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dino rosa /www.investinbasilicata.it
Il Registro Imprese può essere definito come l’anagrafe delle imprese: vi si trovano infatti i dati (costituzione, modifica, cessazione) di tutte le imprese con qualsiasi forma giuridica e settore di attività economica, con sede o unità locali sul territorio nazionale, nonché gli altri soggetti previsti dalla legge.
Il Registro Imprese fornisce quindi un quadro completo della situazione giuridica di ciascuna impresa ed è un archivio fondamentale per l’elaborazione di indicatori di sviluppo economico ed imprenditoriale in ogni area di appartenenza.( fonte: www.registroimprese.it). La sua funzione principale è quella di garantire la pubblicità legale delle imprese, garantendo la tempestività dell’informazione su tutto il territorio nazionale e quindi:
- pubblicità costitutiva:riguarda i casi in cui l’iscrizione di un determinato atto nel Registro è requisito necessario ed indispensabile affinché l’atto produca i propri effetti giuridici tra le parti (ad es. atto costitutivo di società di capitali);
- pubblicità dichiarativa: riguarda i casi in cui l’iscrizione nel Registro rende opponibile ai terzi l’atto del quale è stata data pubblicità, prescindendo dalla effettiva conoscenza che i terzi ne abbiano (ad es. atto costitutivo delle società di persone);
- pubblicità notizia: riguarda i casi in cui l’iscrizione nel Registro ha una finalità di certificazione anagrafica e di informazione del pubblico, senza alcuna conseguenza né sulla efficacia né sulla opponibilità ai terzi dell’atto iscritto (ad es. l’iscrizione del piccolo imprenditore commerciale).
L’analisi del tasso di iscrizione nel registro delle imprese costituisce, di rimando, anche un’analisi sulla condizione economica di un territorio, sulla sua vivacità e sull’inclinazione a risollevarsi dopo un periodo di crisi.
L’Istat fornisce diversi dati relativi al fervore di un determinato ambito territoriale fra cui:
| Ind. 241 | Tasso di iscrizione lordo nel registro delle imprese (a) (b) | ||||||
| Imprese iscritte sul totale delle imprese registrate nell’anno precedente (percentuale) | |||||||
| 2013 | 2014 | 2015 | |||||
| Abruzzo | 7,4 | 6,9 | 6,7 | ||||
| Molise | 7,2 | 7,1 | 7,0 | ||||
| Campania | 7,4 | 7,3 | 7,3 | ||||
| Puglia | 7,3 | 7,2 | 7,2 | ||||
| Basilicata | 6,8 | 6,1 | 6,2 | ||||
| Calabria | 6,5 | 6,8 | 6,7 | ||||
| Nord | 6,6 | 6,3 | 6,3 | ||||
| Centro | 7,1 | 6,8 | 6,8 | ||||
| Mezzogiorno | 7,1 | 7,0 | 6,9 | ||||
| Italia | 6,9 | 6,6 | 6,6 | ||||
| Ind. 242 | Tasso di iscrizione netto nel registro delle imprese | ||||||||
| Imprese iscritte meno imprese cessate sul totale delle imprese registrate nell’anno precedente (percentuale) | |||||||||
| 2013 | 2014 | 2015 | |||||||
| Abruzzo | 0,2 | 0,0 | 0,2 | ||||||
| Molise | 0,5 | 0,5 | 0,7 | ||||||
| Campania | 0,8 | 1,2 | 1,6 | ||||||
| Puglia | -0,1 | -0,1 | 0,8 | ||||||
| Basilicata | 0,1 | -0,2 | -0,7 | ||||||
| Calabria | 0,3 | 0,9 | 1,3 | ||||||
| Nord | -0,3 | -0,2 | 0,1 | ||||||
| Centro | 0,7 | 0,7 | 0,8 | ||||||
| Mezzogiorno | 0,3 | 0,4 | 0,9 | ||||||
| Italia | 0,1 | 0,2 | 0,5 | ||||||
Dalle tabelle soprastanti si deduce che il tasso di iscrizione lordo nel registro delle imprese nel 2015 si è mantenuto in linea, seppur comunque inferiore, con quello delle altre regioni meridionali(il cui risultato comunque non è molto differente dal dato nazionale) mentre il tasso di iscrizione nel registro delle imprese ha registrato, nel 2015, un andamento negativo al contrario di quello che generalmente avviene nelle maggior parte delle altre regioni
| Ind. 054 | Tasso di natalità delle imprese | |||||||
