CONFINI PERMEABILI PER I GIOVANI

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“I ragazzi vanno via”. E’ la più diffusa lamentela riguardante il governo della nostra regione, studenti che partono per andare a fare l’Università al nord Italia o all’estero e poi non tornano più. “Cosa fare per trattenerli?” è la domanda che arriva subito dopo.

Nella Basilicata che vorrei, i giovani non vengono “trattenuti”. E’ assurda l’ipotesi di una sorta di recinto, di confine invalicabile nel quale in qualche modo rinchiudere la parte migliore della popolazione lucana. E’ assurda anche se per ipotesi oggi ci fossero (e non ci sono)  le condizioni lavorative per rimanere, dopo l’Università. Nella Basilicata che vorrei i confini sono porosi e permeabili, e andare a studiare in un altro pezzo di mondo è vitale, ed è fortemente sostenuto ed incentivato da politiche pubbliche. E’ vitale andare all’estero per un Erasmus, o per inseguire un sogno di specializzazione. E’ fondamentale provare ad andare dove si ritiene che il proprio sogno possa realizzarsi, dove ci sono le migliori competenze, dove si può imparare meglio che altrove un mestiere, quello che si desidera. E non si tratta solo di questo: se è vero che viaggiare è uno dei modi più efficaci di sconfiggere il razzismo e la paura del diverso, a maggior ragione affrontare una  vita in un contesto diverso da quello familiare, uscire dalla comfort zone è un fattore di crescita personale, che ci restituisce una generazione di ragazzi aperti e cosmopoliti. Nella Basilicata che vorrei, i giovani se ne vanno in giro per il mondo a imparare, a vedere, a soffrire (perchè no?) e a rialzarsi, a perdere e ricominciare, a capire come gira il mondo fuori da casa propria.

Ovviamente, non finisce qua.

  1. Nella Basilicata che vorrei, dopo essere stati in giro per un congruo numero di anni, i giovani ormai adulti TORNANO. E tornano perchè hanno voglia di mettere a frutto nella loro terra  le cose che hanno imparato altrove. So che è una teoria che piace molto al mio amico Vito Verrastro, che ne ha fatto addirittura tema di un libro. Uno dei fattori di successo delle canzoni di Springsteen è che raccontano la provincia, quel proprio angolo di mondo fuori dal mondo uguale dappertutto, e che è il posto al quale tutti prima o poi vogliamo tornare, anche i più incalliti esterofili. E qui arriva il difficile: nella Basilicata che vorrei, i giovani adulti tornano perchè ci sono le condizioni per tornare. Facilitazioni per la creazione di impresa, un ecosistema di sostegno e lancio di start up, luoghi nei quali covare la propria idea di lavoro e metterla a confronto con le idee di altri. Fertilizzazioni incrociate, coworking ovunque, investimenti pubblici ma soprattutto privati e attivati da un governo della cosa pubblica in grado di comprenderne ed incentivarne il flusso in entrata.
  2. Nel frattempo, nella Basilicata che vorrei sono arrivati ALTRI GIOVANI. Studenti universitari o ricercatori o giovani docenti provenienti da tutta Europa e da tutto il mondo, che hanno cercato e trovato in Basilicata un luogo tranquillo, con peculiarità uniche, per portare avanti i propri progetti di ricerca. Questo ovviamente significa che l’Università degli Studi della Basilicata è il perno sul quale si concentrano ingenti investimenti, per la didattica e la ricerca di qualità ma soprattutto per il contesto di contorno: un campus grande, accogliente, con alloggi a prezzi calmierati, con impianti sportivi, aree verdi, relax, scuole di qualità  nelle quali iscrivere piccoli finlandesi o tedeschi o spagnoli o americani o africani. La possibilità di una vita sociale e culturale non dico esplosiva ma almeno vivace, la possibilità di incontrare altre persone, di scambiare culture e modi di vivere, cucinare, fare sport e andare a passeggio.  Tutto questo sarebbe di enorme vantaggio anche per chi non può o proprio non vuole – nonostante tutto – allontanarsi da casa. Se non vuoi vedere il mondo, un pezzo di mondo viene da te.

Riprendo perchè molto coerente – e mi fa pensare che forse non sto sognando cose assurde – un pezzo del post di Fausto Villani, invitato in Basilicata da Michele Cignarale per raccontare di cryptovalute e blockchain, parole misteriose con le quali presto avremo – volente o nolente – a che fare, e i cui effetti impatteranno sulla sociologia del nostro vivere più di quanto immaginiamo.

La Basilicata ha, in un certo senso, una situazione simile a quella Estone, potrebbe essere cioè il luogo ideale per lanciare la sperimentazione, in termini di innovazione tecnologica, sociale e politica, di applicazioni basate sul paradigma blockchain e diventare luogo di attrazione per imprese e cervelli che, in maniera interdisciplinare, vogliano lavorare sull’argomento.

Insomma, nella Basilicata che vorrei i cittadini fra i 18 ed i 35-40 anni possono essere lucani ma provenire anche da qualunque parte del globo,  in una osmosi continua e circolare nella quale i confini della regione sono permeabili come la seta, lasciano passare persone, idee, modi diversi di vivere e di risolvere i problemi. Un confronto continuo che non può che essere foriero di crescita e sviluppo, per tutti. Come al solito, un risultato che richiede tempi davvero molto lunghi, e una ferrea volontà di arrivarci. O almeno di metterci mano.

2 – POLITICHE GIOVANILI

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Sull' Autore

Ida Leone

Esperta di Fondo Sociale Europeo e delle politiche della formazione e del lavoro. Mi interesso anche di fenomeni di innovazione sociale e civic hacking: open data, wikicrazia, economia della condivisione, creazione ed animazione di community di cittadini. Sono membro del gruppo di lavoro che ha portato Matera a Capitale europea della cultura per il 2019. Sono orgogliosamente cittadina di Potenza e della Basilicata, e lavoro e scrivo per migliorare il pezzetto di mondo intorno a me.

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