CRONACHE DAL METAVERSO – SICUREZZA E CREATIVITÀ, IN VIAGGIO CON GIUSEPPE FERRIGNO TRA LE OPPORTUNITÀ DEL DIGITALE IMMERSIVO

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CRONACHE DAL METAVERSO – SICUREZZA E CREATIVITÀ, IN VIAGGIO CON GIUSEPPE FERRIGNO TRA LE OPPORTUNITà DEL DIGITALE IMMERSIVO

Lorenza Colicigno

Lorenza Colicigno

Per le Cronache dal Metaverso incontriamo oggi Giuseppe Ferrigno, gli chiediamo per iniziare di riassumerci brevemente la sua biografia.

Giuseppe Ferrigno

Giuseppe Ferrigno

Mi occupo di informatica da sempre, praticamente, fin dalle scuole superiori, all’Università e infine al mio lavoro, svolto con responsabilità prima di Project Manager e poi di Direttore Tecnico, nelle aziende per cui ho lavorato. Ora sono un libero professionista, e mi occupo da diversi anni di Cybersecurity che è oggi la mia attività prevalente. L’interesse per i Mondi Virtuali nasce nel 2007, con la diffusione e l’interesse che creato dall’arrivo di Second Life. Molte aziende, tra cui la mia, furono interessate in quel periodo a valutare questo nuovo possibile sbocco di mercato, e fui quindi chiamato ad occuparmene, per valutarne le potenzialità e seguire delle sperimentazioni. Fu una stagione molto breve, perché i tempi allora non erano maturi. Negli anni successivi il mio interesse per queste piattaforme non è mai venuto meno, e ne ho sempre seguito gli sviluppi fino ad oggi. Ho pubblicato un libro sulla Cybersecurity nel “Metaverso“, e diversi articoli sul tema.

Per seconda cosa gli chiediamo di spiegarci più analiticamente in cosa consista il suo lavoro nel campo della cybersecurity.

Il campo della Cybersecurity è molto vasto, e consiste, in sintesi, nel prevenire e fronteggiare le molte minacce che vengono portate ai sistemi, ed alle reti, da parte di attori “malevoli” (di ogni genere, ma soprattutto strutturati e ben organizzati).

È un lavoro di prima linea, perché l’Italia è tra i paesi maggiormente esposti agli attacchi hacker, da ogni parte del mondo. Questo non tanto per i nostri ritardi, che stiamo gradualmente recuperando grazie anche alla creazione dell’Agenzia per la Cybersecurity Nazionale, ma soprattutto per la composizione del nostro tessuto produttivo e istituzionale, molto distribuito sul territorio. Un tessuto fatto di  tante piccole realtà, che soffrono di una mancanza strutturale di specifiche competenze, e che dispongono di limitate risorse da investire nella protezione dei sistemi. Con l’introduzione della recente normativa europea NIS2, e con il suo recepimento in Italia, anche le piccole realtà, che rientrano nelle catene di fornitura delle organizzazioni più grandi, dovranno gradualmente adeguarsi e sviluppare una certa cultura della sicurezza, oltre che assumersi delle responsabilità dirette, e quindi sviluppare più adeguate policy di gestione della cybersecurity.

In un suo recente articolo si è interessato delle Comunità virtuali, tra vita sociale e creatività nei mondi digitali, cogliendone aspetti significativi ma spesso sottovalutati o ignorati. Come si connette questo aspetto del mondo digitale al tema della cybersicurezza, che è il suo campo specifico di competenza?

Ho scritto diversi articoli per “Agenda Digitale” sul tema dei Mondi Virtuali, analizzando in ognuno di questi i diversi aspetti riguardanti le piattaforme immersive, dalla Cybersecurity allo sviluppo dei progetti, dalle Comunità Virtuali alle nuove professioni (https://www.agendadigitale.eu/giornalista/giuseppe-ferrigno/), e sul tema della sicurezza è uscito un mio articolo anche su “Osservatorio Metaverso” (https://osservatoriometaverso.it/la-cybersecurity-nel-metaverso/).