| Rapporto tra imprese nate all’anno t e le imprese attive dello stesso anno (percentuale) | ||||||||
| 2011 | 2012 | 2013 | ||||||
| Abruzzo | 9,2 | 7,7 | 7,8 | |||||
| Molise | 6,8 | 7,2 | 7,6 | |||||
| Campania | 8,4 | 9,4 | 9,5 | |||||
| Puglia | 7,4 | 7,9 | 7,9 | |||||
| Basilicata | 6,4 | 7,0 | 7,1 | |||||
| Calabria | 7,8 | 8,5 | 8,8 | |||||
| Nord | 5,9 | 6,0 | 6,0 | |||||
| Centro | 7,0 | 7,5 | 7,7 | |||||
| Mezzogiorno | 7,9 | 8,4 | 8,5 | |||||
| Italia | 6,7 | 7,0 | 7,1 | |||||
I dati dell’indagine statistica condotta dall’Istat si fermano al 2013 ed in essi si evidenzia come il dato lucano subisca un lieve incremento nel corso degli anni oggetto di analisi. Un’indagine effettuata su www.fisco7.it evidenzia invece il dato più recente disponibile dal quale in estrema sintesi possiamo dire che, dall’analisi dei dati ufficiali sulla natalità e mortalità delle imprese tra gennaio e marzo 2016, emerge un calo del numero dei fallimenti e il miglior saldo tra iscrizioni e cessazioni di imprese degli ultimi cinque anni, anche se ancora negativo.
Il numero totale delle imprese italiane è pari a 6.038.891, di cui 1.347.820 artigiane. Come per i passati trimestri di inizio anno, il tessuto imprenditoriale registra un bilancio in calo (-12.681 imprese) a causa del concentrarsi delle cancellazioni alla fine dell’anno precedente, anche se questa flessione è meno consistente rispetto agli anni passati. Dai dati Istat inoltre è desumibile che
| Ind. 242 | Tasso di iscrizione netto nel registro delle imprese | ||||||||
| Imprese iscritte meno imprese cessate sul totale delle imprese registrate nell’anno precedente (percentuale) | |||||||||
| 2013 | 2014 | 2015 | |||||||
| Abruzzo | 0,2 | 0,0 | 0,2 | ||||||
| Molise | 0,5 | 0,5 | 0,7 | ||||||
| Campania | 0,8 | 1,2 | 1,6 | ||||||
| Puglia | -0,1 | -0,1 | 0,8 | ||||||
| Basilicata | 0,1 | -0,2 | -0,7 | ||||||
| Calabria | 0,3 | 0,9 | 1,3 | ||||||
| Nord | -0,3 | -0,2 | 0,1 | ||||||
| Centro | 0,7 | 0,7 | 0,8 | ||||||
| Mezzogiorno | 0,3 | 0,4 | 0,9 | ||||||
| Italia | 0,1 | 0,2 | 0,5 | ||||||
Mentre da:www.fisco7.it/2016/06/natalita-e-mortalita-delle-imprese-italiane-nel-primo-trimestre-2016/ desumiamo che, nei primi tre mesi dell’anno, il numero delle iscrizioni è rimasto stabile (114.660 imprese, +158 rispetto allo stesso periodo del 2015), mentre è in calo il numero delle chiusure, scese a 127.341 unità (133.187 nel 2015), che risulta essere il miglior valore degli ultimi undici anni. Il maggior numero di cancellazioni riguarda le imprese artigiane (40.218), che anche se rappresenta il dato più basso da dieci anni a questa parte, non viene equilibrato dal numero delle iscrizioni, che continuano ad essere in costante flessione.
Sono in aumento le imprese che esercitano attività di noleggio, agenzie di viaggio e servizi alle imprese, attività immobiliari, alloggio e ristorazione. Al contrario i maggiori cali si riscontrano nel settore delle costruzioni e del commercio.
Per quanto riguarda le forme giuridiche, continuano ad aumentare le società di capitali (+13.000 unità), mentre ha un saldo negativo il conteggio delle società di persone e delle ditte individuali (-20.930 unità).
Sulla base di un’analisi condotta a livello territoriale, il Trentino-Alto Adige, il Lazio e la Campania sono le regioni che registrano un saldo positivo in relazione alle crescite delle imprese, mentre tra le altre regioni, l’Emilia-Romagna ha chiuso il primo trimestre 2016 con il risultato peggiore rispetto al 2015 (-2.165 imprese). Con specifico riferimento al settore dell’artigianato, nessuna regione presenta dei dati positivi e quelle che hanno ottenuto il peggior risultato rispetto allo scorso anno sono Friuli Venezia Giulia, Liguria, Umbria, Molise e Sardegna.
