DIALOGHI POLITICI TRA GIANFRANCO BLASI E LEONARDO PISANI N. 1/2023

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DI LEONARDO PISANI

Onorevole Blasi, riprendiamo i nostri dialoghi dopo una breve pausa. Pensi, siamo giunto al n. 32. Questo, però, è il primo del 2023. In molti, anche personalità politiche che hanno un pensiero diverso dal suo e dal mio, ci chiedevano del perché ci fossimo fermati. Mi scusi se l’ho sollecitata. L’ultima volta avevamo parlato della vittoria della Meloni, ora siamo al cambio di passo, alla svolta del Pd con l’ affermazione di Elly Schlein …

Intanto la saluto e sì, condivido sul fatto che i dialoghi erano seguiti. Quindi andiamo avanti ben volentieri. Come la devo chiamare, professore? Approfitto della nostra rubrica per formularle i migliori auguri per una lunga e feconda carriera nella scuola pubblica. Lei è un esempio da seguire, sa. Ha studiato, si è conquistato uno spazio e non deve dire grazie a nessuno se non alle sue qualità e alla sua perseveranza. Davvero, complimenti. Poi, aggiungo, ci siamo divertiti insieme in queste settimane per la presenza della nazionale italiana di pugilato a Potenza. Che bella manifestazione quella che ha visto contrapposto l’Italia al portogallo e che grande atleta e bella persona è Irma Testa. Anche il pugilato come la politica coniugato al femminile.

Grazie per il suo pensiero gentile. Essere entrato nella scuola pubblica, con tutti i limiti del caso, mi gratifica molto. A proposito di grande boxe. E’ vero sono stati giorni impegnativi per me, per il Maestro, Peppino Gruosso, per il direttore, Giovanni Riccio, per i suoi figli. La grande boxe a Potenza mancava dai tempi di suo padre e Rocco Mazzola quando ospitarono la Polonia e la nostra nazionale alla Palestra Coni di Montereale. Ha ragione, Irma è un grande pugile ed una grande donna. Speriamo a Parigi …

Incrociamo le dita. A Parigi. Prof Pisani, tiferemo anche per il lucano Domenico Acerenza nel nuoto e per la potentina Francesca Palumbo nel fioretto. La Palumbo è allieva del compianto Maestro, Giuseppe Pinto. Pino è da poco scomparso. Una gran bella persona. Un galantuomo dello sport in pedana.

Onorevole, torniamo ad Elly Schlein. Lei è un osservatore attento. Se lo aspettava?

Noi ci siamo sentiti domenica pomeriggio. Ricorderà che le ho detto che la vittoria 

di Bonaccini non era scontata. Sia perché alcune delle correnti del partito si erano schierate con la Schlein, quella di Franceschini e della moglie dello stesso su tutte, sia perché Bonaccini assomiglia troppo a Renzi. Ed ormai il Pd è svuotato dal renzismo ed è anche lontano dal riformismo. Meloni e Schlein sono due facce della stessa medaglia. La politica occidentale si è radicalizzata. Da una parte il populismo di destra, dall’altro quello di sinistra. Da una parte i patrioti dall’altra gli aperturisti legati alle battaglie sui diritti, sul clima, sul pacifismo, sul precariato. Anzi la sfida della Schlein, vedrà, sarà cambiare la posizione del Pd sulla guerra in Ucraina. Darle, all’inizio, una sfumatura diversa per poi cambiare decisamente posizione.

Non le sembra che un Pd così possa finire per somigliare molto, per sovrapporsi a Conte e ai Cinque Stelle? Ho come la sensazione che il profilo istituzionale del partito democratico, quello dell’agenda Draghi per intenderci, sia ormai al capolinea. Oppure il Pd di Schelein e il M5S di Cinte potrebbero attrare un elettorati anche differente tra gli indecisi o chi si astiene dal voto. Ma ne parleremo a tempo dovuto. Ora è presto. 

E’ più di una sensazione. Se pure, Franeschini e Orlando sono stati ministri di Draghi. Ed oggi sono sponsor della nuova segretaria. Ma la Schlein ha una strada obbligata. Cambiare volti e nomi della classe dirigente. Magari Franceschini userà la moglie per darsi un volto nuovo. D’altronde è un vecchio democristiano e conosce i tempi e i modi della politica. E’, invece, interessante quello che lei, prof Pisani, intuisce sui Cinque Stelle. Ora ci sarà una sovrapposizione della Schlein e di Conte sullo stesso elettorato. Vedremo i sondaggi dei prossimi mesi fino ad arrivare alle europee. Chi sarà più populista, chi riuscirà a convincere di più fra i due …

Reddito di cittadinanza contro salario minimo e poi diversità e inclusione e ancora guerra e pace, atlantismo e europeismo …

Aggiungerei la capacità di mobilitare contro il governo Meloni. Di fare opposizione, di tornare nelle piazze, di usare sindacato e movimenti. Io vedo il Pd di Schlein più reattivo su questo terreno rispetto ai Cinque Stelle. Non dimentichiamoci della Cgil che già parla di settimana lavorativa su quattro giorni.

Mi da un giudizio sintetico sul governo Meloni?

Gode dei benefici dell’Agenda Draghi. Deve avere più coraggio nel proporre e approvare una riforma fiscale vera, che riduca il peso delle tasse anche sul lavoro dipendente. La Meloni è politicamente brava. Sul pezzo. E’ stata più realista del re. Il giusto mix di atlantismo ed europeismo senza piegare le ginocchia davanti allo sciovinismo francese. Deve continuare nel lavoro di diversificazione energetica. Dare compimento alle opere del Pnnr. Questo significherà che l’Italia continuerà a crescere più della Germania e della maggior parte dei paesi dell’area euro. Per ora vedo più luci che ombre.