È una ricerca che comprende sia il mio lavoro che la mia passione per i Mondi Virtuali, perché il tema della Cybersecurity è molto complesso da gestire su queste piattaforme, essendo l’ambiente virtuale esposto a rischi di diverso tipo, da quelli tipici della rete, per le applicazioni esposte su internet, a quelli legati alla privacy, alla protezione della proprietà intellettuale e delle transazioni economiche. Infine, ci sono i rischi legati ai rapporti interpersonali e ai possibili condizionamenti, un settore di ricerca che va sotto il nome di “Cyberpsycology”. Per ultimo, solo perché più recente, il tema legato all’introduzione dei sistemi di AI sulle piattaforme virtuali, su cui sto scrivendo un nuovo articolo. Il mio libro “La Cybersecurity nel “Metaverso”” affronta insieme tutte queste tematiche.

Cosa pensa del fatto che oggi si senta particolarmente, dopo 20 anni circa dalla nascita di Second Life e poi di Open Sim e non solo, l’esigenza di ricostruirne la storia, quasi a voler salvaguardare un patrimonio culturale che altrimenti andrebbe disperso?

Ricostruire la storia è un modo per mettere a fattor comune un patrimonio di competenze e di esperienze accumulato in più di venti anni, uscendo dall’impazzimento a cui siamo stati sottoposti dopo il rebranding di Meta. 

Un periodo che ha visto un mescolamento approssimativo quanto deleterio, di tante tematiche diverse tra loro, sotto il cappello di “Metaverso”. Naturalmente il “Metaverso” non esiste affatto, esistono tante piattaforme scollegate tra loro, con diverse gestioni e regole, e in competizione tra loro.

Certo per metaverso, come lei giustamente dice, non si intende un “luogo”, per capirci, ma appunto tutte le opportunità immersive che il digitale offre. Ogni storia è necessariamente parziale, poiché di essa sono narratori coloro che ne sono stati i protagonisti o i testimoni, e che, vivendola dall’interno, la interpretano e la trasmettono dal loro personale punto di vista. Qual è il punto di vista che lei ha scelto nella sua narrazione dei mondi virtuali?

Il mio è un punto di vista direi “privilegiato”, perché ho avuto modo di seguire i diversi aspetti legati ai Mondi Virtuali: quelli del business, quelli del gioco, e anche quelli culturali e legati alla sicurezza. Ho cercato di integrare tutti questi punti di vista, dando un quadro complessivo di questa tecnologia attraverso la scrittura degli articoli che citavo prima. Io credo che queste piattaforme possano essere molto utili per tanti scopi, dal gioco all’insegnamento, alla gestione di ambienti simulati, e così via. Ma non tutto è utile portare su una piattaforma virtuale, bisogna scegliere con cura le applicazioni, per poterle sfruttare al meglio ed evitare disillusioni.

Metaverso e IA sono sicuramente i termini che più ricorrono sul web, visti da punti di vista opposti, distopici per molti, fino a prevederne come conseguenza la perdita di senso dell’umano, per tanti altri utopici, strumenti cioè  di un accrescimento, di un ampliamento delle potenzialità umane. Lei come si pone rispetto a queste due opposte prospettive? Come vede  dunque, il nostro futuro tra realtà e digitale, tra reale e virtuale?

Sono questioni molto complesse, che coinvolgono aspetti sociali, culturali, etici e tecnologici. I Mondi Virtuali sono delle piattaforme immersive con cui potremo svolgere diverse attività, ma saranno solo una delle possibili opzioni che avremo a disposizione, e non sostituirà affatto le altre, insomma non passeremo la vita nel “Metaverso” come in Snow Crash o nei film distopici. Avremo un ventaglio di opzioni, dalla Realtà Virtuale a quella Aumentata, a quella Mista, in cui metteremo insieme tutte queste possibilità. Utilizzeremo i Visori-VR, come anche gli Smart Glasses, gli Smartphone, o il classico PC con tastiera e mouse, a seconda degli scopi per cui vorremo usare queste tecnologie. E naturalmente il web continuerà ad essere massicciamente utilizzato, per tutti gli scopi attuali e per altri che verranno. Sceglieremo insomma quello che ci serve, e quando ci serve, come una cassetta degli attrezzi a cui far ricorso, a seconda delle necessità.

Un discorso a parte è quello che riguarda l’AI. Si tratta di una tecnologie dirompente e pervasiva, che cambierà la storia dell’umanità. E come tutti i cambiamenti epocali, avrà sia aspetti positivi che negativi, che, se non controllati, potrebbero essere anche esiziali per le nostre società.

