CARO SINDACO BENNARDI, QUALE FUTURO PER MATERA E LA MACROREGIONE ‘MERIDIANA’?

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michele saponaro

A costo di passare per esibizionista o ‘il pierino’ della situazione, non riesco proprio a trattenere la rabbia e la delusione per una campagna elettorale municipale da tutti i contendenti condotta come si trattasse di candidarsi ad amministrare un condominio.

Non una sola parola, un’idea che sia una, sul contributo che si intendeva offrire per tirare fuori dalle secche dell’assistenzialismo e del servizio burocratico dequalificato, dalle ubbie di servizi innovativi fuori dal mondo, questa nostra Città.

Anche per questo ho salutato con favore il ‘patrocinio’ che il ministro Di Maio intende esercitare sulla Città. Il senso stesso della prossima riunione del G20 a Matera. E per prima cosa, mi auguro, Le suggerisca una Giunta col meglio delle competenze e delle professionalità esistenti sulla piazza: quindi, al di fuori dei patteggiamenti e degli equilibrismi della Coalizione che L’ha appoggiata. E’ dura! L’immagino, ma sarebbe proprio un bell’inizio coraggioso: che gli eletti e i loro riferimenti politici facciano il proprio di mestiere. E Lei, il Suo!

Detto ciò en passant, la ragione vera per cui Le scrivo – a maggior ragione rincuorato dalla ‘presenza’ del ministro Di Maio al Suo fianco – è quella di chiederLe di sostenere lo sforzo del Ministro per il commercio estero nel rilancio, in particolare, del porto di Taranto.

Il ministro, nel volgere di pochi giorni, è intervenuto in Puglia per dare nuova spinta e suggellare intese volte a dare una via d’uscita alla crisi pugliese e in special modo a quella tarantina. Fra l’altro, per rafforzare le scelte del Porto e del Retroporto (una delle sue basi logistiche insiste a ridosso del Metapontino per i prodotti agricoli; la ZES lucana-tarantina è immediatamente riferibile al Porto ).

Insomma, sia pure tra qualche contraddizione, sembra che la critica avanzata dall’ex presidente europeo Romano Prodi, oggi sia superata. Prodi aveva sostenuto che l’Italia non si stesse muovendo abbastanza velocemente rispetto alla sua partecipazione alle Nuove Vie della Seta, soprattutto per quanto riguarda i porti del Sud, nonostante che “l’Italia è il “terminale naturale” delle Nuove Vie della Seta via mare” e che non avrebbe saputo gestire la potenzialità proprio del porto di Taranto e di quello di Gioia Tauro.” Per Prodi, l’Italia dovrebbe istituire “due Autorità portuali, una del Tirreno e una dell’Adriatico” in grado di attirare i traffici commerciali sino-europei e non limitare al solo Nord la partecipazione al progetto cinese.

Il Ministro Di Maio – e con lui i ministri Provenzano e Boccia, il sottosegretario tarantino Turco, ecc. – sembra stiano finalmente e coerentemente interpretando – dopo decenni di sciagurato silenzio della politica nazionale e europea e le colpevoli complicità col padronato settentrionale – l’investimento ricevuto dalle ultime decisioni europee.

Il progetto politico dell’accordo sul Recovery Fund è quello di un’Europa forte che è finalmente consapevole che può esistere solo così perché altrimenti si dissolverebbe. L’Europa politica degli Stati è frutto di una chiusura con il passato dei piccoli aggiustamenti e delle mille furberie che hanno consegnato il Mediterraneo a turchi e egiziani e hanno visto crescere il peso della Russia a discapito dei Paesi del Sud e del Nord del Vecchio Continente. E a rimorchio delle follie di Trump!

“Per l’Europa ora si deve guardare a Sud”, dichiara l’economista Adriano Giannola, presidente dello Svimez, voce autorevolissima del Sud: “Quanto più il Nord abbandona il Sud, tanto più l’Italia si smarrisce”. E la stessa Europa economica perde la partita strategica mondiale. Il Sud va anzitutto ricostruito, con un progetto che consenta all’Italia di recuperare nel Mediterraneo il ruolo di cervello logistico del Sud Europa.

L’Italia avrebbe ancora una grande opportunità – ce lo ripetono economisti, sociologi industriali, grandi meridionalisti: privilegiare la personalizzazione ex post e avviare una riconfigurazione della struttura produttiva, puntando, nell’ambito dell’industria, sulla meccanica strumentale e, nell’ambito del terziario, sui trasporti e sulla logistica; nello stesso tempo, fare del Mezzogiorno il luogo d’innesco del nuovo svi­luppo.

I porti di Taranto, Gioia Tauro e Crotone, se fossero ricono­sciuti nel ruolo mondiale che compete loro, sarebbero una leva formidabile per realizzare tale nuova prospettiva.

In quanto esclusiva economia esterna, consentirebbero di pro­muovere nel Sud ciò che nel passato non era mai stato possibile realizzare: un ampio processo d’industrializzazione.

Sarebbe però indispensabile creare un bacino di produzione adeguato alle esigenze dei prodotti della personalizzazione ex post, cioè non solo autopropulsivo ma anche autocentrato, perseguendo due obiettivi:

Da un lato, occorrerebbe una nuova organizzazione aziendale, rete stretta, cioè piccole aggregazioni aziendali, costituite da imprese specializzate in produzioni complementari, in grado di esaltare la peculiarità dei loro requisiti, ma anche, grazie ad a­deguate economie di scala, di acquisire indispensabili, strategi­che, funzioni aziendali: il distretto industriale!

