COSA C’E’ DI BUONO AD ESSERE ITALIANI?

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E’ difficile da spiegare però sembrerebbe che, da qualche tempo, tra le principali attività dei diversi governi ci sia quella di scoraggiare gli Italiani a compiere qualsiasi sforzo per crescere.

Eppure è elementare comprendere che alimentare sfiducia nei mezzi e nelle forze non aiuta a superare la decrescita strutturale che attanaglia il nostro Paese. Ma, questi auspici da manuale del piccolo sociologo non si leggono nei trattati di economia e i governi si guardano bene dall’affrontare i problemi in questo senso preferendo la ragione numerica a quella sociologica. Impedire alla creatività di trasformarsi in opere fattuali significa condizionare gli investimenti, la crescita e l’economia. Gli Italiani sono abituati a qualsiasi ingiustizia, subiscono tutto senza protestare sopportando il gioco dei politici che continuano a fare tutto e il contrario di tutto senza rischiare per questo alcun contraccolpo alla propria ragion d’essere. E così varano leggi liberticide dell’iniziativa privata, aumentano tasse, balzelli, predispongono regolamenti che causano lungaggini burocratiche, ingiustizie, disservizi, ecc. senza temere alcuna protesta. Sì, qualcuno di loro organizza anche manifestazioni di piazza radunando la propria categoria per protestare contro questo o quel provvedimento . E fatto questo sforzo, pacificata la coscienza, tutto torna come prima.. Poi c’è l’altro elemento strutturale delle “cose” Italiane: La “complicanza”,,un’eccellenza didattica utilizzata da chi scrive regolamenti applicativi in modo che si renda tutto, oltre che fastidioso, anche più difficile da comprendere.

Qualcuno osserva che sia solo incapacità della nostra classe dirigente e che, in questa logica perversa che li rende piuttosto invisi ai cittadini, non ci sia nulla di premeditato. Qualcun altro però giura che all’incapacità dei più si somma la furbizia di una sparuta pattuglia di lobbisti che riesce ad imporre la propria agenda per sostenere politiche e varare leggi che vanno in una sola direzione. E non è certo la direzione che i cittadini, specie quelli più deboli, auspicano in loro favore.

Il diritto per esempio, è oramai appannaggio per soli ricchi. Per coloro cioè che possono permettersi di affrontare i diversi gradi di giudizio arrivando fino in fondo a una sentenza senza dover indebitarsi per pagare bolli, diritti di cancelleria, costi per notifiche, ecc. Cose che in un paese normale non dovrebbero neanche esistere nella misura in cui si dichiara che la legge è uguale per tutti. Un ricorso al TAR, per esempio, dopo gli ultimi aumenti di costi previsti,  per un cittadino che vede leso il suo diritto, costa dai cinque ai diecimila euro, quando va bene, fino a toccare cifre da capogiro tra tasse, bolli, diritti di cancelleria, contributo unificato e chi più ne ha più ne metta, a cui vanno aggiunte le spese legali per essere difesi da un avvocato che, per quel livello di contenzioso, ha giustamente un livello di costi più alto. Un privilegio per ricchi, appunto. Difendersi da una presunta ingiustizia subita da un cittadino, un’impresa, una partita IVA, un lavoratore, contro la Pubblica Amministrazione, per i cittadini meno uguali, è impossibile.

Da Lunedì 17 diventerà ancora più difficile per i soggetti più deboli difendersi dai contenziosi economici alla luce della direttiva che l’Europea si appresta a varare di cui gli europarlamentari Italia vanno tanto fieri essendo tra i primi firmatari. La direttiva in questione istituisce il mercato dei crediti in sofferenza (NPL). Una direttiva che in realtà avrebbe dovuto affrontare la questione dei grandi stock di crediti deteriorati e l’accumulo futuro a garanzia dei piccoli investitori che generano crediti in “bonis”, mentre, di fatto, altro non è che un regalo ai fondi speculativi che potranno così vendere circa 500 miliardi di euro di crediti bancari acquistati a saldo negli ultimi 7 anni, aprendo le porte a organizzazioni criminali, sciacalli e usurai opportunamente mimetizzati, pronti a insinuarsi in questo business. Ovviamente la cosa riguarda gli Italiani che hanno sofferenze bancarie e debiti con il fisco, non intaccherà minimamente chi specula in borsa e ha grandi capitali al sicuro da qualsiasi aggressione.

Da domenica 16, invece, entra in vigore l’estensione della legge Bersani sulle assicurazioni familiari per tutti i mezzi di proprietà dei componenti di un nucleo familiare che allarga i benefici a tutti i veicoli di proprietà. Auto, moto, scooter ecc. Polizze gravate esclusivamente da un “malus” inserito all’ultimo secondo dal dem Claudio Mancini che obbliga, in caso di sinistro, la decurtazione della classe di merito di 5 punti sulla polizza interessata al sinistro peggiorando la precedente norma. L’AD di Unipol, Carlo Cimbri ha fatto già sapere che questa trovata obbligherà le compagnie ad un significativo aumento dei costi per le polizze. Aumenti che graveranno molto di più su chi ha un solo veicolo assicurato rispetto a coloro i quali ne hanno più di uno.

Insomma sembrerebbe che in Italia non ci sia proprio nulla di buono nell’essere ultimi.

Giuseppe Digilio

 

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