Per quanto riguarda le procedure fallimentari, tra gennaio e marzo 2016 le imprese che hanno aperto una nuova procedura fallimentare sono state 3.396 contro le 3.588 del primo trimestre del 2015 (-5.4%). Il fenomeno del fallimento è comunque molto limitato in quanto coinvolge in media 6 imprese ogni 10.000. In particolare, il settore del commercio conta il maggior numero di fallimenti, seguito dall’industria manifatturiera e dalle costruzioni. Per quanto riguarda le varie forme giuridiche, a fronte di un aumento dei fallimenti delle società di persone, dei consorzi e delle cooperative, si assiste ad una diminuzione per le società di capitali (-6.3%) e le imprese individuali (-9.9%).
Quanto all’incidenza del fenomeno, l’esposizione delle imprese al rischio di fallimento è più elevata tra le attività di trasporti e magazzinaggio, i servizi alle imprese e le attività di alloggio e ristorazione. Non in tutte le regioni d’Italia si registra però questa contrazione nell’apertura di nuovi fallimenti: la regione con maggior numero di procedure in termini assoluti è la Lombardia, seguita dal Lazio e dal Veneto. Le regioni invece dove i fallimenti hanno inciso di meno sono la Basilicata, la Valle d’Aosta e la Sardegna.
Il rallentamento delle procedure fallimentari è certamente un segnale positivo in quanto, come sottolinea il presidente di Unioncamere, Ivan Lo Bello, ci conferma che il sistema produttivo italiano è in ripresa “e ci fa capire che i momenti più difficili di questa lunga crisi che ha attraversato il Paese sono probabilmente alle spalle”.
| Ind. 157 | Tasso netto di turnover delle imprese | ||||||
| Differenza tra il tasso di natalità e di mortalità delle imprese (percentuale) | |||||||
| 2011 | 2012 | 2013 | |||||
| Abruzzo | 0,7 | -1,0 | -1,2 | ||||
| Molise | -1,7 | -1,2 | -0,9 | ||||
| Campania | -1,5 | -0,7 | -1,0 | ||||
| Puglia | -1,0 | -0,9 | -1,1 | ||||
| Basilicata | -1,7 | -0,7 | -1,2 | ||||
| Calabria | -2,2 | -1,2 | -1,6 | ||||
| Nord | -1,2 | -1,2 | -1,6 | ||||
| Centro | -1,4 | -1,1 | -1,3 | ||||
| Mezzogiorno | -1,4 | -1,1 | -1,3 | ||||
| Italia | -1,3 | -1,1 | -1,5 | ||||
Il tasso netto di turnover delle imprese evidenzia la differenza del tasso di natalità e di mortalità ed, analizzando i dati disponibili che si fermano al 2013, si evidenzia come, esso, si aggiri comunque ed indistintamente in territorio negativo,registrando picchi nei valori medi di Calabria ed Italia Settentrionale.
| Dati 138 | Imprese iscritte al 31/12 dell’anno | ||||
| (numero) | |||||
| 2013 | 2014 | 2015 | |||
| Abruzzo | 8872 | 8340 | 8017 | ||
| Molise | 1760 | 1742 | 1719 | ||
| Campania | 36290 | 36486 | 36666 | ||
| Puglia | 21923 | 21692 | 21540 | ||
| Basilicata | 2834 | 2536 | 2600 | ||
| Calabria | 9563 | 10017 | 9953 | ||
| Nord | 163096 | 154887 | 154466 | ||
| Centro | 82839 | 80119 | 79906 | ||
| Mezzogiorno | 115966 | 114865 | 113643 | ||
| Italia | 361901 | 349871 | 348015 | ||
Il dato riguardante le imprese iscritte al 31/12/2015 evidenzia come in Basilicata si sia registrata una lieve ripresa dopo il dato negativo del 2014 rispetto al 2013. In Campania, unica regione nel Meridione, si è avuto, nel 2015, un incremento del numero di imprese rispetto al 2013.
