DIRE DI AMARE POTENZA NON BASTA PIU’

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di ROCCO PESARINI

 

 

 

Credo che si sia arrivati alla fase due: affermare, anche con forza e vigore, che si ama e che si dovrebbe amare di più Potenza non ha più alcun senso se non seguito, poi, da azioni concrete.

E stavolta non parlo di questo o quel politico di turno, non parlo di associazioni, di operatori culturali, di imprenditori, di commercianti o di ogni altra categoria che possa venire o venirvi in mente.

Parlo di NOI, parlo di noi potentini intesi come popolazione, cittadinanza, collettività, unione di persone che vive nel medesimo luogo fisico.

Mancano oltre 20 giorni a Natale e son già iniziate le pippe (fortunatamente solo mentali, poi nel privato non so) di quelli che si lamentano che “il centro storico è morto, “che un tempo ci si incontrava sopa Putenz’ e si faceva comunità”; poi ci son quelli che iniziano a chiedere se si faranno i mercatini di Natale, quelli che chiedono se saranno messe le luminarie in via Pretoria (onestamente non so se ci siano già o meno, lo ammetto) e a carico di chi saranno (e anche qui, c’è gente già pronta ad affilare i rasoi delle polemiche “a vacant’”); come ogni anno poi si ripopolano le legioni di quelli che chiedono “eventi speciali, fantasmagorici, inebrianti, eccitanti, coinvolgenti” per far brillare di luce propria la città, soprattutto in una sorta di confronto – scontro (che onestamente trovo sterile e totalmente privo di interesse, almeno per quanto mi riguarda) con l’imminente Matera 2019.

Insomma, per farla in breve, siamo alle solite.

Ma il problema più grosso, la verità più vera è che, sempre più spesso quelli che si lamentano o lamentano qualche criticità son poi gli stessi che:

  1. Diserteranno il centro storico a piè pari anche se gli metti I mercatini di Natale e gli organizzi concerti, eventi ed iniziative culturali o di intrattenimento divertenti, sfiziosi o accattivanti;
  2. Usciranno di casa solo “p’ gi’ all’Iperfutura ad accattà u capiton’, u pandor’ e u torron’ p’ la cena d’ la vigilia”
  3. Non spenderanno un solo centesimo nei negozi di Potenza al motto di “sti cazz’ d’ commercianti d’ Putenz’ nun meritan’ niend’”
  4. Aspetteranno il 2 gennaio per andarsene appunto a Salerno a spendersi un paio di stipendi (per chi ha la fortuna di avercelo uno stipendio) per comprare il nuovo cappottino trendy visto all’amica – e se ce l’ha quella pezzente, devo avercelo pure io! –
  5. Hanno già iniziato a fare foto, con tanto si selfie a 32 denti, delle stupefacenti (pur’ si so’ semb’ i stess’ cos’) Luci d’artista di Salerno

Questo il quadro semi – serio del “termometro emotivo” della nostra piccola città.

Ovviamente ognuno è libero di fare ciò che vuole e ciò che crede.

Pero smettetela di riempirvi la bocca di presunto amore per la città se poi non partecipate attivamente, non contribuite realmente all’effettivo sviluppo della nostra comunità.

Dire di amare Potenza non basta più.

Dire di amare Potenza rischia di divenire, se non lo è già diventato, l’ennesima moda in una città dove le mode dettano oltremodo amicizie, dinamiche e rapporti, umani e non solo.

Dire di amare Potenza senza viverla, senza aiutarla a crescere e svilupparsi, non basta più.

Vivetela, “partecipatela”, “contribuitela”.

Torniamo a fare ed essere COMUNITA’.

Diversamente dire di amare Potenza non servirà realmente a un cazzo.

Sempre (in)distintamente vostro.

 

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Rocco Pesarini

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