DALL’ODIO NELLA POLITICA ALLA POLITICA DELL’ODIO

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di

Giampiero D’Ecclesiis

 

L’involuzione è stata lenta, almeno inizialmente, l’inizio della narrazione disgregante che ha portato ad oggi, parte dagli anni ’70, Pier Paolo Pasolini, uno dei massimi intellettuali italiani del secolo scorso, sosteneva che la realtà italiana era duplice, due Paesi in uno, il primo affondato fino al collo nella degradazione e nella degenerazione, l’altro intatto e non compromesso, identificando il secondo con il Partito Comunista Italiano.

Perfino un intellettuale raffinatissimo, decisamente da considerare tra i più fini analisti della nostra realtà, allorquando lasciava distorcere la sua capacità analitica dalla lente della ideologia andava del tutto fuori bersaglio.

E’ di tutta evidenza che le basi, tanto quella dell’area democristiana quanto quella dell’area comunista erano sane, permeate un impulso ideale ancora forte, a differenza dei vertici che, per motivi diversi, si erano ripiegati sulle esigente della realpolitik legata agli equilibri politici internazionali.

Già in quell’epoca, a cavallo tra gli anni ’70 e ’90, il seme dell’odio per la politica era piantato, era un seme che sopratutto attecchiva nel mondo delle ali estreme, l’avversario politico come nemico era la concezione che innervava la discussione politica nell’estrema sinistra e nell’estrema destra entrambe, in qualche misura supportate da un coacervo di interessi contrastanti, potenze straniere, interessi economici, che sarebbero sbocciati nella tragica stagione del terrorismo rosso e nero.

L’avversario politico come nemico da uccidere, da eliminare fisicamente, mostro, traditore del sistema, del popolo, della patria, servo di potenze straniere, di poteri occulti che cercano di controllare il sistema.

Nonostante la evidente componente irrazionale che c’è dietro a questa visione, in quell’epoca, almeno, il tutto era irrobustito da una potente corrente ideale; i partiti, comunista, socialista, repubblicano, democristiano, liberale, la destra, svolgevano la loro azione seguendo uno schema ideale e calmierando le spinte personalistiche attraverso la composizione politica dei diversi interessi. 

Poi c’è stato il 1994. 

Sul finire degli anni ’80 il crollo del sistema comunista sovietico e del blocco del Patto di Varsavia aveva modificato in maniera significativa i rapporti tra il PCUS e il PCI che aveva nettamente preso le distanze prima politicamente e poi, con più prudenza, economicamente. Di fatto nel 1991 il PCI aveva cessato di esistere dissolvendosi nel Partito Democratico della Sinistra e nel Partito di Rifondazione Comunista.

Il meccanismo di finanziamento “irregolare” come lo definì giustamente Bettino Craxi, era largamente diffuso tra tutti i partiti dell’arco costituzionale, nessuno escluso, e l’inchiesta mani pulite arrivò come un maglio su un sistema oramai prossimo alla crisi.

Il sistema dei partiti in Italia aveva bisogno di essere riformato e non distrutto, con classi politiche più lungimiranti, più amanti del paese e meno del potere, questo sarebbe stato possibile ma i semi dell’odio politico, seminati per anni dalla retorica degli onesti contro i corrotti, oramai aveva dato frutti che, maturati dall’indignazione popolare, erano pronti per essere mangiati.

La prima Repubblica è morta davanti all’Hotel Raphael con fascisti e comunisti, insieme, a tirare monetine a Craxi e a cantare “Vuoi pure queste”, nonostante il discorso lucido, pregno di verità e di analisi oggettive fatte da Craxi in parlamento, il desiderio di mettere le mani sul paese aveva fatto perdere la lucidità ai vertici dell’ex partito comunista e a quel vasto Barnum di attori, registi, giornalisti, scrittori, uomini di cultura cresciuti nella serra protetta della sinistra italiana e che, come sempre, erano pronti ad essere più realisti del re.

Una sorta di rassemblement di Sanculotti borghesissimi, già negli anni ’90 il PDS aveva perso contatto con il proletariato italiano, che dalla conquista del potere vedevano concretizzarsi un ulteriore miglioramento delle già cospicue rendite di posizione conseguite.

Dalle pagine di Repubblica i Sanculotti italiani arringavano il paese richiedendo a gran voce la testa del “cinghialone”.

Non bastarono morti e suicidi anche illustri, Franco Franchi, Renato Morese, Giuseppe Rosato,  Mario Luciano Vignola, Mario Comaschi, Sergio Moroni, Gabriele Cagliari, Raul Gardini, Sergio Castellari, tra questi personaggi di primissimo piano dell’industria, della politica e dell’economia italiana, ma la macchina della giustizia, dell’odio politico, della distruzione personale non fu messa in discussione da nessuno.

Le sinistre convinte di poter far piazza pulita di tutti gli avversari continuarono ad alimentare l’odio di piazza in associazione con la destra.

Quando Mani Pulite sembrava stesse per placarsi ecco che sulla scena politica italiana intervenne un nuovo potente attore, Silvio Berlusconi divenne il nemico pubblico numero uno per la sinistra e immediatamente fu inondato da una massa incredibile di indagini, rinvii a giudizio e la costruzione per il mondo della sinistra di un nuovo nemico da annichilire. 

Mi fanno sorridere oggi i complimenti e le cortesie riservate all’On. Mara Carfagna la stessa che, in quegli anni veniva pubblicamente indicata come la dispensatrice di servizi sessuali al Cavaliere tra risate e applausi in diretta televisiva.