| Dati 136 | Imprese registrate al 31/12 dell’anno (a) | ||||
| (numero) | |||||
| 2013 | 2014 | 2015 | |||
| Abruzzo | 120770 | 120528 | 120736 | ||
| Molise | 24576 | 24653 | 24795 | ||
| Campania | 496652 | 501946 | 509818 | ||
| Puglia | 299574 | 298635 | 300629 | ||
| Basilicata | 41898 | 41698 | 41365 | ||
| Calabria | 148301 | 149431 | 151224 | ||
| Nord | 2462441 | 2451932 | 2453467 | ||
| Centro | 1173679 | 1179404 | 1188575 | ||
| Mezzogiorno | 1640488 | 1643595 | 1656652 | ||
| Italia | 5276608 | 5274931 | 5298694 | ||
Le imprese registrate al 31/12 negli anni hanno subito una diminuzione in Basilicata in sintonia con le difficoltà registrate nel superare il periodo di crisi che ha caratterizzato gli ultimi anni.
| Dati 145 | Imprese nate (a) | |||
| (numero) | ||||
| 2011 | 2012 | 2013 | ||
| Abruzzo | 8255 | 6884 | 6935 | |
| Molise | 1308 | 1366 | 1438 | |
| Campania | 25668 | 28884 | 28921 | |
| Puglia | 17004 | 18030 | 17865 | |
| Basilicata | 2045 | 2218 | 2223 | |
| Calabria | 7786 | 8352 | 8595 | |
| Nord | 117344 | 119055 | 117964 | |
| Centro | 59594 | 63051 | 64610 | |
| Mezzogiorno | 87733 | 93321 | 93964 | |
| Italia | 264671 | 275427 | 276538 | |
Il dato fornito dall’Istat si ferma al 2013 mentre Union Camere dal dato su
NATALITA’ E MORTALITA’ DELLE
IMPRESE ITALIANE REGISTRATE PRESSO LE CAMERE DI COMMERCIO – ANNO 2015
evidenziacome si siano sviluppate più imprese turistiche e commerciali, meno società di costruzioni e aziende agricole. Negli scorsi dodici mesi le imprese italiane hanno accelerato il ritmo di crescita e raggiunto quota 6 milioni 57mila unità. Questo grazie a 372mila nuove iscrizioni che hanno più che compensato le 327mila cancellazioni con un saldo, quindi, di 45mila imprese in più. Dopo sette anni di crisi (interrotti dalla breve fiammata del 2010-2011), lo scorso anno il tessuto imprenditoriale ha visto un ritorno del ritmo di crescita delle imprese ai livelli pre-crisi del 2007 (+0,75%).
Il dato relativo alle imprese attive
| Dati 147 | Imprese attive (a) (b) | |||
| (numero) | ||||
| 2011 | 2012 | 2013 | ||
| Abruzzo | 89713 | 89341 | 88509 | |
| Molise | 19255 | 19077 | 18913 | |
| Campania | 305607 | 306532 | 305205 | |
| Puglia | 229602 | 229330 | 226997 | |
| Basilicata | 31878 | 31651 | 31465 | |
| Calabria | 99276 | 98572 | 97872 | |
| Nord | 2004791 | 1996203 | 1963891 | |
| Centro | 851243 | 846197 | 838271 | |
| Mezzogiorno | 1114713 | 1111314 | 1102057 | |
| Italia | 3970747 | 3953714 | 3904219 | |
Evidenzia come, per quanto gli scostamenti tra un anno e l’altro siano poco consistenti, si sia registrato, nelle annualità considerate, un decremento del numero di imprese attive. Il dato ultimo disponibile, per l’Istat, si ferma al 2013 mentre il Rapporto sull’Economia lucana nel 2015presentato da Unioncamere Basilicata a Matera in occasione della 14^ Giornata dell’Economia evidenzia che:
Rispetto al contesto nazionale l’economia regionale nel 2015 ha rallentato, a causa della debole ripresa della domanda interna. I consumi delle famiglie, in particolare, hanno fatto registrare un dato positivo, con un +0,4 per cento, dopo 4 anni di flessioni consecutive. Stessa tendenza per gli investimenti (+0,3%, a fronte del +0,8% in Italia). Va segnalata la ripresa dei consumi, concentrata prevalentemente nel comparto dei beni durevoli. Secondo i dati dell’Osservatorio Findomestic, la Basilicata – con un aumento del 12,6 per cento nel 2015-è stata la prima regione italiana in termini di crescita della spesa per beni durevoli, tra i quali spicca l’acquisto di auto. Un riscontro ulteriore viene dall’aumento dai prestiti alle famiglie consumatrici , con un incremento di oltre il 60% sul territorio regionale; il doppio della media nazionale. Quanto ai macrosettori, escludendo l’agricoltura il cui contributo alla formazione del prodotto interno lordo non raggiunge il 5 per cento), solamente l’industria ha chiuso il 2015 con una variazione positiva, ancorché modesta, del valore aggiunto (+0,3 per cento , rispetto al +1,3 percento della media nazionale). Quanto al bilancio sui dati relativi alla natalità e mortalità delle imprese il 2015 si è chiuso con un saldo negativo di 103 aziende, risultato di 3.016 nuove iscrizioni e 3.119 cancellazioni. Il tasso annuo di crescita imprenditoriale, misurato dal rapporto tra il saldo di nati-mortalità e lo stock di imprese registrate, è tornato quindi negativo, attestandosi a -0,17 per cento, mentre a livello nazionale ha sensibilmente accelerato, raggiungendo il livello più elevato dal 2007 (+0,75 per cento).
