riccardo achilli
L’emergenza Coronavirus che stiamo vivendo, con i danni economici e sociali che sta producendo, ci costringe, come del resto in tutti i periodi di crisi, ad essere creativi. Sappiamo che la profonda recessione che colpirà l’economia italiana quest’anno, come effetto delle restrizioni sanitarie introdotte, sarà molto grave e rischierà di creare nuove sacche di bisogno e di povertà. Gli aiuti che verranno dalle procedure di flessibilità sui conti pubblici o da eventuali, ancora non quantificabili, aiuti esterni, non saranno, probabilmente, sufficienti per coprire, soprattutto al Sud, i problemi sociali che saranno sul tappeto ad infezione superata.
D’altra parte, un bene preziosi che questo Paese ancora ha è una massa di risparmio privato che può essere mobilitabile, non per progetti di beneficenza a fondo perduto, ma per interventi a connotato sociale che, però, garantiscano quanto meno il rientro del capitale investito. Il Sindaco di Milano, Sala, ha proposto il varo di un fondo di mutuo soccorso, che coinvolga risorse del Comune e di privati (banche, ma anche cittadini che vogliano contribuire) al fine di intervenire, in forma complementare rispetto a quella del governo, sulle situazioni più fragili che dovessero venirsi a creare.
Il termine “mutuo soccorso” è tecnicamente improprio, perché rimanda ad una figura giuridica specifica, le cosiddette “società di mutuo soccorso”, che agiscono quasi esclusivamente in campo sanitario e socio-assistenziale (e, secondariamente, nel settore culturale). Però è un modo per introdurre il tema del “crowdfunding”. Il crowdfunding è nato, per la verità, in realtà anglosassoni dove il welfare pubblico è, spesso, poco sviluppato, e ha una funzione sostitutiva ad esso, mobilitando la comunità a servizio delle fasce deboli. Un esempio di iniziativa autonoma di crowdfunding è la campagna Tous mécènes («tutti mecenati») del Louvre. Il progetto prevedeva di raccogliere un milione di euro attraverso le donazioni delle web community per acquistare da un collezionista privato il capolavoro rinascimentale Le tre grazie di Cranach. In Italia la campagna di crowdfunding che ha raccolto più adesioni è stata quella per la ricostruzione della Città della Scienza, il polo scientifico di Napoli distrutto da un incendio doloso a marzo 2013, che ha raccolto oltre un milione di euro.
In termini più strettamente di sostegno sociale, la pratica della raccolta comunitaria di fondi, da erogare. Ad esempio, sotto forma di credito a tasso nullo o fortemente agevolato (ma con il vincolo della restituzione del capitale prestato) al fine di aiutare persone deboli ad uscire dalla povertà attivando forme di autoimpiego è antica, risale ala fine del Settecento, quando lo scrittore irlandese Jonathan Swift ispirò gli Irish Loan Fund, degli istituti collettivi di microcredito che combattevano la povertà del popolo irlandese.
Gli schemi esistenti sono numerosissimi ed è pressoché impossibile compendiarli in un solo articolo. Ci sono però alcuni schemi di particolare interesse, ovviamente funzionali a specifici obiettivi sociali. Una soluzione che aiuti le micro o piccole imprese a superare la prevedibile fase futura di riduzione del credito bancario potrebbe consistere nell’equity crowdfunding, una modalità che, recentemente, la Consob ha reso possibile per tutte le PMI: raccogliere fondi sul web, presentando un business plan per un progetto di investimento aziendale, invitando potenziali investitori ad erogare fondi, in cambio della partecipazione al capitale, accedendo a tutti i diritti patrimoniali e amministrativi che ne conseguono. La quota media assegnata in Italia si aggira sul 15%. Se il progetto è redditizio, gli investitori avranno un ritorno.
Un modello più simile a quello che propone Sala è chiamato “finanziamento collettivo civico” ed è rappresentato da un fondo cofinanziato dall’Amministrazione locale e compartecipato da privati, per finanziare progetti di pubblico interesse, sia di tipo infrastrutturale che sociale. Tale modalità non deve, necessariamente, essere basata su un mero schema di beneficenza a fondo perduto, ma può comportare forme di “premio” non monetario a chi vi partecipa. Ad esempio, l’acquisizione di un diritto ad una prestazione professionale o un servizio “di vicinato”, da parte del beneficiario, in cambio dell’aiuto erogato.
Un altro meccanismo molto diffuso in alcuni Paesi (ad es. fra i Paesi islamici) è quello del “credito etico”, come le banche dei poveri, istituzioni creditizie a tutti gli effetti (o fondi all’uopo costituiti) caratterizzati dalle seguenti specificità: erogano prestiti a soggetti non bancabili, le cui condizioni economiche sono considerate non meritevoli di credito da parte delle banche ordinarie; stabiliscono un legame fiduciario e non burocratico fra prestatore e beneficiario, erogando credito senza garanzie; il credito erogabile è costituito, generalmente, da piccole cifre e viene concesso a piccoli gruppi di richiedenti che sono moralmente impegnati ad aiutarsi l’un l’altro in caso di difficoltà.
Un esempio è, in Italia, il fondo di aiuto sociale “Essere” al quale partecipano associazioni di quartiere, gruppi sportivi, associazioni cattoliche ed imprenditori di Firenze che, supportati da un istituto di credito locale, erogano prestiti dell’importo massimo di poche migliaia di euro, spesso anche per pagare una bolletta o per pagare l’affitto. Il Fondo Essere effettua prestiti senza interessi e con piani di restituzione concordati anche in rate mensili di importo modesto, adeguandosi alle possibilità del fruitore. Ne beneficiano singole persone o famiglie in condizioni di povertà, che non possono accedere al credito bancario ma si trovano dinanzi ad un bisogno sociale, socio-sanitario e sanitario, soddisfatto il quale può essere evitato l’accentuarsi del disagio e dell’emarginazione o addirittura avviato un processo di superamento. Il prestito ha un tetto massimo.
Insomma, le possibilità sono molteplici e possono adattarsi a contesti molto diversi fra loro. Il minimo comun denominatore che condividono è quello della mutualità e della solidarietà, quindi della costruzione di capitale sociale e relazionale. Naturalmente non c’è niente di risolutivo, per uscire dagli effetti economici dell’epidemia in atto sarà necessaria una politica fiscale nazionale ed europea di tipo keynesiano, massiccia e prolungata, fondata su grandi programmi di investimento pubblico e di sostegno alla domanda aggregata. Però c’è anche un altro fattore importante per uscire dalla crisi: è la fiducia verso il futuro, e la fiducia si coltiva insieme, nelle comunità che si aiutano, non da soli.