Che sarebbe l’homo sapiens senza tecnologia? La storia dell’umanità è scandita e plasmata dalle invenzioni tecnologiche capaci di penetrare nel quotidiano di ognuno e di modificare i modi in cui pensiamo noi stessi ed il mondo che ci circonda. Ma le innovazioni tecnologiche non agiscono mai in maniera folgorante, hanno bisogno di tempo per crescere, per diffondersi e, spesso, percorrono strade inattese. Sicuramente il grande Albert Einstein non avrebbe mai potuto immaginare che dalla teoria della Relatività Ristretta e Generale sarebbe stato inventato il GPS, strumento di uso così quotidiano, che tutti abbiamo nei nostri navigatori e nei nostri cellulari. Neanche John Berners-Lee, inventore del World Wide Web, avrebbe potuto immaginare quanta parte della vita di ognuno di noi sarebbe passata da internet e quanti utilizzi diversi sarebbero nati, il web è ormai quasi un’estensione del cervello umano, si è modificata, in pochi decenni il modo stesso in cui ricordiamo le cose, ci informiamo, facciamo acquisti, giochiamo…
Un’altra rivoluzione tecnologica, Bitcoin, è nata nel 2008 ad opera di uno sconosciuto studioso (o un gruppo di studiosi) noto con lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto. Bitcoin è, nel contempo, un’innovativa rete di pagamento ed un nuovo tipo di denaro, gestito in maniera decentralizzata, cioè in grado di funzionare senza l’intervento di nessun gestore centrale. Chiunque può diventare gestore di un nodo e connettersi alla rete Bitcoin!

Come si può vedere dal grafico, per i primi cinque anni la quotazione (e quindi diffusione ed utilizzo) è rimasta circoscritta ad ambienti molto ristretti, una vera e propria “esplosione” è avvenuta tra il 2013 ed il 2014 quando anche colossi del calibro di Microsoft hanno dichiarato che avrebbero accettato pagamenti in Bitcoin.
Da quel momento è stato un fiorire di iniziative di tipo finanziario, nuove criptovalute, exchange, wallet, fino al massimo raggiunto a dicembre 2017 ed al successivo, sostanzioso, crollo di valore di tutte le criptovalute.
Cosa è successo? Ci si è resi conto, soprattutto i governi, che tutto questo mondo senza un minimo di regolamentazione, al di là delle buone intenzione, era facile campo per comportamenti scorretti, truffaldini o anche peggio. È avvenuto, insomma, un processo di “selezione naturale” che sta portando a morire la maggior parte dei progetti “ciarpame” e vedrà sopravvivere solo iniziative serie.
Ma la cosa più interessante è che si è iniziato a cogliere le potenzialità rivoluzionarie della tecnologie che è dietro le criptovalute, oltre le criptovalute.
Quali sono le peculiarità della tecnologia blockchain e perché sono potenzialmente rivoluzionarie?
Riporto di seguito una sommaria descrizione degli “ingredienti di base”.
La prima caratteristica l’abbiamo già accennata ed la decentralizzazione, la possibilità che un sistema possa funzionare senza un “governo centrale” ma con la partecipazione libera di tutti i soggetti interessati (persone e/o istituzioni). Ha implicazioni amplissime che vanno molto al di là dell’aspetto meramente tecnologico.
Un’altra caratteristica che vogliamo accennare è la trasparenza ed immutabilità, questo significa che le informazioni contenute in una blockchain sono accessibili pubblicamente e non possono essere modificate, ed in un’epoca di sospetti e manipolazioni, ci sembra un’altra proprietà molto importante.
La tecnologia blockchain è in grado, inoltre, di inglobare degli Smart Contract che sono l’equivalente di un contratto, scritto sotto forma di software e, quindi, in grado di eseguire automaticamente delle azioni decise a priori, al verificarsi di certi eventi (per esempio: arriva un pagamento e parte la spedizione della merce).
Incentivi, è l’ultima parola chiave che ci occorre per completare il quadro delle possibilità offerte da questa nuova tecnologia. Abbiamo già detto che la tecnologia blockchain ha avuto come sua prima e principale applicazione, quella di supportare il funzionamento di servizi finanziari e criptovalute.
Quindi, nativamente, possono essere gestite sia criptovalute (come Bitcoin ed Ethereum), che valute di supporto (come per esempio il Sardex) che punti fedeltà.

Accennare, seppur sommariamente, alle principali caratteristiche sulle quali si poggia la possibilità rivoluzionaria (o sarebbe meglio dire “disruptive”) della tecnologia blockchain, era indispensabile per introdurre il ragionamento che segue.