E che dice di Renzi e Calenda, di quello che lei, Onorevole, chiama riformismo mite?

Purtroppo non buca il video. Non c’è spazio, se non un pertugio. Magari arriveranno al dieci per cento alle europee, ma è poco. Troppo poco. Servirebbe un partito unico con dentro anche Forza Italia. Un partito, cioè, con un’ambizione maggioritaria. Alla Macron per capirci. Ma non vedo un Macron italiano all’orizzonte. E gli uomini di Berlusconi stanno troppo comodi sotto la copertina del governo di Giorgia Meloni. Ci vorrà tempo e pazienza per Renzi e Calenda. Ieri sui Social notavo una certa euforia della Elena Boschi. Magari anticipava degli scenari. Secondo me del tutto prematuri. La Boschi vede il Pd schiacciato a sinistra. Ma la Schlein è donna di sinistra radicale. Il Pd si è dato un’ opzione tutta di sinistra, non si è affatto suicidato. 

Si avvicinano le regionali lucane. Ma di questo parleremo un’altra, prossima volta. Volevo chiederle del federalismo fiscale o meglio dell’autonomia differenziata. Lei sembra sostenerla. In verità è fra i pochi a farlo …

Il modello dell’assistenza dipendenza ha reso il Mezzogiorno un luogo di sottosviluppo, aprirsi a nuove opportunità potrebbe significare un’ inversione di marcia. L’autonomia differenziata o asimmetrica sta dividendo le forze politiche, sociali e imprenditoriali. Nel Mezzogiorno sembra prevalere un diffuso pessimismo rispetto a questo Istituto Costituzionale. Eppure il dibattito è antico e parte dall’art. 5 della nostra Carta: “La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento.”

 Onorevole, però, dire che l’Italia è una e indivisibile significa affermare l’indivisibilità dello Stato italiano in più Stati e quindi l’illegalità di ogni tentativo di rendere indipendente una parte dello Stato stesso. Nel progetto Calderoli il rischio di una scomposizione dello stato unitario a mio giudizio c’è ed è forte!

Nello stesso tempo, però, prof Pisani, questo articolo sottolinea l’importanza del decentramento amministrativo e dell’autonomia. Ciò equivale a dire che l’Italia è uno Stato unitario, ma non accentrato dal punto di vista amministrativo, e nel quale i cosiddetti enti locali, cioè le Regioni, le Province e i Comuni, svolgono un ruolo fondamentale. La valorizzazione di questi enti non ha solo uno scopo di efficacia amministrativa, ma deve consentire una maggiore partecipazione dei cittadini alla vita politica, in applicazione del così detto principio di Sussidiarietà.

Non si dispiaccia, Onorevole Blasi, ma all’epoca dei nostri padri costituenti l’istituzione delle Regioni, che pure venne completata solo negli anni Settanta, aveva anche lo scopo di contrastare i movimenti antiunitari (come quelli che, all’indomani della Seconda guerra mondiale, si svilupparono in Sardegna e in Sicilia). Comunque, per venire  a tempi più recenti, sul tema dell’autonomia differenziata è stata svolta nel 2017 un’indagine conoscitiva del Parlamento italiano, in seno alla Commissione bicamerale per le questioni regionali, che si è conclusa con la definizione di un documento conclusivo che ne ripercorre i principali elementi. Lei ne ha parlato spesso. Vuole brevissimamente illustrarne le conclusioni.

Nel documento conclusivo il Parlamento all’unanimità ha evidenziato come il percorso autonomistico delineato dall’articolo 116, terzo comma, della Costituzione miri ad arricchire i contenuti e completare l’autonomia ordinaria, nell’ambito del disegno delineato dal Titolo V della parte II della Costituzione e come l’attivazione di forme e condizioni particolari di autonomia presenti significative opportunità per il sistema istituzionale nel suo complesso, oltre che per la singola Regione interessata. Centrale è il presupposto della “valorizzazione delle identità, delle vocazioni e delle potenzialità regionali” che determinano “l’inserimento di elementi di dinamismo nell’intero sistema regionale e, in prospettiva, la possibilità di favorire una competizione virtuosa tra i territori”. L’attuazione dell’articolo 116, terzo comma, non deve peraltro essere intesa in alcun modo come lesiva dell’unitarietà della Repubblica e del principio solidaristico che la contraddistingue. L’art. 119 sulla perequazione fra territori resta centrale  e intangibile.

Un ultima domanda più diretta. Secondo lei conviene alle Regioni meridionali il percorso legato agli orientamenti autonomistici o prevale l’idea di restare legate al vecchio modello?

La storia ci ha insegnato che il vecchio modello è stato fallimentare. Ha prodotto un sistema drammaticamente perverso. Ha creato emigrazione e spopolamento. Ha ridotto il Mezzogiorno e la nostra Basilicata a servizi pubblici sotto la soglia minima di efficienza. Approfondire gli scenari di opportunità che discendono direttamente dalla Costituzione e dal suo Titolo V, oltre che dalla Legge 42/2009 di applicazione del così detto Federalismo Fiscale, nonché dalle nuove opportunità offerte dal governo Meloni,  potrebbe essere particolarmente utile a comprendere come collocare il rapporto fra Regioni e Comuni da una parte e Stato centrale dall’altro. Secondo me conviene approfondire il dibattito senza pregiudizi e senza farlo scivolare sul terreno viscido dello scontro politico. Ma avremo modo di approfondire ancora meglio nei nostri prossimi appuntamenti.

 

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