di Angelomauro Calza
Dopo anni trascorsi a Bonn, l’ex capitale della Germania, dove emigrò da Chiaromonte per lavorare come musicista, Giovanni D’Agostino ha deciso di ritornare a Chiaromonte, il suo paese di origine, ponendosi come esempio positivo per quanti, emigranti come lui, hanno voglia di rifare il viaggio all’inverso: soprattutto così si ripopolano i paesi del Sud.
“Sono partito il 25 Gennaio del 2010 da solo – dice Giovanni – poi dopo 7 mesi circa sono tornato al paese per rendere la mia famiglia: mia moglie Stefania e mio figlio Cristian. Al mio ritorno un brutto episodio: atterrai a Bari a fine agosto e vennero a prendermi all’aeroporto mio cugino Vincenzo con un amico. A 35 km da casa, nei pressi di Valsinni, abbiamo avuto un bruttissimo incidente, scontrandoci frontalmente con l’auto guidata da un signore di Policoro che perse la vita. Io riportai diverse fratture e invece di abbracciare i miei cari fui ricoverato all’ospedale di Policoro. Dopo pochi giorni dalle mie dimissioni partimmo definitivamente, direzione Bonn, la città di Beethoven, nel Nordrein estfalen, regione a nord ovest della Germania, ai confini con Olanda ,Belgio e Lussemburgo.”
Gli chiedo il perché di questa sua decisione, e lui precisa che “in effetti non decisi di emigrare, volevo rimanere tre mesi circa e poi ritornare in Italia. Partii per fare serate musicali: sono un chitarrista cantante e compositore. In Italia suonavo con un’agenzia di spettacolo di Pignola, ed ero stato già a Bonn nel 2000 e avevo molti contatti ell’ambiente. All’epoca – dice Giovanni – avevo una Band e conoscenze e possibilità di suonare in locali per racimolare un po’ di soldi: erano tempi difficili, non guadagnavo molto in
Italia e avevo rate da pagare e non potevo far fronte alle spese”.
Gli dico che immagino e sue difficoltà di ambientamento, ma lui scuote il capo e spiega: “sono stato accolto benissimo, forse perché mi trovavo in una situazione di privilegio essendo un musicista, ro visto come un qualcosa di prezioso. Contattai un amico siciliano che lavorava in un ocale molto in voga a Bonn e lui convinse il proprietario a farmi suonare proprio lì. Il proprietario fu subito entusiasta, mi propose di suonare tutti i venerdì e mi chiese se volessi fare anche le pulizie in un altro suo locale, soltanto per due ore di mattina. Io accettai e fu la mia prima assunzione: il venerdì suonavo al Vitus e la mattina dalle 8 alle 0 pulivo l’ Hawanna; tutto per 850 euro mensili. Dopo qualche tempo incominciai a suonare in un altro locale il mercoledì sera per 600 euro mensili e visto che c’ero e avevo molto tempo libero mi misi a lavorare con altre due ditte di pulizie: una mi dava 380 euro e l’altra 690 euro. Scelsi di lavorare nelle pulizie proprio per avere i fine settimana liberi per suonare, anche in feste private, e guadagnavo tanti soldi. Tutto questo – racconta Giovanni – fino a quando per via di un’ernia cervicale ho dovuto smettere di
lavorare e sono finito 4 settimane in un centro di riabilitazione. Appena mi sono ripreso ho frequentato corsi di lingua tedesca raggiungendo un buon livello e ho avuto così la possibilità di fare diversi praticantati nel Sociale, più precisamente in un centro che accoglieva bambini con problemi di apprendimento e in un asilo privato: due esperienze che mi hanno dato molto a livello personale, ma che mi hanno fatto entrare troppo a contatto con la realtà tedesca. Dico troppo perché ho incominciato ad avere seri dubbi di voler continuare a vivere in Germania e di voler appunto che i miei figli crescesseroin questo ambiente”.
Pare allora che vivere in germani, per uno straniero, non siatutto “rose e fiori”. E Giovanni: “La mia famiglia è stata accolta molto bene, purtroppo per via della lingua mio figlio ha avuto problemi a scuola ma fortunatamente ha perso solo un anno, fin quando non ha imparato il tedesco. Devo dire che la Germania nasconde la sua intolleranza e il suo razzismo molto bene e gli stranieri all’inizio si sentono accolti e trattati bene, poi col tempo si avverte una sorta di discriminazione molto infida e poco palese, o, almeno, questa è stata la mia impressione”.
