E’ giallo sull’assenza della lista sul Blog delle Stelle

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La maturità di una classe dirigente, si misura dalla capacità con cui difende le proprie scelte assumendo, su di se, la responsabilità delle eventuali conseguenze. Scelte che, per principio, non dovrebbero, in nessun caso, essere assunte in deroga alla coerenza e agli impegni presi.

Il voto di marzo ha consegnato un largo margine di fiducia al Movimento Cinque Stelle che oggi, con la scelta di far votare online gli attivisti sulla richiesta di autorizzazione a procedere, potrebbe essere visto come un tentativo di scarica barile. Un tentativo il cui risultato, non essendo controllabile, sarà accettato dalla base del movimento come sacrosanto.

Una non assunzione di responsabilità da parte dei parlamentari Cinque Stelle mascherata da partecipazione che si svolge in un momento delicato della vita del Movimento, stretto tra l’intolleranza della base storica per alcune scelte del Governo e la propria necessaria sopravvivenza romana.

Il quesito è chiaro anche se controverso. Come nei referendum votando Sì, s’indica la chiara volontà di votare No alla richiesta dei Giudici passati in pochissimo tempo dalla parte dei paladini di un sistema inquinato a nemici della democrazia per aver chiesto l’autorizzazione a processare il vice ministro Salvini per alcune violazioni di legge sul sequestro di persona, aggravato da motivi raziali.

Il Ministro Salvini, dal canto suo, si difende e difende le sue scelte dichiarando di aver agito in nome e per conto dell’intero Governo, ottemperando a un preciso mandato elettorale ricevuto il 4 marzo scorso suggellato, casomai, da una firma contrattuale tra il Movimento Cinque Stelle e la Lega Nord – Noi con Salvini.

Ecco, in quel preciso istante, con quella firma, per la prima volta, il Movimento è andato in deroga ad uno dei principi fondativi sacrosanti dell’uno vale uno.

I vertici, in quella occasione, si sono assunti la responsabilità di scegliere quale fosse la soluzione migliore per il Movimento, ma soprattutto per il futuro del paese, alleandosi con una forza politica tanto distante quanto diversa dal movimento stesso per ideologia, per appartenenza e, soprattutto, per essere stata alleata del nemico numero uno, Silvio Berlusconi. Alleanza che, all’indomani del voto del 4 marzo 2018, è valsa la leadership di Salvini rispetto al centrodestra. Centrodestra che, non più tardi di poche settimane fa, ha sconfitto insieme alla Lega di Salvini, il Movimento Cinque Stelle e il Centrosinistra in Abruzzo. Schema di coalizione che si presenta anche in Basilicata per le elezioni del 24 marzo prossimo.

Quella di allearsi su alcuni punti programmatici di governo, però, ad onore del vero, ha trasformato un gruppo di ragazzi inesperti, alcuni alla prima esperienza, in un vera classe dirigente capace di assumersi responsabilità importanti per il bene del paese e il futuro del Movimento.

Non si è scelto, in quell’occasione, di votare l’accordo di governo sul web perché quella è stata considerata l’unica strada percorribile per attuare le riforme necessarie al paese, quelle per cui, 10.522.272, hanno scelto di votare Di Maio e il Movimento Cinque Stelle.

Oggi, in deroga alle prerogative parlamentari dei portavoce, per altro già esercitata in altre circostanze politicamente meno rilevanti, si chiede agli iscritti di esprimere un proprio parere sul voto che la Giunta delle Autorizzazioni a procedere e il Senato dovrebbe dare sul caso Diciotti. La domanda che molti attivisti si pongono è quella a cui non si avrà mai una risposta perché una risposta pubblica non può esserci perché riguarda un contenitore privato. Chi controlla l’esito del voto?

E’ un atto talmente fideistico che la consultazione online pare davvero inutile giacché il risultato potrebbe essere quello che i vertici della società milanese, proprietari del copyright del movimento, avrebbero potuto già decidere. La logica politica, in effetti, vorrebbe che fosse negata l’autorizzazione a procedere nei confronti di un partner di Governo accusato di un reato che, se pur contemplato dall’ordinamento giuridico, pare essere stato formulato più per ragioni politiche che per altro. Ma se così è, perché non votare direttamente No all’autorizzazione evitando che dubbi sulla reale consistenza dei risultati possano continuare a generare fratture tra la base e i vertici del Movimento?

Base del Movimento che, in queste ore, s’interroga anche sul perché di una raccolta firme di piazza, così massiva, da parte del Movimento benché la legge elettorale regionale non ne contemplasse affatto l’obbligo. Fatto salvo per la presentazione del candidato presidente che va suffragata da almeno 1000 sottoscrittori. La legge regionale, infatti, esonera dall’obbligo di raccolta firme, tutte le liste che hanno partecipato alle consultazioni precedenti che avessero eletto almeno un candidato in regione o in parlamento.

Il giallo s’infittisce ancor più quando, visitando il Blog alla pagina delle liste certificate, non compare quella Lucana. Eppure, oltre ad avere il primato di essere stata completata prima delle altre, la lista delle Stelle, ha anche quello di essere stata votata sul blog prima ancora che si conoscessero data e le modalità del voto regionale.

Insomma, secondo molti attivisti storici dissidenti che Mattia sta incontrando in queste ore perché ritornino compatti a sostenere il Movimento, ci sarebbero troppi lati oscuri per un movimento nato per aprire e rendere trasparente il sistema paese. Come dire se il centrosinistra e il centrodestra non piangono, il Movimento non ride affatto. Giuseppe Digilio

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