Per anni la sinistra italiana ha alimentato un odio irrazionale, inestinguibile contro Berlusconi identificato non come avversario da battere ma come un nemico da abbattere, valanghe di battute satiriche, vignette, inchieste giornalistiche, l’intera potenza di fuoco della stessa area che negli anni ’90 si era scatenata per distruggere il P.S.I. si è riversata su Berlusconi, senza posa, senza tregua, alimentando una divisione all’interno del paese basata su una presunzione di “onestà” contrapposta ad una presunzione di “corruzione”. 

Vent’anni di questa narrazione politica in assenza di un indirizzo, di una capacità di governare i problemi del paese, di seguirne il progressivo impoverimento, le modificazioni, tanto da destra quanto da sinistra, condito dalla delegittimazione dell’avversario portata a sistema unico di comunicazione e dibattito politico, non poteva che sfociare in un impennata di populismo. 

Provate a guardare su Youtube un confronto politico degli anni 80 o 90 e paragonatelo con quelli di oggi, il confronto è impietoso, competenza contro ignoranza, capacità di confronto contro liti da cortile, toni, atteggiamenti pacati contro isterismi, educazione contro maleducazione, è assolutamente normale che il rispetto per i politici sia drasticamente crollato. 

Si è così passati dall’uso dell’odio nella politica, all’odio per la politica e su questa base sono stati costruiti nuovi soggetti come ad esempio il Movimento 5 Stelle, che dell’uno vale uno, della democrazia diretta, ha fatto una bandiera.

Il grande salto di qualità è arrivato grazie ai social network che hanno dato l’apparenza, ai meno provveduti, che quell’uno vale uno fosse a portata di mouse.

Il lamentatore seriale che prima sfogava la sua frustrazione al bar tra un amaro lucano e una birra, oggi posta sul social la sua protesta ed è a sua volta rinforzato da altre decine di persone che in buona fede scambiano il social per la televisione, affidando ad esso quel ruolo salvifico e disvelatore che nei primi anni il telespettatore medio dava alla televisione: “L’ha detto la televisione, è senz’altro vero!”.

Ed è esattamente questo il meccanismo che alimenta le fabbriche della disinformazione.

La splendida intuizione di Salvini è stata quella di saldare due estremismi ignoranti, quello di un nord razzista e egoista e quella di un sud opportunista e ipocrita alla ricerca di un posto al sole.

Al sud più che al nord l’ascensore politico e sociale per anni è rimasto bloccato impedendo nuovi ingressi, il primo scossone lo ha dato il Movimento 5 Stelle arruolando nuovi protagonisti casuali, la Lega ha aperto uno spazio di opportunità che è stato presto riempito dalle seconde e dalle terze file in attesa nell’area del centro destra.

Il rimescolamento improvviso dei protagonisti, la modestissima esperienza e cultura politica dei nuovi arrivati, il tasso elevato di spregiudicatezza, e il contesto generale hanno fatto il resto abbassando ulteriormente il livello del confronto politico ad un continuo litigio senza contenuto.

Personalmente nel ristretto spazio dell’ultimo anno posso attestare di aver interrotto diversi rapporti di amicizia, prima sinistra e poi a destra, reo come sono stato di voler usare la mia testa e non la mia pancia.

Mi diverte molto quando qualcuno affida alle persone che mi sono vicine un messaggio del tipo “Lui però è troppo critico” ovvero “Ma ha detto questo, o quello!” per lamentarsi di una critica diretta o di un mio commento.

La dimostrazione più evidente della inadeguatezza di molti è nell’incapacità di guardarsi allo specchio e guardarsi per come si è mettendosi in confronto con cosa si è stati, non è questione di coerenza ma di onestà intellettuale, la qualità più rara di questi tempi.

Il vero dramma di queste nuove “classi politiche” è la mancanza di esperienza e la spregiudicatezza che li porta a pensare di poter dettare le regole, di poter gestire la cosa pubblica tenendo come riferimento solamente il proprio utile personale e politico, mai come in questo ultimo periodo il tasso di conflitti di interesse è aumentato vertiginosamente.

Costruttori che pianificano scelte urbanistiche, imprenditori che pretendono di dettare la linea di sviluppo socioeconomico, interessi confliggenti nel mondo dell’energia, del lavoro, dei servizi che in maniera sfacciata e spregiudicata vengono rivendicati quali azioni politiche.

Tutto questo è figlio della politica dell’odio, di quella che non ammette confronti ma solo scontri, di quella politica che rifiuta per convenzione di tener conto degli interessi dell’altra parte ma dichiara esplicitamente che, avendo vinto ha diritto a spartirsi le spoglie.

 

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

1 commento

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    giovanni forastiere il

    Articolo pieno di spunti interessanti : alcuni li condivido ( in particolare, la conclusione ed anche la sottolineatura del ruolo avuto dalla politica ” ideologica” ( l’espressione è mia, una sorta di interpretazione del tuo pensiero), su altri sono in assoluto dissenso da molti anni ( analisi della stagione di Mani Pulite, della figura di Craxi e della sinistra : temi discussi per anni con amici e conoscenti di una certa area politica). Dissenso assoluto anche su di un passaggio che peraltro non è, mi sembra di capire, tema dell’articolo : la statura intellettuale di Pasolini.
    In ogni caso, apprezzabilissima l’accuratezza dell’analisi e l’argomentazione, a prescindere dalal condivisione o meno di essa. Ti leggo sempre volentieri

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