Gli chiedo di chiarire il concetto, e lui : “mi sono reso conto in questi anni che la Germania non è l’isola felice che tutti credono: se non studi ed impari bene il tedesco non puoi che fare lavori poco remunerati. è da dire che l’;unica prerogativa che gioca a favore degli stranieri è il fatto che la Germania sia uno stato garantista dove vige il famoso “reddito di cittadinanza” che ti permette di avere soldi anche se perdi il lavoro o se non lavori, o, se arrivi da un altra Nazione e guadagni un minimo di 450 euro Basis come si dice in tedesco, il resto ti viene dato dallo stato. Ebbene, non esiste trappola più pericolosa di questo assistenzialismo che i fa cullare sul mensile sicuro ma che non ti permette di avere uno stipendio idoneo per ersarti i contributi, col risultato che moltissimi stranieri si ritrovano vecchi senza pensione obbligati a rimanere per sempre in Germania: praticamente la fine che non volevo fare”.
Quindi ora Giovanni torna al suo paese, in Basilicata? Chiaromonte: “sicuramente – dice – li anni sono passati sempre con la consapevolezza che per ritornare in Italia ci sarebbero dovute essere le condizioni necessarie per fare reddito visto che avendo avuto un’altra figlia qui a Bonn nel 2011: la famiglia era cresciuta e senza un lavoro sarebbe stato difficile mantenerci in 4, e così avendo una casa al mio paese, Chiaromonte, avevamo la voglia di ritornare, ma non volevo lavorare come dipendente viste le esperienze passate,volevo fare qualcosa in proprio: avevo diversi progetti ma avevo paura. Io facevo spesso n sogno: sognavo che passavo davanti il negozio che aveva mia madre quando ero ragazzino; sarei voluto entrare per dirle di andare a casa e lasciarmi lavorare al posto suo, ma non riuscivo mai a entrare per dirglielo. Dopo tanti anni la signora che gestiva lo stesso egozio lo ha messo in vendita ed è stato allora che è scattato il click: mi sono detto che era l”occasione buona per tornare. E così da pochi giorni ho dato la caparra ed al mio ientro previsto la prossima settimana ne entrerò in possesso e lo gestirò come sognavo di fare da anni”.
E, a Chiaromonte, Giovanni che farà? “a Chiaromonte – dice – farò ’ Putgar’! Ebbene sì: visto che ero il figlio di “Maria a’ Putgar’” farò anch’io u’ Putgar’ .Tra l’altro il mio negozio è ubicato nel posto più bello di Chiaromonte, la piazza centrale, piazza Garibaldi!”. Ma non sarà un rischio questa decisione? Giovanni non ha dubbio alcuno: “chi non risica non rosica…credo che sia più rischioso rimanere in una nazione culturalmente distante anni luce da noi… e poi il negozio “lavoricchia” e credo che si possa fare ancora di più: se guadagnassi 1000 euro al mese sarebbe come guadagnarne 2500e uro a Bonn”. Tu ritorni, ma le partenze non si sono arrestate affatto.
Dalla Basilicata si parte ancora, lo sa, no? “E sì, dalla basilicata si parte, come si parte da tante regioni taliane e purtroppo da regioni del sud. So che tra il 2013 e il 2014 dopo i Polacchi siamo stati proprio noi italiani a maggiormente emigrare in Germania, ma sono anche convinto che molti ritorneranno. Credo che non siamo l’unica famiglia che ha avvertito il disagio nel vivere in questa nazione. Aggiungo che molti italiani emigrano solo perché attratti da questo pseudo assistenzialismo quindi se nche l’Italia istituisse il reddito di cittadinanza probabilmente tanti emigrati tornerebbero”.
Certo che sia la scelta giusta, anche per i figli? “-assolutamente sì. Quando ho pubblicato su Facebook che sarei tornato alcuni hanno detto proprio questo, che dovevo pensare ai miei figli. Ed è proprio perchè ho pensato ai miei figli che ho fatto questa scelta. La maggior parte degli italiani all’estero rimangono a guardare i propri figli che diventano tedeschi: spesso i bambini vengono emarginati in scuole di bassissimo livello solo perchè sono un po’vivaci o perché ancora non hanno preso un buon ritmo o perchè emigranti e quindi non conoscono bene la lingua. Mi spiego meglio: il sistema scolastico tedesco è selettivo in maniera discriminatoria. Dopo l’;asilo ci sono le elementari che durano 4 anni e al quarto anno, quindi quando il bambino è tra gli 8 e i 9 anni, la maestra decide il suo futuro. E’ la maestra che sceglie quale scuola il bambino dovrà frequentare. Per fortuna da qualche anno il genitore può opporsi e iscrivere il proprio figlio ove vuole, ma state pur certi che una volta visto “die Empfehlung” (il Consiglio) della maestra sarà molto difficile che questo “consiglio” verrà contestato”.
Poi Giovanni saluta, idealmente, il passato tedesco “un arrivederci, più che alla Germania, ad alcuni italiani che ho conosciuto qui e che sono diventati miei cari amici. Ho anche amici tedeschi, della Siria, della Polonia, Russia, Africa, Croazia… insomma se si può dire una amicizia multietnica con gente che non dimenticherò mai e che quando potrò verro a trovare. A Chiaromonte dico “a presto sto arrivando”!
