punto di riferimento indiscusso del grande teatro in città e in regione, poneva a garanzia i suoi beni per ottenere le anticipazioni per organizzare le stagioni teatrali in città e in regione. Il tutto in una città che, per dirla con un’espressione magnifica di Paolo Albano e che da oggi farò “mia”, ti aggredisce di solitudine quando inizi a “dar fastidio” e a “far rumore”.

Il breve racconto di Walter De Stradis e le due interviste a Dino Quaratino e Vito Lisi ci consegnano un ritratto di un uomo dello spessore culturale di assoluto livello, troppo velocemente caduto nell’oblio in una  città e in una terra cui tanto ha dato e poco “ricevuto” (su tutti l’accusa che lo portò in carcere nel 1993 e del quale ne uscì scaglionato e totalmente innocente in tutti i gradi di giudizi e che sicuramente minò il suo equilibrio, portandolo a uccidersi in un casolare di Armento nel 2004).

 

 

Walter, dal tuo libro e da quella che è la storia di Giovanni, la nostra città, la nostra Potenza ne esce ritratta quasi a tinte fosche

La storia del “Giovanni” del libro (che più precisamente è l’avatar letterario del corrispondente reale) è narrata per lo più dal suo punto di vista, quello di una persona che aveva dato tanto alla città in ambito culturale e che –dopo alcune ingiustizie subite e altre da lui denunciate- si è vista abbandonata e si è ritrovata sola: il ritratto del capoluogo derivante non può che essere, appunto, a tinte fosche. Mi vengono in mente quelle dive (o aspiranti tali) del cinema hollywoodiano che si lamentavano quando venivano pubblicate foto che le ritraevano dal loro “profilo peggiore”, evidenziandone magari il doppio mento e cose così. Ecco, il doppio mento di Potenza è a volte quello di una signora borghese, un po’ ipocrita e provinciale, abile e solerte nel dolersi delle ingiustizie sul pianerottolo di casa sua, ma sorprendentemente lesta a isolare quelle persone che contro quelle stesse ingiustizie si battono in piazza, e per davvero. Ovviamente, se da un lato non si può generalizzare (sarebbe un grave errore!!!), dall’altro va detto che la storia del libro è ambientata in epoche piuttosto remote, in cui non esistevano internet e i social… lascio al lettore il gusto di valutare se la città, con l’avvento di Facebook e simili, sia migliorata o peggiorata… C’è da aggiungere che in ogni caso alcuni coni d’ombra di Potenza sono sotto gli occhi di tutti: ho provato a descriverli nei capitoli delle due “passeggiate”, quella dell’Onorevole e quella del “mio” Giovanni.

Perché secondo te Giovanni, uomo di successo e molto in vista in città, a un certo punto decise di smarcarsi da certe logiche, divenendo di fatto un personaggio scomodo?

I parenti e chi lo conosceva bene mi dicono che in realtà in “certe logiche” lui non ci era mai voluto entrare e che per natura era uno che voleva sempre “vederci chiaro” o meglio, uno che voleva sempre “vedere le carte” ovunque andasse. E’ senz’altro ipotizzabile che la successiva vicenda giudiziaria che lui, da innocente, aveva dovuto subire, aveva smosso nel suo animo una ferrea volontà di dimostrare alla città e alla regione chi fossero i veri manovratori degli interessi locali.

Che scena culturale e teatrale vedi oggi in città rispetto a quella a cui contribuì così attivamente Giovanni negli anni Ottanta?

Covid a parte (ovviamente), chi dice che a Potenza non c’è o non si fa mai nulla è un disonesto dal punto di vista intellettuale. In ambito teatro, dobbiamo però chiederci in realtà che tipo di risposta c’è da parte del pubblico. O meglio, bisognerebbe chiederlo agli operatori: in appendice al libro, l’impresario Dino Quaratino (cognato e allievo di De Blasiis) lamentava che le difficoltà sono più o meno le stesse di quei tempi pionieristici. Più in generale, dal punto di vista culturale, posso dire che il fermento c’è, le associazioni, le organizzazioni e gli eventi pure; quel che a volte manca, a mio personalissimo modo di vedere, è la voglia di fare rete, di condividere e mettere in circolo il proprio talento o know how acquisito. Nonché di avvalersi di quello degli altri. Ho cioè l’impressione che in città ognuno cerchi di coltivare in solitaria il proprio orticello, guardando l’altro con sospetto e di conseguenza compartimentando un tantino i vari “settori”, idee e iniziative, e così gli orticelli diventano tanti piccoli feudi. Le dimensioni della nostra città a volte (non sempre) fanno sì che si diventi gelosi del proprio ruolo o “status” conquistato e che quindi si lavori esclusivamente per il consolidamento di questo e un po’ meno per la crescita comune. Inoltre, ma questo è un problema storico, in regione ci sono alcuni “anelli” della cultura (specie in ambito letterario) dalle mura invalicabili e quindi inaccessibili, a meno che non si sia conquistato un certo credito FUORI dalla Basilicata, e allora si diventa improvvisamente “appetibili” e “interessanti” e le porte –tac!- si aprono per magia. Fortunatamente, come accennavo, ci sono però eventi e realtà che si distinguono positivamente e che fanno sperare in un cambio di mentalità definitivo.

Che eredità ci ha lasciato Giovanni?

Lui ed altri, coevi pionieri, negli Anni Ottanta del Ventesimo Secolo, hanno rilanciato il mondo teatrale lucano, quasi inventandolo. E scusate se è poco.

Chiedo sempre ai miei intervistati se ritengono che Potenza possa prestarsi ad essere una location cinematografica: Nel caso del tuo libro, invece, ti chiedo se la storia di Giovanni possa prestarsi a divenire un soggetto cinematografico, ovviamente ambientato a Potenza.

Avevo ideato questo romanzo breve (perché è pur sempre un lavoro di narrativa e quindi anche di fantasia) quasi come uno spettacolo teatrale in pochi atti e infatti il libro ha più o meno quel tipo di struttura. A margine della sua uscita, anni fa, qualcuno aveva anche pubblicamente manifestato interesse a realizzarlo… Questo per dire che lo vedrei meglio rappresentato sulle assi di un palcoscenico.

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