CARMELO AZZARA’, PROFILO INEDITO DEL SUO LATO SPORTIVO

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Ieri pomeriggio si è commemorata la scomparsa dell’Avv. Carmelo Azzarà, uomo politico di prima grandezza, presidente della Regione, avvocato di grande levatura professionale, uomo dai valori profondi e di specchiata moralità. Della Dc è stato uno dei fiori migliori, reciso in giovane età, nel dolore di una comunità cittadina e regionale che gli ha portato stima e affetto. A Nicola Bux è stato dato il compito di tracciare un ritratto dell’uomo visto dal lato della sua grande passione sportiva che lo ha vista atleta, giocatore di basket e tifoso dello sport potentino. Questa la sintesi del suo intervento, che volentieri pubblichiamo:

 

 

nicola bux

 

Nel 20° anniversario della scomparsa di Carmelo Azzarà, Presidente della Regione Basiicata dal 1982 al 1985 e Senatore della Repubblica dal 1987 al 1992, ricordarlo come “uomo sportivo”, permette di rappresentare in maniera più ampia la sensibilità di un politico che, da giovane, ha vissuto un’utile esperienza di contatto diretto e profondo con l’ambiente dello sport cittadino, dai primi anni del dopo guerra.

Sono onorato di questo compito, attribuitomi credo per la mia trascorsa parentesi di vita nella pallacanestro e nella Libertas Potenza, o forse per la mia passione di descriverne gli avvenimenti storici. Spero, pertanto, di lasciare un interessante, anche se meno noto, inedito ritratto del Presidente.

Intanto, la differenza di età, fra noi, non mi ha consentito di conoscerlo molto sui campi, ma ho parlato a volte di pallacanestro con lui, confrontatomi anche con amici, cestisti e dirigenti che l’hanno affiancato, ed ho letto qualche documento d’epoca. Tra l’altro, nell’estate del 1958, ho assistito ai suoi allenamenti al Viviani, quando selezionava, con il Prof. Caselli, i giovani studenti delle scuole medie da avviare al basket.  

Negli anni 70, poi, ho affiancato il “politico Azzarà”, con il suo caro amico Peppino Sabia, presidente della Polisportiva Libertas dove militavo, per definire programmi e azioni su temi giovanili nell’ambito della D.C.

E’ noto che, nell’importante biografia di Carmelo Azzarà si leggono poche righe, dedicate alle esperienze sportive e al suo attivismo nel Centro Sportivo Italiano e nell’Azione Cattolica. Tuttavia, gli amici e addetti all’ambiente sportivo, sanno che prima di essere completamente assorbito dalla professione forense e dalla politica attiva, egli rappresentava un prototipo di atleta dinamico, desideroso di apprendere e applicare gli insegnamenti, concentrato sulla prestazione e sui risultati, anche attento a programmi e metodologie.

Vediamone le ragioni, iniziando a scorrere lo scenario dello sport a Potenza nell’immediato dopo guerra.

Intanto, le strutture e gli impianti della città rendevano poco agevole la pratica e il divertimento competitivo; il giovane Azzarà si confrontava con la mancanza assoluta di spazi, anche scolastici, ne condivideva la problematicità, ma alimentava, come tanti, la speranza di un miglioramento, possibile attraverso la stessa ricostruzione in atto.

Frequentava abbastanza il “Viviani”, unica opportunità per le attività sportive organizzate o libere, ma era venuta meno l’agibilità della palestra di Via Crispi, emblema della G.I.L. Gioventù Italiana del Littorio, che aveva permesso a ragazzini, qualche volta anche a lui, di assistere alla pallacanestro giocata da militari e insegnanti, allievi ed ex Ufficiali della Caserma di Santa Maria, contro studenti e universitari potentini.

In quel periodo, fra la palestra della G.I.L. e il Viviani, iniziava per Carmelo Azzarà l’avvicinamento costante allo sport e in quei luoghi aveva conosciuto coloro che gli facevano da stimolo a cimentarsi nell’atletica leggera e nella pallacanestro: Cantore, Coviello, Giagni, Palmieri, Tempesta, Pica, Viola, ma soprattutto Caselli, prossimo a essere insegnante di educazione fisica, il quale non solo divenne il suo allenatore, ma anche l’ispiratore di un impegno sportivo basato sulla programmazione e organizzazione del lavoro individuale e di gruppo.

Il professor Caselli, a me legato anche da parentela, mi aveva confidato che il giovane Carmelo, tanto alto e magro, era un atleta “esemplare e versatile”, anzi un “decatleta” e, sorridente diceva da “ ex figlio della lupa”, che era “troppo democristiano”, ma con tanta abilità non solo nella pallacanestro, in virtù dell’altezza ed eleganza dei movimenti, ma anche nel tennis, nell’atletica, specialmente corsa e salto in alto.

Entrambi si erano avvicinati, dopo la guerra, agli ambienti e circoli universitari non solo per una diretta formazione, ma anche per dedicarsi allo sviluppo dello sport nelle scuole, promuovendo e partecipando alle prime competizioni fra istituti scolastici e sostenendo la creazione di libere Associazioni sportive, inizialmente legate più spesso ai partiti politici dell’epoca.

La “Universitaria Potenza Basket”, l’AUDAX, e lo “S.C.A.L” (Sport Club Atletico Lucano) rappresentavano, allora, le prime risposte alle esigenze di miglioramento tecnico e competitivo per non sfigurare fuori regione, potendo avvalersi degli impianti del Viviani, arricchito di attrezzature per praticare varie discipline, oltre al diffusissimo calcio, cioè atletica leggera, tennis, pallacanestro.

