COME AZZERARE LA BOLLETTA SENZA STUPRARE IL TERRITORIO

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FRANCESCO PIETRANTUONO

Le fonti rinnovabili potranno sostituire le fonti fossili solo se si arriva a produrne in sovrabbondanza e così avere la possibilità di accumulare tale energia con sistemi  chimico- fisici ancora troppo costosi.

La direzione di marcia che l’Unione Europea sta dettando ai singoli stati aveva già connotati di grande ambizione con la strategia Fit55 che ha subito un ulteriore incremento di obiettivo a seguito della crisi energetica legata alla guerra ucraina con il pacchetto RePowerEu, portando dal 40% al 45% la quota di Fonti rinnovabile sul consumo di energia complessiva entro il 2030.

 Si tratta di obiettivi molto elevati con un’accelerazione  sulle fonti rinnovabili insieme ai sistemi di accumulo ed al biometano, sia esso da rifiuti che da sottoprodotti agricoli. 

In questo contesto è inevitabile che il necessario equilibrio tra ambiente (clima) e paesaggio si sia spostato ad un livello di maggiore complessità, con un peso maggiore sulla necessità di affrancarsi dalle fonti fossili e di farlo il più velocemente possibile. Questa onda enorme sicuramente impatterà sul paesaggio. Ma è anche il principale trend di sviluppo e di occupazione per un territorio.

Tale accelerazione sta avvenendo in Italia in maniera molto disordinata sulla spinta di interventi normativi spot e di rimaneggiamento continuo. Tutti però nella direzione della massima semplificazione. Tale semplificazione si sta muovendo lungo 3 direzioni.

  1. La prima, volta a ridimensionare il ruolo ed il potere delle Soprintendenze,
  2. la seconda a ridurre i tempi delle autorizzazioni,
  3.  la terza a superare il ruolo delle Regione semplificando al massimo le procedure delegando le valutazioni direttamente ai Comuni.   

Oltre agli interventi legislativi, la sempre maggiore prevalenza del principio ambientale legato alle fonti rinnovabili sta prevalendo anche nella giurisprudenza con sentenze ormai definitive che hanno ridefinito ruoli e poteri dei vari enti, tempi e responsabilità, fino addirittura a ridefinire il concetto di paesaggio inevitabilmente soggetto a trasformazioni e l’inserimento delle fonti rinnovabili come possibile alterazione positiva dello stesso.

In tutto questo contesto la Basilicata sembra un pugile sfrenato ed isterico che per difendersi sta menando pugni a casaccio ma che appare già stremato. I sistemi di produzione di energia da fonte rinnovabili sono ormai molto numerosi ed ognuno con una sua specificità. Dall’eolico al fotovoltaico, tecnologie ormai più convenienti delle tecnologie fossili,  che hanno un evidente problema di corretto inserimento nel paesaggio, ad altre che hanno uno scarso impatto sul paesaggio ma che vanno valutate bene sotto altri aspetti come l’idroelettrico che necessita un’attenzione rispetto allo stato fisico dei corsi d’acqua, alle biomasse per l’aspetto emissivo, ecc…

Molta dell’attenzione va ovviamente sull’impatto paesaggistico. E dunque sulla necessità di definire un possibile obiettivo e dei criteri di equilibrio con il paesaggio circostante, per fonti mature quale fotovoltaico ed eolico.

In Basilicata negli ultimi anni si è deciso di muoversi:

  • utilizzando la sovrintendenza contro i singoli progetti, facendo crescere notevolmente il contenzioso e demandando la decisione al tribunale amministrativo. Una sorta di scelta di auto-commisariamento.
  • avviando operazioni di vincolistica estesa, puntando tutto su una politica dei vincoli di notevole interesse pubblico e su ulteriori vincoli nell’ambito della redazione del piano paesaggistico, che anziché colpire selettivamente l’obiettivo mortifica ogni possibilità di utilizzo del territorio e per eterogenesi dei fini sarà una tutela molto debole. Per cui in quei terrori diventano vietati anche progetti virtuosi, che hanno uno scarso impatto paesaggisitico, come le comunità energetiche, l’agrovoltaico fatto bene, impianti di accumulo, impianti di biometano o di idrogeno, ecc…
  • provando a limitare i singoli progetti prima utilizzando il limite del burden sharing regionale e dopo facendo una legge che contenesse fortemente la dimensione massima degli impianti. Leggi impugnate dal governo il cui esito è facilmente prevedibile.

Tutti tentativi esplicitamente contrari all’orientamento legislativo nazionale ed europeo, destinati dunque a fallire ottenendo come unico risultato un rallentamento che rispetto all’onda in arrivo equivale ad accumulare molta polvere sotto il tappeto.