Il premio Nobel per la fisica 2024 Geoffrey Hinton, oltre che premio Turing 2018, e uno dei fondatori del Google Brain Team, ha paragonato i rischi connessi all’uso dell’AI alle armi nucleari. Il mio parere, per quanto irrilevante rispetto al suo, è che abbia perfettamente ragione, perché queste due tecnologie sono simili, in termini di impatto che potranno avere sul genere umano, se non controllate. Entrambe potrebbero portare a un benessere epocale o a sconvolgimenti sociali. Già oggi armi dotate di AI possono difficilmente essere controllate in situazioni belliche, in cui i tempi di risposta sono essenziali, e occorrerà molta attenzione e molto controllo nel loro utilizzo.

Sono temi da far tremare le vene ai polsi, mi rendo conto, ma sono le questioni che ci stanno davanti oggi, e non possiamo evitare di gestirle, o affidarci agli altri. L’umanità è chiamata ad assumersi grandi responsabilità, e la cattiva notizia è che in queste settimane stiamo ampiamente dimostrando che non siamo ancora in grado di gestirle.

Le immagini di questo articolo – ha precisato Giuseppe Ferrigno – sono state generate con una AI, una delle possibilità più apprezzate negli utilizzi di questi tool.

Per quella che è la mia esperienza, immagini di questa qualità richiedono un impegno di perfezionamento sia del promt di partenza sia delle immagini una volta prodotte dall’IA, una dimostrazione di come il digitale possa essere un’integrazione e un arricchimento delle capacità umane, non una loro riduzione. Certo questo richiede un impegno di approfondimento, e per questo ringraziamo Giuseppe Ferrigno che ci ha offerto utili suggerimenti e spunti di riflessione.

 

 

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Sull' Autore

Nata a Pesaro nel 1943, vive dal 1948 a Potenza. Già collaboratrice Rai e poi docente di Lettere, svolge dal 2000 attività di scrittrice e giornalista. Ha pubblicato quattro sillogi liriche: "Quaestio de Silentio" (Il Salice, Potenza 1992), "Canzone lunga e terribile" per Isabella Morra (Nemapress, Alghero 2004), “Matrie” (Aletti, Roma 2017), “Cotidie” (Manni editore, 2021). E' autrice di saggi letterari, tra cui "Pirandello tra fiction e realtà" (in AA.VV, Letture di finzioni, Il Salice, Potenza 1993), "Percorsi di poesia femminile in Basilicata" (in Poeti e scrittori lucani contemporanei, Humanitas, Potenza, 1995), “Il ruolo delle donne-intellettuali nelle società antiche” (in Leukanikà, XVI, 1-2, 2016). Appassionata dei dialetti e delle tradizioni lucane, è co-autrice dei testi "Non per nostalgia - Etnotesti e canti popolari di Picerno" (Ermes, Potenza 1997) e “Piatti Detti e Fatti della cucina lucana” (Grafiche Metelliane); per la Consigliera di Parità della Provincia di Potenza ha curato il testo “Quel che resta di ciò che è detto”, analisi della condizione della donna nella cultura contadina lucana. Sintesi delle sue lezioni come docente di scrittura creativa sono state pubblicate in volumi curati dalle Istituzioni culturali per le quali ha svolto quest'attività (Scuole, Biblioteche, Archivi di Stato). Con l’Associazione “ScriptavolanT” ha curato numerosi corsi di scrittura creativa, collaborando anche alla redazione del romanzo collettivo “La potenza di Eymerich”, a cura di Keizen. Sue poesie e racconti sono pubblicati in numerose opere collettive. Per Buongiorno Regione, rubrica del TGR Basilicata, ha curato interventi sulle tradizioni popolari lucane, sulla stampa lucana d’epoca e sulle scrittrici lucane. Per il sito www.enciclopediadelledonne.it ha pubblicato i profili di scrittrici lucane, come Laura Battista, Giuliana Brescia, Carolina Rispoli. Come wikipediana, è parte, in particolare, del progetto in progress “Profili di donne lucane”. In Second life ha curato la redazione del romanzo collettivo “La torre di Asian”. In Craft World e in Second life, come presso scuole e altre istituzioni, tiene corsi di scrittura letteraria. Il progetto-laboratorio “La Città delle Donne”, realizzato in Craft World, ospita i profili di 86 poete di tutti i tempi, tra cui alcune Lucane, ed è frequentato da scuole e cultori.

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