Ho chiesto a Domenico Friolo di dialogare con i lettori, riportando il contesto nel quale nasce una poesia: luoghi, ricordi, sensazioni, sentimenti, occasioni. Il tentativo è di far conoscere meglio i nostri autori, di rivelarne la dimensione umana,di esplorare la fonte dalla quale sgorgano i versi. Non sono un letterato,né un critico , ma ho sufficiente consapevolezza di trovarmi con lui a cospetto della Grande Poesia lucana. E non è un caso che in America , in Brasile lo conoscano più che qui in basilicata. Fa parte della storia di sempre di questa regione in cui molti badano a se stessi e poco al talento che li circonda, quasi un modo per difendersi dalla competizione. Digressione a parte, ecco quello che Domenico mi ha scritto come accompagnamento ad una delle sue belle poesie: “”Come puoi immaginare, è una poesia scritta con brandelli della mia memoria, per farne un mosaico, come a rimettere su, metaforicamente, la casa abbandonata, ormai malridotta dalla incuria del tempo. La casa, che è passata in eredità ai discendenti, i quali ultimi, per mancanza di lavoro, in primis, hanno cercato altrove un sostegno per vivere. Partiti, anch’essi, per luoghi lontani, queste case antiche sono morte insieme agli ultimi anziani , diventando solitarie dimore che , solo a guardarle riecheggiano di grida di bambini, di gioie, di pianti, di progetti. Io ho la fortuna di avere a casa mia un quadro della mia dimora, regalatomi del maestro Antonio Di Matteo, un artista sensibile ed eccezionale di cui la tua Rivista ha già avuto modo di parlare. Solo a guardarlo, l’affetto verso ciò che perisce diviene un dramma struggente e perenne. La poesia in questo caso diventa un’opera di restauro, almeno nella mente e nel cuore di chi ci ha vissuto”. r.r.
DIMORE PERDUTE NEL MUTOLO MIGRARE
Ed eccolo…il viandante.
Scorge il silenzio di malinconici uccelli
racchiusi nelle loro ali,
immobili, all’ombra di tegole
arse dal sole, osservano
sotto di loro un geco
sgraziato, mutolo rettile solitario.
Osserva la flora tenace, coriacea,
invasiva, dagli orti ai cortili
varca usci , s’addentra nelle case,
sfonda solai, guadagna davanzali
s’affaccia alla finestra,
sventola la sua vittoria.
Guarda gli uccelli confusi,
sotto di loro, un arco di pietra,
sostiene una scala sconnessa
con rottami di ringhiera
in ferro battuto, arte e lavoro
di un vecchio fabbro.
Muraglioni simili a bastioni
sostegno ai lastricati di petrolla
senonché baluardi, a proteggere
da pericolosi, profondi dirupi.
La chiesetta del Carmelo, bianca
silenziosa attende una folata di vento
che dia voce al rintocco
della sua unica campana.
Il viandante si ferma,
il suo sguardo é piú attento
sussulta, trepida, manda giú
il nodo in gola:
É di fronte alla sua casa,
ai suoi ricordi, alle sue radici.
Si raccoglie in se stesso
muove il passo scomposto
si allontana,
lo seguono gli uccelli
ora fanno udire il loro trillo.
Un ultimo sguardo
per porre
indelebile, l’ultima immagine
nel cuore,
ultima croce nella mente.
di Domenico Friolo 2006 luglio
in copertina , opera di Antonio Di Matteo dal titolo ” ALBA DEL TRAMONTO “