L’argomento ha ovviamente una sua complessità che richiederebbe uno sforzo della classe politica tutta anche in termini di responsabilità, perché su questo tema si gioca la vera grande opportunità per la Regione Basilicata, che ha anche il dovere di essere un modello di transizione energetica e che vede sempre più avvicinarsi la data di chiusura della risorsa fossile su cui la Basilicata si è retta per decenni.

Alcune proposte:

  1. Per un giusto equilibrio bisogna innanzitutto partire dal metabolizzare il contesto e comprendere che il ventaglio di tecnologie richiede un immediato aggiornamento del Piano Energetico Regionale perché alcune attività del futuro: dall’idrogeno, al biometano, ai biocarburanti, agli accumuli elettrochimici, all’agri-voltaico fatto bene, ecc…sono un’opportunità enorme di sviluppo ed hanno un basso impatto paesaggistico.
  2. Rispetto al corretto inserimento nel paesaggio di eolico e fotovoltaico, gli unici strumenti che in Regione Basilicata stanno funzionando sono il Piano Energetico e la Legge Regionale 54/2015. Il Piano Paesaggistico viene invocato esclusivamente per la possibilità di inserimento di ulteriori vincoli. Vincoli, che alla luce delle ormai numerose sentenza della Corte Costituzionale, andrebbero perimetrati su aree non sproporzionatamente vaste anche e soprattutto per una corretta difesa degli stessi. Altrimenti né è facile prevedere, nel contesto di oggi, il loro crollo sotto gli effetti dei numerosissimi ricorsi.
  3. la LR 54/2015 ha definito per la Basilicata le aree non idonee sulla base dei Criteri dettati dal Decreto del MISE del 10 settembre 2010. In particolare l’allegato 3. Tale norma ha consentito di sottoporre ad una più attenta valutazione paesaggistica aree di particolare interesse. Tale legge andrebbe completata definendo dei criteri di saturazione che renderebbero non idonee aree in cui si evidenzia una eccessiva concentrazione, sulla base della lett. e) : “nell’individuazione delle aree e dei siti non  idonei  le  Regioni potranno tenere conto sia di elevate concentrazioni  di  impianti  di produzione di energia da fonti rinnovabili nella medesima area  vasta prescelta per la localizzazione,  sia  delle  interazioni  con  altri progetti, piani e programmi posti in essere o in progetto nell’ambito della medesima area”.
  4. Il D.Lgs. 199/2021 “Attuazione della direttiva (UE) 2018/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 dicembre 2018, sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili.”  adotta il paradigma europeo di definizione delle aree idonee per l’installazione delle FER. Aree definite dalle Regione sulla base di criteri dettati dal Governo nelle quali le FER possono essere installate senza ostacoli e vincoli di sorta. Un paradigma opposto a quello del DM del 10 settembre 2010. Tuttavia tale decreto del MiTE tarda ad arrivare e succede che nelle more della definizione delle aree idonee il legislatore nazionale sta definendo sempre più aree considerate “idonee per legge” nelle quali rinvia la valutazione dei progetti fotovoltaici prevalentemente a procedure semplificate. Il tutto senza che le Regioni vedano palla. In tale contesto serve un rinnovato protagonismo nella conferenza Stato-regioni non solo per arrivare a definire quanto prima le aree idonee ma anche per “farsi legittimare” un criterio di saturazione rispetto ad ampie aree che possono subire un impatto notevole per concentrazione.
  5. Il medesimo decreto deve anche definire, ai sensi dell’art.20 comma 2 del DLgs 199/2021,

“ la ripartizione della potenza installata fra Regioni e Province autonome, prevedendo sistemi di  monitoraggio  sul corretto  adempimento  degli  impegni  assunti  e  criteri   per   il trasferimento statistico fra le medesime Regioni e Province autonome, da effettuare secondo le regole generali di cui all’Allegato I, fermo restando che il trasferimento statistico  non  puo’  pregiudicare  il conseguimento dell’obiettivo della Regione o della Provincia autonoma che effettua il trasferimento”. 

Serve in sostanza un rinnovata protagonismo da parte della Regione sui tavoli nazionali della Conferenza Stato-Regioni.

La Direttiva Europea 2018/2001 recepita in Italia con 3 anni di ritardo con il Dlgs 199/2021 è vero che obbliga ad accellerare sulle fonti rinnovabili ma dà anche gli strumenti per una corretta disciplina della materia.

Non c’è da temporeggiare. Bisogna chiedere con forza :

  1. il decreto per la definizione dei criteri di individuazione delle aree idonee
  2. il decreto per la ripartizione della potenza installata fra Regioni
  3. la legittimazione di un criterio di concentrazione e saturazione

Al contempo aggiornare il Piano Energetico Regionale.

 

 

 

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Sull' Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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