CI VEDIAMO AL BAR PRIMAVERA

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 CI VEDIAMO AL BAR PRIMAVERA by DINO DE ANGELIS
La parola del giorno è: “toponomastica”. Di chiara origine greca, la parola, formata dal greco topos (luogo) e onomasticos  vuol dire esattamente il nome dei luoghi. Voi non ci crederete, ma se mettete il nome “toponomastica” su Google, la città di Potenza occupa i primissimi posti. Già, perché, sempre facendo un viaggio nel mondo dell’incredibile, il Comune di Potenza ha un Ufficio toponomastica. Sticazzi!, si penserebbe. La cosa sorprendente è che Potenza, tra i vari difetti che annovera, non si caratterizza per la puntualità e la precisione nell’indicazione delle strade. In genere quando noi potentini ci diamo un appuntamento non diciamo i nomi delle strade in cui dobbiamo incontrarci, ma i nomi di qualche attività che insiste nell’area. Quindi non ci vedremo a Piazza XVIII agosto ma “davanti al bar Primavera”, non a Piazza Mario Pagano, ma “sott’ i portici” e via discorrendo. E state pur certi che se ci fosse ancora l’Upim, ci saremmo visti lì davanti.  Abbiamo una scarsa propensione per nominare le strade, le piazze della nostra città. La domanda sorge spontanea: e come mai? La verità è che non ci hanno mai abituato a chiamare le strade con il loro nome. Vuoi per una certa dose di pigrizia, vuoi perché molti rioni della città hanno sempre avuto, accanto al nome ufficiale, un nome dialettale (Rione Risorgimento: Verderuolo; Rione Lucania: Chianchetta, la parte bassa di Via Vaccaro: le Pagliarelle, piazza Mario Pagano: piazza prefettura o piazza Polmonite, Piazza Matteotti: piazza Sedile, ecc.), una certa superficialità nell’educazione alle strade della città (incluse quelle più importanti), e, soprattutto, per lunghi decenni, la quasi totale mancanza di indicazioni chiare sulle strade che rendesse più semplice la loro individuazione e la conseguente memorizzazione da parte degli stessi cittadini.  Non ne parliamo per quanto riguarda i nomi dei numerosissimi parchi verdi di cui la città è ricca. Nessuna indicazione (tranne le due o tre ville più importanti) e cartelli pubblicitari a rimarcare ancora di più la confusione che regna sovrana nell’indicazione della nostra identità.  Parliamoci chiaro: tranne quattro o cinque arterie principali (Via Mazzini, Via Cavour, via Pretoria, Viale Dante e Piazza Diciotto Agosto), il potentino i nomi delle strade della sua città non li conosce. Provate a chiedere ad un potentino dove si trovi Via Sacerdoti Liberali, oppure Via XXV aprile oppure via Fabio Filzi e vedete che vi risponde. Scommettiamo che vi chiederà: che negozio c’è vicino?             Così, la vecchietta che sta a corso Garibaldi fermata da un agente di commercio in auto che le chiede: “Scusi signora, per Via Aosta?” risponde piccata: ” Via Aost? Forse vulit dì piazza 18 Aost? E’ qui nanz, sit arruvat”. Cose di Potenza. Alla faccia di tutte le toponomastiche. Senza nulla togliere.
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