COME STA IN SALUTE LA SANITA’ LUCANA?

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RICCARDO ACHILLI economista

E’ stato presentato ieri il rapporto annuale “Meridiano Sanità”, da parte di European House – Ambrosetti. Tale rapporto, oltre a fornire una analisi del sistema sanitario italiano rispetto a quello di altri Paesi Ocse, offre uno spaccato sulla qualità e l’efficienza ed efficacia dei singoli sistemi sanitari regionali. In particolare, costruisce una classifica fra regioni basata su un indice sintetico, che raccoglie svariati indicatori elementari classificati per due aree tematiche omogenee:

  • Lo stato di salute della popolazione, che valuta i risultati del sistema sanitario in termini di salute della popolazione attraverso indicatori di aspettativa di vita, mortalità, fattori di rischio per la salute, tasso di prevalenza standardizzato per patologie ad alto impatto e comorbidità;
  • Il mantenimento dello stato di salute della popolazione, che va ad analizzare più specificamente le politiche sanitarie regionali e la loro capacità di mantenere lo status sanitario della popolazione, se non di migliorarlo, tramite indicatori che verificano aspetti quali la capacità di risposta ai bisogni di salute da parte del SSR, l’efficacia, efficienza ed appropriatezza della spesa sanitaria regionale e le risorse economiche messe a disposizione del SSR.

Il quadro che emerge per la Basilicata, per entrambe queste aree tematiche, non è dei migliori. La regione figura in quartultima posizione rispetto allo stato di salute generale della popolazione, riuscendo a fare meglio solo rispetto a Calabria, Sicilia e Campania. Se l’aspettativa di vita alla nascita non è molto dissimile dalla media nazionale (82,3 anni, a fronte di 83,6 a livello italiano) ad essere molto critica è l’aspettativa di vita in buona salute, che non supera i 54 anni, e colloca la Basilicata in penultima posizione. Fattori sanitari critici, come l’elevata quota di popolazione sedentaria, per la quale la regione è la peggiore d’Italia, l’alta incidenza di malattie cardiovascolari, per le quali la Basilicata è quarta, la diffusione di malattie respiratorie (la regione è la peggiore in Italia per incidenza di bronchite cronica) creano condizioni di salute mediamente precarie.

A fronte di un fabbisogno di salute che è, quindi, piuttosto critico, il sistema sanitario regionale non ha performance adeguate. Rispetto all’area tematica “mantenimento dello stato di salute”, infatti, la Basilicata è quattordicesima su venti regioni. Volendo vedere il bicchiere mezzo pieno, si tratta del miglior posizionamento fra tutte le regioni meridionali, Abruzzo compreso, ma che comunque è lontano dai dati tipici del Centro Nord, e che primeggia rispetto a regioni che si trovano in piano di rientro.

A pesare negativamente sono gli indicatori riferiti all’efficacia, efficienza e appropriatezza delle politiche sanitarie, per i quali la Basilicata è quindicesima (anche in questo caso, comunque, è la migliore fra le regioni meridionali “storiche”). In particolare, le criticità si riferiscono agli alti tempi di attesa (ad esempio, per essere ricoverati per tumore dell’utero sono necessari 12 giorni) ed a un saldo fra mobilità attiva e passiva piuttosto critico.

Inoltre, la spesa in prevenzione, che potrebbe avere elevati moltiplicatori di risparmio per il bilancio regionale e la salute generale della popolazione, ha una bassa incidenza: essa è pari ad appena il 3,9% della spesa sanitaria totale, a fronte del 4,4% medio nazionale, e, per di più, il 38% di tale modesto ammontare va a spesa in prevenzione veterinaria (contro il 22% italiano).

Viceversa, la Basilicata ottiene punteggi di eccellenza sulle campagne di massa  di vaccinazione, con coperture vaccinali ottime soprattutto per la polio, lo pneumococco, la varicella ed il meningococco, nonché per le campagne di screening di massa finanziate dal SSR, in particolare per quello mammografico, una delle politiche-bandiera della Regione negli anni passati.

Fra le 16 regioni monitorate al 2017 per livello di rispetto dei livelli essenziali di assistenza (Lea) ovvero i livelli minimi di prestazione da erogare in modo uniforme a tutti i cittadini, la Basilicata si colloca al decimo posto, ancora una volta al di sopra delle altre regioni meridionali, oltre che, in questo caso, del Lazio. 

Emerge nell’insieme il quadro di una regione diligente nell’adempiere alle prescrizioni minime di supporto del suo sistema sanitario: attenta alle compatibilità finanziarie, non ha sforato mai i conti, e risulta essere l’unica regione del Sud che non è in piano di rientro; in grado di coprire in misura sufficiente i Lea, essa ha saputo, negli anni, lanciare politiche-bandiera efficaci, quali quelle connesse allo screening mammografico o alla vaccinazione di massa.

Tuttavia, problemi strutturali del sistema sanitario regionale, quali le liste di attesa, l’emigrazione sanitaria, legata anche ad un bacino di utenza troppo ridotto per poter avere in regione tutte le possibili specialità cliniche, ad uno stato di salute generale della popolazione che non è buono, non sembrano essere affrontati con il dovuto atteggiamento proattivo ed anticipatorio, ovvero con la prevenzione, l’innovazione (al netto del Crob di Rionero, i poli di innovazione sanitaria in regione sono pressoché inesistenti) e la concentrazione degli investimenti sulle questioni più critiche. Il rischio futuro è quello di una deriva di crescita del fabbisogno di cura di una popolazione che invecchia, che potrebbe minacciare anche gli equilibri, in termini finanziari e di rispetto dei Lea, sin qui rispettati: le previsioni parlano, per il 2045, di una regione che avrà un rapporto fra anziani e popolazione in età da lavoro del 66%, e che sarà fra le più “vecchie” d’Italia. Già oggi, la Basilicata è la sesta regione italiana per valore pro capite della spesa pubblica in assistenza, e tale valore non potrà che crescere. Senza prevenzione ed innovazione tecnologica ed organizzativa, senza spingere verso la domiciliarità delle cure e dell’assistenza, ad esempio tramite la telemedicina, il sistema rischia di saltare in aria. E le varie riforme di maquillage della rete sanitaria territoriale sin qui condotte non potranno evitarlo.

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Sull' Autore

Riccardo Achilli

Valutatore di politiche pubbliche di investimento, economista e statistico, specializzato in sviluppo locale, politiche industriali e politiche sociali. Fa parte del nucleo di valutazione degli investimenti pubblici della Regione Basilicata, e collabora come ricercatore e consulente presso numerosi centri studi economici (Osservatorio Banche Imprese, Istituto Guglielmo Tagliacarne, Si Camera, SRM).

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