COSA CAMBIA IN ITALIA DOPO IL VOTO D’EUROPA

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Marco Di Geronimo

Il mondo è cambiato ma non ha ancora finito. Le elezioni europee fotografano quadri politici instabili in tutta Europa. In Italia avanza la Lega e Fratelli d’Italia a scapito di Forza Italia, il Partito democratico recupera percentuali e il 5Stelle ratifica un tonfo. Alcuni inneggiano all’onda nera, altri al ritorno del bipolarismo. La verità è che acqua ancora deve passare sotto i ponti. Per andare chissà dove.

L’exploit della Lega di Salvini sconfessa i primi exit poll e l’andamento dei sondaggi riservati delle ultime settimane. La fase di debolezza dei leghisti era una malattia passeggera: gli italiani confermano la propria fiducia nel loro Capitano Matteo Salvini. Che adesso può farsi forte di un risultato strabiliante per requisire il Governo. Non a caso, in conferenza stampa ribadisce che il Governo va avanti. Va avanti, sì, ma sui punti del contratto sviluppisti, più vicini alla classe imprenditoriale che ha garantito il 40% al Nord.

L’avanzata delle destre non si realizza nelle tinte apocalittiche con cui l’ha descritta Fratoianni a La7. Nel resto d’Europa il panorama è più diversificato. Certo, la Le Pen sorpassa ufficialmente Macron: era davvero una novità? In Germania riprende fiato AfD ai danni della CDU, in Spagna fa capolino ancora Vox. In realtà la tendenza era nota da mesi e si mantiene nei limiti dell’accettabile. Il nuovo polo sovranista del centrodestra europeo accresce il suo prestigio, il suo potere contrattuale, il suo peso. Ma non ha le armi per esercitarlo. Diviso in due gruppi (nazionalisti dell’ENF e conservatori dell’ECR), si vede chiudere la porta in faccia da Weber, candidato del PPE. Poco importa: si rifarà alle elezioni del 2024. Se avrà una strategia.

I nazionalisti e i conservatori ovunque drenano voti dai partiti popolari e democristiani. Nonostante tutto il PPE si conferma primo partito a Strasburgo. Ma subendo drastiche perdite. In Francia e in Italia non esiste più un referente degno di questo nome: basti pensare che nel Belpaese zio Silvio è caduto sotto il 10%. Poco importa che l’ex premier possa ora sedere stabilmente nell’assise in cui volle dare del kapò a Martin Schulz. La fragilità del PPE è politica: se i numeri non bastano, bastano i fatti. Weber vuole chiudere la porta in faccia agli estremisti di destra. Cioè a un’ala del fronte con cui i suoi partiti governano in molti Stati europei. Un’ala che si rafforza anche dentro il PPE, grazie al risultato solidissimo di Orban in Ungheria.

Il Partito popolare dovrà affrontare presto la questione ideologica per capire come posizionarsi. Ma a una metamorfosi ancora più pronunciata dovrà presto sottoporsi il Partito socialista. I pochi partiti che avanzano nel PSE sono quelli che hanno perseguito timide svolte a sinistra (Spagna su tutte, poi Portogallo, sotto certi aspetti Italia e Olanda). Cresce insomma la corrente più radicale anche all’interno del centrosinistra delle dodici stelle. Che dovrà risolvere un tema scottante: la convivenza interna coi lib-lab, i liberali di sinistra che di socialista hanno sostanzialmente nulla. E che sono però una cerniera importante per la maggioranza di Strasburgo.

Non a caso questa sfida interna si ripete anche in Italia. Zingaretti sovrastima il miglioramento percentuale del Partito democratico (che, stando ad alcune proiezioni, ha perso 500mila voti assoluti) proprio nell’ottica di imporre il cambio di linea ai focolai renziani ancora presenti al Nazareno. I salotti del PD puzzano di scissione a destra fin dal 4 marzo: ma dove vuole andare adesso Renzi, con +Europa sotto la soglia e Forza Italia a cifra unica? Zingaretti ha maturato una posizione di forza, e la userà per consolidarsi. Probabile che in questa fase riterrà che l’unico modo per riuscirci è radicalizzarsi, in parte.

Serve al Partito democratico una scelta del genere in virtù della crisi del Movimento 5 stelle. I dati, molto negativi, che questo 26 maggio consegnano a Luigi Di Maio presentano numerosissime implicazioni. Anzitutto, dove schierarsi in Europa, visto che l’EFDD non esisterà più e l’ALDE presto accoglierà tra le sue braccia Emmanuel Macron? Ma soprattutto, che fare del Governo. Un Governo di cui Di Maio non può più pretendere di avere la guida interposta persona. A fronte di una perdita secca di voti che sono stati drenati in larga parte dall’astensione (a sinistra) e dal cannibalismo leghista.

