ELEZIONI SICILIA, 7 PUNTI FOR DUMMIES (DI SINISTRA)

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NINO CARELLA

Mentre, quasi a ostentare la tipica flemma meridionale come un irresistibile vezzo naif, inizia solo in qieste ore lo spoglio delle elezioni tenutesi ieri in Sicilia, dando spazio alle angosce di chi puó ora liberamente immaginare che i seggi elettorali, sigillati e presidiati dalle forze dell’ordine, possano essere oggetto di chissà quali brogli  (opinione che certo si rafforzerà se i risultati reali dovessero ora divergere da quelli “virtuali” degli exit poll che ormai abbiamo malamente assunto come definitivi) qualche generica considerazione si può forse già trarre. E sono i 7 punti for dummies di sinistra:

1) Se Renzi piange, D’Alema, Frantoianni, Bersani, Civati, Gotor (MA CHI CACCHIO E’ GOTOR?!?!), Grasso, Vendola, ecc.ecc.ecc, non ridono. Ma proprio per niente.

2) Ha ragione chi nel PD ha commentato che la sinistra-sinistra che ha come unico obiettivo affondare il PD, non sfonda; ha ragione chi nella sinistra-sinistra dice che il PD che guarda a destra e scimmiotta la destra, non sfonda. Hanno torto entrambi a pensare di avere la credibilità per essere i rappresentanti del popolo del centro-sinistra. Che infatti rimane a casa e non va a votare.

3) se il (certo, variegato) popolo del centro-sinistra rimane a casa e non va a votare è perché l’offerta politica che si trova davanti è meno preferibile (pensa come stiamo messi) dello spauracchio di una possibile affermazione delle destre e di Berlusconi, che ormai fa paura come lo zio rintronato e scassaballe che ogni Natale dobbiamo sorbirci, ma che se non ci fosse, non sarebbe davvero Natale.

4) L’alt(issim)a astensione va risolta affrontando i punti di cui sopra, e magari accettando di fare un passo indietro o a lato o di sopra o anche sotto. Basta che ve levate dalle balle, e uscite fuori dall’inquadratura. Non può invece mai mai e poi mai, essere l’alibi per riprovarci ancora e ancora, sempre uguale e sempre gli stessi. Quelli che anche oggi, le elezioni le vinceranno domani. Che tanto un posto in Parlamento lo arrabattono comunque. E alla fine, e tutto qui.

5) Il padrone d’Italia si chiama Silvio Berlusconi. Quelli di cui al punto 1), nessuno escluso, vanno rinchiusi nei gulag a riflettere sulla meschinità della loro esistenza, per non essere riusciti a togliere il giocattolo di mano a un novantenne che utilizza le stesse frottole da vent’anni, alla faccia dei vostri simposi e convention programmatiche. Che tanto lo hanno capito tutti che coi programmi elettorali ci si può sciacquare le cozze, data l’altissima credibilità della classe dirigente italiana.

6) Il terribile problema è che oltre a quelli di cui al punto 1) non esiste praticamente nessuno in grado di raccogliere il testimone della sinistra italiana. Perlomeno, il moccolo che ne rimane, dopo averlo consumato praticamente tutto in folli e inutili staffette per la corsa al potere. Almeno, a destra e nel Movimento un paio di nomi nuovi sono riusciti a cavarli (brrrr, rabbrividiamo al solo peniero di quel che ci attende). Da noi Civati è andato a nascondersi dietro la lavagna. Non bene. Anzi, male.

7) Le analisi sono chiare, ma tanto il paziente è morto da un pezzo. E il paziente si chiama autorevolezza, competenza, coerenza, capacità, comunicatività, rappresentatività di una società che cambia e che soffre, e che a sinistra e a sinistra-sinistra date evidenza di non conoscere o di non capire. Non basta infatto mettersi la spilletta “Sinistra” per coinvolgere e convincere centinaia di migliaia di elettori traditi, delusi, umiliati da decenni di politiche sociali timide, di liti furibonde per la poltrona, di opposizione inciuciata, di promiettiamo una cosa ma poi siamo costretti a farne un’altra, di ce lo chiedono gli alleati di governo e di ce lo chiede l’Europa.

Non è successo ieri, e non succederà mai.

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Sull' Autore

Nino Carella

Ho impostato il navigatore in direzione aziendale ma, blaterando di democrazia e di sviluppo, ho svoltato a sinistra finendo dritto addosso a un blog: ed erano già passati quarant'anni.

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