COLOMBO? LASCIAMOLO AGLI STORICI!

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Giovanni Benedetto

Ho letto con interesse gli articoli pubblicati su Talenti lucani da Rocco Rosa e Pippo Cancellieri sul ruolo che Colombo ha avuto in Basilicata, nella DC e a livello internazionale.
Mi voglio inserire anch’io, solo per ricordare episodi di come la DC aveva costruito un sistema monolite sotto la regia dell’onnipresente Presidente.
Ricordo, all’epoca, io adolescente, le folli che si accalcavano davanti ai palchi o balconi, pieni all’inverosimile da cui Colombo teneva i suoi comizi . Così a Potenza, così in tutti i Comuni della Basilicata, senza che ne fosse trascurato alcuno.
Visto da adolescente per me era un mito, uomo sempre curato nel suo aspetto, con doppiopetto di colore blu, cappotto blu, sempre abbronzato e con i suoi inseparabili occhiali con montatura quasi invisibile.
Ogni tanto lo incrociavo , alla salita dell’ospizio, mentre lui scendeva solo, con le guardie del corpo discretamente distanti, diretto verso il cimitero a visitare i suoi cari: a vederlo da vicino, chinavo il capo con timida deferenza, pensando, forse esagerando, che quell’uomo curato ed elegante potesse cambiare il destino personale del nostro futuro.

Ce lo dicevano le nostre mamme: ” vai da Colombo che se vuole ti può sistemare”.
In Basilicata dal dopoguerra e per tutta la prima repubblica, il potere politico era tutto concentrato nelle mani della DC di cui Colombo è stato il leader indiscusso . Le sue decisioni riguardavano le scelte da fare per lo sviluppo, le infrastruture, la nomina degli amministratori negli enti, la selezione della classe politica per le pubbliche amministrazioni. Ma , in una regione nella quale la disoccupazione era alle stelle, la sua casa di via Pretoria era meta quotidiana di padri di famiglia che andavano a cercare lavoro per i figli. Non tutte le richieste  avevano fortuna e , per rafforzarle, si ricorreva a chi gli era più vicino nel partito o nella segreteria , così che , per riffe o per raffe , si arrivava al risultato. Si tenga presente che allora al Nord il lavoro pubblico , come quello nelle banche, non era particolarmente appetibile, perchè l’industria pagava meglio e la gente seguiva l’interesse economico immediato. e dunque ogni tanto si sentiva la notizia che una cinquantina di giovani diplomati , di qualsiasi colore, aveva trovato occupazione . Accanto alla classe dirigente laica c’era tutto il clero distribuito, nei vari paesi che aveva la sua buona clientela da sistemare, e ciò avveniva, non subito, c’erano sempre i tempi d’attesa da rispettare.
L’associazionismo, i patronati, il sindacato e tutto il mondo dello sport costituivano le diramazioni ramificate che portavano lo scudocrociato fino all’ultimo paese della Basilicata.
Colombo non l’ha mai negato, ha sempre affermato che quando gli presentavano casi di necessità, non si è mai tirato indietro, ciò è vero.
È anche vero, come accennavo poc’anzi, che chi non aveva conoscenze, o per principio non intendeva essere lo zerbino di turno, pagava il pegno della disoccupazione o dei lavori che altri rifiutavano o prendeva la via dell’emigrazione.
Accanto al blocco della DC c’erano i comunisti, il Psiup e i socialisti, che ufficialmente combattevano il sistema clientelare doroteo, senza disdegnare qualche volta di averne qualche beneficio in forma discreta.
Un sistema paternalistico che chiedeva in cambio fedeltà e l’osservanza a norme non scritte al fine di allungare la catena del potere: un sistema chiuso, discriminante, familistico e per questo contro le pari opportunità, la meritocrazia e nello stesso tempo antidemocratico.
Si poteva fare diversamente e meglio? dubito, considerato che uscivamo da una feroce dittatura dove le gente non si considerava soggetto di diritti ed era abituata a chiedere al potente di turno ciò che avrebbe dovuto assicurare lo Stato.
Posso pure pensare che il rapporto clientelare della Dc lucana non era dissimile da quello installato da De Mita ad Avellino, da Gava a Napoli  da Forlani nelle Marche, Gaspare in Abruzzo, Rumor nel Veneto e così via.

Gli avversari dicono che avrebbe potuto fare di più per la Basilicata o addirittura che la sua presenza ha nociuto alla crescita civile e democratica della comunità regionale,  gli amici dicono che ha fatto tanto, io dico che se una figura ha saputo elevarsi a livello europeo e mondiale bisogna che la si lasci agli storici per una valutazione equilibrata, profonda e oggettiva  e non farne oggetto di polemiche dal sapore localistico.

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Sull' Autore

Mi sono occupato per 40 anni prima in Rai e poi in Rai way dell' esercizio degli impianti alta frequenza della Rai in Basilicata. Per vent'anni in qualità di quadro tecnico sono stato responsabile del reparto di manutenzione degli impianti alta frequenza: ripetitori, trasmettitori tv e mf, ponti radio e tutti gli impianti tecnologici connessi. Ho presieduto tutta la fase della swich-off analogico- digitale della rete di diffusiva della Basilicata. Nel 90 per tre mesi come tecnico della Rai Basilicata ho lavorato al centro , ibc, di Saxa Rubra, per inoltrare i segnali televisivi e radiofonici provenienti dai dodici stadi accreditati ai mondiali 90, attraverso i ponti radio e i satelliti in tutto il mondo. Fuori dal mondo produttivo, mi sento un cittadino libero e curioso, che osserva con attenzione la realtà che mi circonda. Attento al comportamento della politica e delle istituzioni e alle decisioni che esse assumono e che incidono sul nostro destino , sensibile ai fenomeni e ai cambiamenti che attengono la nostra società: comprese le virtù e le miserie che essa esprime; sempre raffrontando il presente col passato per schiarire meglio la visione del futuro.

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