Al di là delle criptovalute si stanno cominciando a sperimentare nel mondo, possibili applicazioni in grado di innovare concretamente il modo in cui si fanno le cose e si gestiscono le informazioni. Cito alcuni esempi.
IBM e Walmart stanno testando una soluzione per la sicurezza nella catena di approvvigionamento alimentare; Carrefour ha annunciato ingenti investimenti per sviluppare una piattaforma blockchain per la tracciabilità dei prodotti e le vendite on line; Bosch, Cisco ed altri hanno costituito un’alleanza per promuovere l’adozione di software blockchain per la gestione di internet delle cose (IOT) e si potrebbero fare ancora tanti esempi.
Mi vorrei soffermare, invece, sulle possibili applicazioni non prettamente commerciali ma che riguardano i “beni comuni” là dove intendo con tale termine anche i dati e le informazioni pubbliche (cioè gestite da enti pubblici) o di interesse pubblico (per esempio i dati relativi alle proprietà qualitative di un alimento ed alla sua catena di produzione e distribuzione non dovrebbero essere un bene comune?).
Qui si apre un mondo tutto da esplorare, c’è un grande fervore ma ancora poche sperimentazioni. Voglio lanciare alcune suggestioni di possibili applicazioni ottenute sempre dalla combinazione delle caratteristiche (ingredienti) che ho prima citato.
Sharing economy ovvero l’economia circolare. Come funzionerebbe un sistema di gestione dei rifiuti che dal packaging fino al conferimento nella raccolta differenziata, sia completamente tracciato ed abbia a supporto meccanismi automatici di incentivo per i comportamenti virtuosi e disincentivo per i comportamenti non virtuosi?
Governance partecipativa. Possiamo immaginare un sistema di “blockchain-based election”? Anche nei paesi della cosiddetta democrazia occidentale (si pensi alle ultime elezioni dei presidenti americani) sorgono problemi sul conteggio o sull’attribuzione dei voti.
Meccanismi di garanzia. Pensiamo ad un finanziamento erogato a sostegno di fasce deboli della popolazione che viene erogato automaticamente al verificarsi delle condizioni stabilite.
Gestione delle identità e dei dati personali. Che mondo sarebbe se si potesse davvero disporre dei propri dati personali e della certificazione della propria identità, autorizzando, di volta in volta e granularmente, i soggetti che possono accedere a tali dati!
Controllo spesa enti pubblici. Sono sicuro che su questo punto non c’è da convincere nessuno, probabilmente, se fosse esistita la tecnologia blockchain già negli anni ’80, e la si fosse usata per controllare la spesa pubblica, oggi avremmo un debito molto più ridotto.
Controllo procedimenti amministrativi. Sono anni che si parla di informatizzazione dei procedimenti amministrativi e di tempi certi ma, fino a quando il controllato coincide con il controllore, questo obiettivo rimane un sogno e vi lascio immaginare cosa succederebbe se le informazioni fossero tutte gestite su di un sistema blockchain decentralizzato.
Potrei allungare di molto questa lista di applicazioni possibili ma voglio lasciare, a chiunque ne abbia voglia, la possibilità di immaginare ulteriori utilizzi a partire dagli “ingredienti base” che abbiamo descritto. Di sicuro ora sarà più chiaro perché si possono usare le parole “rivoluzione” e “disruptive” e perché si tratterebbe non di una semplice evoluzione tecnologica ma di un cambio di paradigma e di prospettiva.
Voglio a questo punto riallacciarmi ad un articolo pubblicato sulla Gazzetta del Mezzogiorno del 17/08/2018 a firma dell’amico Michele Cignarale, dove veniva lanciata una suggestione “In Basilicata come in Estonia”. Ebbene l’Estonia ha trasformato i suoi punti di debolezza in punti di forza. Un paese piccolo sia territorialmente che come numero di abitanti, geograficamente collocato ai margini dell’Unione Europea e con un passato troppo recente di sottosviluppo dovuto al dominio Sovietico, ha fatto della rivoluzione digitale il suo cavallo di battaglia ed ha prontamente cavalcato la rivoluzione blockchain. Si pensi che ha basato il proprio sistema dei dati sanitari su tecnologia blockchain.
La Basilicata ha, in un certo senso, una situazione simile a quella Estone, potrebbe essere cioè il luogo ideale per lanciare la sperimentazione, in termini di innovazione tecnologica, sociale e politica, di applicazioni basate sul paradigma blockchain e diventare luogo di attrazione per imprese e cervelli che, in maniera interdisciplinare, vogliano lavorare sull’argomento.
Se puoi sognarlo puoi farlo (Walt Disney).
Fausto Villani
Euromediterranean Blockchain Lab
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