COSA CI PORTIAMO NEL NUOVO MONDO

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Io me lo ricordo, l’ultima volta che ho abbracciato qualcuno che non fosse un membro della mia famiglia. L’ultimo giorno in cui ho fatto una vita normale, me lo ricordo. E siccome uscivo dal rutilante faticosissimo mondo della Capitale Europea della Cultura 2019, nel quale le persone, molte persone, le folle, gli assembramenti, il lavorare attaccati e vicini era l’unico obiettivo a cui tendere, la differenza è stata ancora più crudele.

In sostanza, come avrebbe detto la mamma di Massimo Troisi, eravamo felici e non lo sapevamo. Ci manca ferocemente la vita di prima, proprio perchè fatta di piccole cose ripetibili. E da come si mette non credo potremo tornarci, non tanto presto, almeno. Io ho smesso da tempo di guardare notiziari, curve, grafici e  numeri. Ho un carico molto gravoso di cura parentali e le energie emotive non mi basterebbero. Aspettiamo. Se si riesce a far diventare il peso una routine, concedendosi una lucina di speranza ogni tanto, il tempo passa. Marzo mi è sembrato infinito. Oggi siamo già al 18 aprile e non mi sembra vero.

E dopo? Come sarà il mondo, dopo?

Francesco Guccini, in una intervista ad un giornale online, dice che non cambierà nulla perchè gli uomini dimenticano. Anche dopo l’11 settembre, dice, doveva cambiare tutto e invece non è cambiato nulla. Io non sono d’accordo. Ho il massimo rispetto per i quasi 3.000 morti delle Torri Gemelle, ma non è un evento nemmeno lontanamente paragonabile alla pandemia da coronavirus: quello era circoscritto, episodico, è vero che tutti abbiamo avuto paura che il terrorismo diventasse  – appunto – pandemico, ma alla fine è bastato abbastanza poco per capire che non sarebbe accaduto. Questo è un fatto globale, non c’è angolo della terra in cui andare a rifugiarsi, ed è un nemico invisibile, subdolo, che sta radicalmente modificando la nostra vita. Quindi, son abbastanza certa che saremo diversi, dopo.

Quello di cui non sono sicura è che il cambiamento sarà in meglio. Già da ora, mi pare di vedere i segni della definitiva distruzione di quel poco di empatia e solidarietà umana che avevamo gli uni per gli altri. Dall’altra parte, però, ho potuto toccare con mano quanto la rete solidale ed emergenziale di un  centro relativamente piccolo possa essere di aiuto e conforto, in modi e con volti del tutto inaspettati e sorprendenti. Ho ricevuto aiuti concreti da persone semisconosciute, che hanno alleviato molto la mia non facile condizione di reclusa con responsabilità di persone anziane e perciò a rischio. Aiuti per i quali la mia gratitudine non sarà mai abbastanza.

Allora mettiamola così: forse chi era “migliore” da prima, continuerà ad esserlo, e magari lo sarà ancora di più. Chi era pessimo prima, continuerà ad esserlo, e forse – forse – sarà relegato nel dimenticatoio di marginalità che gli spetta, invece di occupare posizioni – per dire – di potere. Almeno questo, dobbiamo poterlo sperare.

 

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Sull' Autore

Ida Leone

Esperta di Fondo Sociale Europeo e delle politiche della formazione e del lavoro. Mi interesso anche di fenomeni di innovazione sociale e civic hacking: open data, wikicrazia, economia della condivisione, creazione ed animazione di community di cittadini. Sono membro del gruppo di lavoro che ha portato Matera a Capitale europea della cultura per il 2019. Sono orgogliosamente cittadina di Potenza e della Basilicata, e lavoro e scrivo per migliorare il pezzetto di mondo intorno a me.

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