DOMENICO FRIOLO / LA MIA TERRA TRA STILLE E STELLE

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Ho chiesto a Domenico Friolo il permesso di pubblicare una particolare poesia, ben sapendo della sua ritrosia a darmelo: perchè gli ricorda la crudezza della sua vita. Ritenevo e ritengo che sia forse la più intensa perchè il dare sfogo ai sentimenti di angoscia e di sconforto in un momento di distacco, è un pò come cercare DOMENICO FRIOLO LA MIA TERRA TRA STILLE E STELLEun legno per non annegare.Lo scritto che mi ha mandato voleva essere di carattere privato, ma è esso stesso una perla che non può rimanere nascosta, perchè Domenico allarga quel sentimento suo a tutti quelli che se ne vanno, si allontanano con il cuore gonfio di  timori e la mente piena di  interrogativi. Eccola, la sua missiva: “La poesia che mi hai chiesta è nella mia anima. Questa volta, parla di me. Scritta per me, però, mi accorgo che è di tutti. Risvolti passati, che credevo solo miei, con amarezza profonda, mi accorgo che, sono ancora presenti, in quanto, il precipitare in basso della nostra regione, di città e paesi, si è fatto drammatico per coloro che perdono un lavoro o che cercano un lavoro. Non ne trovano altro. Allora lo sconforto, il dispiacere, la rabbia indicano una via che porta lontano. La nuova emigrazione, quella attuale. Fatta da giovani capaci, colti con una laurea, con dei master o qualificati artigiani, artisti. Ma non è solo nella lontananza che prende vigore lo sconforto. Sono gli affetti, che vengono troncati, come le speranze, come i sogni, a dare amarezza. La madre, la moglie, con la loro opera, con la loro dedizione, diventano rimpianti che portano a nostalgia più che di un bacio, di una carezza o di un amplesso. È la loro voce che manca, come una minestra calda in un giorno di gelo, o semplicemente come il profumo di una tazza di caffè o come quella domanda che non puoi fare, perché non c’è chi ti risponde. I momenti diventano eterni, in pensieri ci sguazzano: quel lenzuolo da lavare, si ingarbuglia sul come mentire per rassicurare i propri cari, di star bene, che tutto è a posto, che non hanno di che preoccuparsi. E altro ancora. Partono… Per non tornare. Come me, come le mie figlie, come i miei nipoti, che rispondono alle domande in una lingua che non è l’italiano. Che mai vedranno in estate, una stella splendere sul Monte Li Foi, nè la mia voce dirà loro: il nome di quella stella è Arturo.

LA MIA TERRA TRA STILLE E STELLE by Friolo Domenico.

Il colle Limpidina, si pone lassú
tra le stelle, dove si ergono
le nostre vecchie dimore.
Il silenzio
avvolge le loro deliquie,
che il fato avverso
ha condannato all’abbandono.
Quà, purtroppo
si è nati per migrare,
è, nelle stradine a sbalzo
ormai deserte,
veleggia il nostro rimpianto
che atavico e vagabondo,
si inerpica sul colle
sale lassù, tra le stelle,
dove il piú folto di noi
giace nelle braccia del Signore.
A volte torno,
seguendo l’istinto del cuore
non ho domande,
non cerco risposte
ma mi aggroviglio
alle vuote e vane
forme del silenzio,
ormai prive di delizie,
che come freccia,
trafigge la mia nostalgia.
È dolore…è dolore grande.
La vastità degli orizzonti,
mia dolce culla,
mi soccorre
con caldo abbraccio,
mi commuove.
Il mare
coglie stille da una lacrima
ne farà un onda
che figli sapranno cavalcare.
Dal cuore
scivola una goccia di carminio
si posa sulla terra:
è stilla di sangue, quel sangue
della mia origine Lucana.
Un ciottolo, messosi di traverso,
mi guarda,
e con la voce del vento
suggerisce, sommesso
il suo lamento:
tu non sei piú quì,
mi hai abbandonato alla morte.
Gli rispondo con amarezza:
tu, non sai:
quando mi dipartii da quì,
lo feci, con la morte
e il tuo ricordo nel cuore,
non ti ho dimenticato.
L’ho raccolto,
l’ho portato con me,
l’ho posato
accanto al mio cuore.
Ora,
sono entrambi uniti,
in attesa dell’ultimo approdo,
là,
nelle braccia del Signore,
dove ci attende
quel folto di noi.
Ci sarà
festa tra le stelle quel giorno,
la festa della mia terra,
una festa lucana.

2012 2013 Marburg.la mia terra

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