Lo scorso anno sono migliorate le condizioni generale del lavoro con una marcata ripresa dell’occupazione (+6,4 per cento, per circa 3500 occupati in più) e una riduzione della disoccupazione con un -4 ,9 per cento. E questo in un contesto che ha visto peraltro aumentare il numero di coloro che si offrono sul mercato e restringersi l’area della inattività. Quali i fattori che hanno favorito questi dati? La ripresa dell’occupazione è in gran parte da attribuire alle significative novità introdotte con la riforma del mercato del lavoro (Jobs Act) e, in misura maggiore, alla contemporanea adozione, nell’ambito della Legge di stabilità 2014, delle agevolazioni fiscali a favore delle imprese che assumono con contratti a tempo indeterminato (quasi il 69% dei nuovi rapporti di lavoro attivati nel 2015 hanno beneficiato delle decontribuzioni. “Pur confermando le criticità oggettive dell’economia lucana –ha detto il presidente dell’Unione delle Camere di commercio di Basilicata, Angelo Tortorelli- la Basilicata ha le potenzialità per migliorare i dati sulla crescita. La programmazione di opere pubbliche legate al Patto per il Sud, per Matera capitale europea della cultura 2019 e altre opportunità con i fondi dell’Unione europea dovrebbero contribuire a migliorare le posizioni e a investire nel futuro della nostra regione,che sono i giovani Il sistema camerale farà la propria parte. Attendiamo che altri, per le problematiche segnalate e contenute nell’Osservatorio, si sforzino di affrontarle e risolverle.
Quanto all’immediato futuro per l’anno in corso, le ultime previsioni ipotizzano una crescita dello 0,4 per cento per l’economia lucana, in linea con la media meridionale, ma ancora al di sotto di quella nazionale che sarà del + 1,0 per cento. Consumi delle famiglie e investimenti dovrebbero mostrare una accelerazione, a patto che non venga modificato il quadro di alcune condizioni di contesto favorevoli che, anche a livello nazionale, stanno sostenendo la domanda interna. Mi riferisco alla bassa inflazione,alla politica monetaria espansiva e di bilancio accomodante; mentre dovrebbe stabilizzarsi il contributo positivo alla crescita offerto dall’export. Dal punto di vista settoriale, si attende una ripresa delle costruzioni +1,1 per cento , la conferma del trend positivo dell’industria con un +0,7 per cento e la ripresa dei servizi per un +0,3 per cento. Si tratta di segnali positivi che dovranno essere aiutati nel loro consolidamento.(da www.bas.camcom.it)
| Dati 451 | Imprese cessate al 31/12 dell’anno (a) | ||||
| (numero) | |||||
| 2013 | 2014 | 2015 | |||
| Abruzzo | 8653 | 8351 | 7763 | ||
| Molise | 1649 | 1628 | 1557 | ||
| Campania | 32443 | 30773 | 28604 | ||
| Puglia | 22103 | 22017 | 19249 | ||
| Basilicata | 2813 | 2630 | 2900 | ||
| Calabria | 9093 | 8656 | 8033 | ||
| Nord | 171139 | 159818 | 153162 | ||
| Centro | 74361 | 72300 | 70817 | ||
| Mezzogiorno | 111284 | 109010 | 99494 | ||
| Italia | 356784 | 341128 | 323473 | ||
Il dato evidenzia come la Basilicata, unicum nel panorama meridionale, abbia visto un aumento rispetto al 2014 ed anche al dato relativo al 2013