Tuttavia, Carmelo Azzarà nutriva anche molti altri interessi: era uno studente universitario modello, attento osservatore dei fenomeni sociali; frequentava i Centri Universitari e le iniziative dell’Azione Cattolica; si avvicinava alla Democrazia Cristiana, maturando la convinzione che anche nello sport, doveva essere evitata la frammentazione delle risorse, introducendo prime riflessioni sulla programmazione del lavoro.

Così, terminata la stagione dell’impegno diretto, come atleta e cestista, Azzarà sentiva di assumere nella seconda metà degli anni 50, un ruolo finalizzato ad aggregare al meglio le esperienze migliori, diventando indispensabile il rapporto con altri artefici dello sviluppo in atto nello sport.

Nasceva la VIRTUS, primo vero esempio di società strutturata, grazie alla collaborazione di amici (Biscardi, Coviello, Marchese, Palmieri, Ragone, ed altri), ma soprattutto del Dott. Franco Vinci, altro appassionato interprete dei valori dello sport, che ne assumeva la Presidenza, mentre Azzarà quella di vero allenatore.

In effetti, insieme avevano riunito i più motivati dirigenti e cestisti in circolazione, per dare maggiore qualità e competitività a un gruppo coeso, cui chiedere impegno e sacrifici.

I campioni della VIRTUS – Ardizzone, Buoncristiano, Cerverizzo, De Angelis, De Rocco, Di Nuzzo, Dragone, Dores, Falconieri, Fiore, Fusco, Garramone, Gelik, Latella, Laraia, Lebotti, Petrone, Santoianni, e altri – apprezzavano sia la benevolenza e cordialità del Presidente Vinci, sia il carisma e rigore di Azzarà nel pretendere disciplina e applicazione al lavoro individuale; tutti si sarebbero poi affermati nelle più svariate professioni, valorizzando anche le esperienze e conoscenze consolidate fra loro in quel periodo.

Grazie alla VIRTUS era cresciuta la visibilità della pallacanestro lucana nell’opinione pubblica e sulla stampa, era aumentata la presenza degli sportivi e tifosi potentini, era scomparsa la paura di confrontarsi con altri.

Il giovane Azzarà aveva “massimizzato” l’ambiente con la sua straordinaria capacità d’insegnamento.

Tuttavia, proprio sul finire degli anni 50, in una fase crescente di entusiasmo e potenziamento, anche con il sopraggiunto utilizzo del palazzetto CONI, Azzarà lasciava la conduzione tecnico-dirigenziale della Virtus, per aprirsi pienamente alla professione di avvocato e all’impegno politico.

Cresceva però il suo impegno nell’ambito della D.C. per sostenere il rafforzamento delle politiche giovanili e in particolare quello della Polisportiva Libertas, creata qualche anno prima e presieduta a Peppino Sabia, affinché la stessa si aprisse a più discipline oltre al calcio e alla atletica, per divenire una “culla di vita associativa”: giovanile, cattolica e culturale, per uno sport aperto a tutti, nello spirito del puro dilettantismo, ma senza rinunciare a specializzare i propri atleti e ad essere scuola di talenti per il futuro.

Si passava in pochi anni dalla “Virtus” di Vinci-Azzarà-Lebotti alla “Libertas Invicta” di Sabia-Dores-D’Angelis, completandosi un percorso razionale di accreditamento dell’intera città di Potenza, con un sodalizio nuovo e competitivo, presso la F.I.P., ed essere ammessa per la prima volta alla serie C nazionale del 1965.

Iniziava un nuovo ciclo della pallacanestro lucana, cambiavano gli attori e la “Libertas Potenza” eccelleva.

Cresceva, anche e tanto, la carriera professionale e politica di Carmelo, ma i tanti incarichi non scalfivano la passione per lo sport e la pallacanestro. A volte, Azzarà correva al CONI con la sua famiglia per assistere, tifare nelle partite dell’Invicta, intervenire a festeggiamenti o cerimonie di premiazione, interessarsi alle esigenze anche finanziarie della Polisportiva Libertas.

Nei primi anni 70 la Libertas creava il primo Centro di minibasket lucano per il reclutare bimbi e bambine da avviare allo sport. Ovviamente Carmelo Azzarà ne era convinto sostenitore perché gli ricordava un progetto simile, tentato anni prima con il Prof. Caselli, ed era soddisfatto della rigenerazione di una sua vecchia idea.

Proprio tale suo interesse, mi stimola a descrivere un simpatico incontro con lui, quando indicandomi un ragazzo fra quelli che scorazzavano su una ringhiera di Viale Dante, mi disse “ Vedi quel ragazzino, il più alto. E’ mio nipote. Pare che non voglia saperne di basket, gli piace il calcio e gli ripeto di cambiare “.

Eravamo nel 1972, quel ragazzo era il nipote Emondo, figlio di Aristide Landi suo cognato e della sorella Wanda Azzarà; aveva 10 anni e già di altezza superiore alla media. Dopo qualche giorno da quell’incontro con Carmelo, il giovanissimo Aristide entrava al CONI per iniziare una lunga e importante carriera.

Azzarà era orgoglioso di quel talento, ne seguiva l’evoluzione tecnica e i risultati, così pure le sorti professionali di una conseguente possibile esperienza sportiva. Condivise anche il distacco di Landi dalla famiglia e il trasferimento a Bari nel 1982, così pure il rientro a Potenza, da vero professionista nel 1987, voluto proprio da Carmelo per risollevare la pallacanestro in declino dopo il sisma del 1980.

Qui le storie e i ricordi s’interrompono e s’incrociano; un atroce destino ha fatto incontrare altrove, per sempre, Carmelo e Edmondo; insieme zio e nipote, due giganti non solo nel fisico, ma nelle cose fatte e lasciate, due sorridenti appassionati genitori, due perni indimenticabili della nostra storia civile e sportiva.

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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