Da un altro lato, occorrerebbe un nuovo assetto territoriale che ne consentisse l’affermazione, ovvero che fosse caratterizzato da due requisiti: un’accessibilità adatta a garantire relazioni altamente interattive, faccia a faccia, radicate nel territorio, con fre­quentazioni personali giornaliere; un ambiente messo in sicu­rezza e appagante, in grado di tutelare le risorse naturali e valo­rizzare i saperi produttivi storicamente acquisiti, consentendo agli abitanti un profondo legame con i loro luoghi e piena co­scienza della loro identità culturale: il progetto locale di sviluppo!

 Di conseguenza, proprio per consentire alla personalizzazione ex post la piena affermazione, si imporrebbe come priorità – in alternativa a una generica politica degli incentivi – un grande piano territoriale (come lo fu il Piano del lavoro di Di Vittorio) che riguardasse il sistema dei trasporti e la difesa del suolo. Non mancano studi e proposte:

Per quanto riguarda il sistema dei trasporti, sarebbe decisiva una linea dell’Alta capacità tra Napoli e Palermo (utilizzata an­che dal Servizio ferroviario regionale), il cui tratto tra Sa­lerno e Reggio Calabria avesse un tracciato interno al territo­rio, dove è situata gran parte degli insediamenti storici, garantendo dovunque nel Sud la necessaria accessibilità. Inoltre, tramite un’appropriata reinterpretazione degli assetti insediativi esistenti e delle loro tendenze evolu­tive, vi sarebbe la possibilità di costituire tre nuove città poli­centriche di livello regionale, in cui gli spostamenti fra i loro poli, o fra parti dei loro poli, avverrebbe­ro sempre entro i 60 minuti. Fra queste, una città apulolucana, anulare con estensioni a stella, incentrata su Potenza, Ferrandina, Matera, Altamura, Gravina e Genzano.

Per quanto riguarda l’ambiente, si tratterebbe di realizzare o­pere contro il dissesto idrogeologico. Sarebbe urgente effettua­re una metodica coltivazione del bosco, ridurre gli arbusteti nel­le sue parti periferiche a favore dell’ampliamento dei prati e dei pascoli, mettere a regime il sistema delle acque, realizzare il rias­setto dei terrazzamenti, recuperare e riusare il patrimonio abitativo abban­donato.

 Il Mezzogiorno, costruendo questo assetto territoriale e, nello stesso tempo, praticando una mirata politica industriale, potreb­be far leva su due peculiari punti di forza industriali:

le imprese che trarrebbero grande vantaggio dal nuovo ruolo dei porti di Taranto, Gioia Tauro e Crotone e, in generale, dal nuovo siste­ma dei trasporti, ossia quelle della meccanica pesante (beni stru­mentali di grande dimensione e navalmeccanica);

le imprese che trarrebbero importanti opportunità dalla difesa del suolo, ovvero quelle delle filiere bosco-legno e agroalimentare; e nella rivitalizzazione dei paesi e borghi per effetto del loro conseguente ripopolamento.

In più, potrebbe contare su alcune grandi imprese in settori di produzione ad alto valore aggiunto, italiane ed estere, in grado di accrescere il proprio radicamento nel territorio con nuovi e innovativi prodotti e, tramite un indotto di imprese fornitrici dotate di sufficiente massa critica e di abilità/duttilità creatività distintiva del made in Italy, favorire la crescita di due poli di componentistica con mercato mondiale, quello del materiale rotabile e quello aeronautico, concreta premessa per una loro evoluzione in due settori produttivi.

Egregio Sindaco, lo sa già: Le tocca affrontare e interessarsi non soltanto di monnezza e strade e ordinari affari cittadini. Matera e il suo territorio di riferimento stanno soffocando! Finita nel peggiore dei modi l’ubriacatura da capitale europea anche a causa della pandemia, diventa ineludibile tornare a studiare e programmare, sul serio!

Questa della via della seta che sbarca a Taranto e risale – non soltanto via mare, ma su strade e alta capacità ferroviaria, e sulle vie immateriali – lungo la dorsale appenninica, su fino alle frontiere del nord-est, rappresenta la grande e inedita occasione, forse irripetibile per noi; per restituire centralità alle sponde settentrionali del Mediterraneo e al Mezzogiorno d’Italia, agli Appennini, dopo oltre millecinquecento anni di storia!

Questa è la responsabilità oggettiva che Lei s’è caricata sulle spalle, consapevole o no che sia. Certo non deve fare tutto da solo: ci sono da tempo ricerche, studi, computi, istituzioni prestigiose che hanno approntato idee e soluzioni da portare alla pubblica discussione. Anche a Matera e in tutta fretta, per scongiurare che le cospicue risorse oggi disponibili vengano ancora una volta scippate al Sud.

Parlarne, discuterne, costruire un movimento di opinione forte oltre i muri istituzionali paesani, mi pare possa rappresentare il miglior sostegno alla iniziativa ‘obbligata’ da parte del nostro Comune, delle istituzioni pubbliche e sociali del territorio e dell’area vasta apulo-lucana.

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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