Anche nel Movimento 5 stelle si affilano le lame per una faida interna. Nella quale tra i protagonisti potrebbero esserci due figure di spicco come Roberto Fico e Alessandro Di Battista. I due alfieri della corrente progressista del M5S sono da tempo accreditati come prede dell’indigestione politica. Se si andrà alla lotta, lo si andrà perché il Movimento vorrà (dovrà) porsi su una rotta più di sinistra. Sia per recuperare i voti perduti (soprattutto quelli recuperabili), sia per arginare l’emorragia. Anche perché un PD più forte, e magari in futuro più presentabile, potrebbe ritornare appetibile al Sud. Il Mezzogiorno era il fortino dei pentastellati e ora sembra un guscio vuoto. Dov’è finito il tuorlo? Chi lo troverà per primo? Un PD di nuovo capace di interagire da sinistra con le persone, o un M5S di nuovo sulle barricate popolari?

Pessimi risultati sono quelli che coglie l’Alleanza dei liberaldemocratici in Italia. Berlusconi si trova nella sua fase di maggiore debolezza in assoluto. Nonostante l’elezione personale, il Cav sente da settimane la pressione di Giorgia Meloni, che tenta in tutti i modi di estrometterlo dalla coalizione o di ridurne il peso politico. Vero che Berlusconi appartiene al PPE: ma le sue posizioni sono da tempo molto più stemperate rispetto ai popolari europei degli altri Stati. Va detto che anche i libdem veri e propri del nostro panorama non portano a casa seggi. +Europa, arricchita dai pacchetti di voti di Pizzarotti e del PSI, incassa un notevole aumento percentuale (oltre l’1%) ma non sfonda lo sbarramento. Un traguardo che forse era possibile, ma che la crescita del Partito democratico ha reso arduo da raggiungere. Adesso bisogna capire quali orizzonti dare a questa piccola creatura politica, che non ha ancora deciso cosa fare da grande.

Troppo presto (al momento in cui si scrive quest’articolo) per commentare i risultati dei partiti minori. Sorprende l’exploit di Europa Verde. La lista non ha praticamente consistenza politico-strutturale. Non c’è una vera base, un vero organigramma. Ed è salita agli onori delle cronache per la decisione di Pippo Civati di sospendere la campagna elettorale. Eppure gli ecologisti incassano un buon risultato, attorno al 2%. Senz’altro molto influisce la scarsa qualità dei concorrenti politici e l’egemonia delle proteste cresciute attorno ai Fridays for Future. Ma i verdi italiani sono del tutto disorganizzati e privi di penetrazione mediatica (a differenza dei verdi stranieri, capaci di fondare il vero terzo partito tedesco e di mietere un buon risultato anche in Francia, pur se gonfiato dalla contingenza europea). Il che rende questa situazione una spia green molto importante per il fronte progressista: serve impossessarsi di questi temi. Qualcosa la smuovono.

Poche parole per liquidare infine La Sinistra. Chi scrive non ha mai nascosto il proprio sentimento e le proprie convinzioni socialiste. Anche per esprimere profonde critiche al PSE e grandi simpatie al GUE. Tuttavia era chiaro a tutti che una lista improvvisata, nata dall’abbraccio suicida di Fratoianni e Acerbo (coautori del naufragio rispettivamente di LEU e PAP, progetti che avevano infiammato le rispettive basi), non potesse essere competitiva. Che un progetto del genere non abbia raggiunto nemmeno il 2%, dimostra semplicemente che la sinistra radicale è stata archiviata dalla storia politica contemporanea del nostro Paese.

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Sull' Autore

Marco Di Geronimo

Classe 1997, appassionato di motori fin da bambino. Ho frequentato le scuole a Potenza e adesso studio Giurisprudenza all'Università degli Studi di Pisa. Ho militato nella sinistra radicale, e sono tesserato all'Associazione "I Pettirossi". Mi occupo di politica (e saltuariamente di Formula 1) per Talenti Lucani. Scrivo anche per Fuori Traiettoria (www.fuoritraiettoria.com), sito web di cui curo le rubriche sulla IndyCar e sulla Formula E; collaboro pure con Leukòs (https://leukos.home.blog/). In passato ho scritto anche per ItalianWheels e per Onda Lucana.

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