ENERGIA, UTOPIE VERDI E BASILICATA

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by LUCIANO DI PALMA

Di fronte alla assillante campagna dei verdi sull’energia e poiché si tratta di un tema che ci coinvolgerà tutti in forma sempre più crescente, vorrei fare qualche considerazione anche se questo dovesse comportare qualche reazione non gradevole come spesso accade quando si va controcorrente. Tutti siamo coscienti delle gravi conseguenze del surriscaldamento globale ed abbiamo il dovere di fare ciò che è possibile per lasciare un mondo vivibile alle prossime generazioni, ma la controversia è su come arrivare al 2050 e dintorni. I verdi vogliono farci credere che la soluzione si trova esclusivamente nelle fonti rinnovabili a cui passare quasi d’incanto, abbandonando il fossile compreso il gas. Tacciono sul fatto che occorrerà riempire distese enormi di territorio con pale eoliche e pannelli fotovoltaici nonché riempire il mare intorno alle coste di parchi eolici; dimenticano di dire che già oggi dei 60 progetti di parchi eolici marini, solo 4 hanno le autorizzazioni per partire per conflitti locali alla cui testa spesso vediamo gli stessi verdi, in un Paese in cui le Sovrintendenze e la burocrazia impiegano anni per dare la luce alle autorizzazioni, e speriamo che le misure di semplificazione volute dal Governo Draghi funzionino. Dimenticano di dire che i pannelli non funzionano di notte quando non c’è sole, ed il vento si riduce notevolmente; dimenticano di dire che per lo stoccaggio occorrerebbe un numero enorme di batterie dai costi esorbitanti con materie prime carenti e già accaparrate in larga parte dalla Cina; raccontano una storia a metà con le auto elettriche che, se da un lato non scaricano inquinanti in citta, dall’altro trasferiscono semplicemente l’inquinamento a monte presso le centrali che devono produrre l’elettricità. Dicono no al gas, ma dimenticano di spiegarci come ci riscalderemo in tutti questi anni di transizione e come far funzionare le centrali visto che il carbone è decisamente peggio, il nucleare ci è precluso, l’idrogeno è di là da venire visto che non è presente come tale in natura. E per di più, se c’è qualcuno con cognizione di causa che tenta di ragionare sulla questione, come il ministro Cingolani, viene immediatamente demonizzato sui social come un criminale. Ma il ministro, fisico qualificato, è un semplice tecnico prestato alla politica che non ha necessità di mascherare la realtà per raccattare qualche voto in vista delle prossime elezioni. Ed allora propone semplicemente di riprendere a studiare il nucleare perché se ci saranno tecnologie nuove che tra qualche anno consentiranno di realizzare centrali senza scorie, sarebbe sciocco non studiarle affinché l’Italia non si trovi ancora una volta indietro e dipendente dall’estero, visto che il nucleare non contribuisce al riscaldamento dell’ambiente non emettendo CO2, e visto che già ora compensiamo il nostro deficit energetico con 10% dal nucleare francese che costa molto meno della nostra. Propone inoltre di aumentare nella fase di transizione la produzione nazionale del gas metano, visto che oggi dipendiamo per il 90% da un estero tipo Russia che usa il gas come strumento di pressione politica e può lasciarci al gelo quando vuole, o l’instabile Libia che può cambiare idea da un giorno all’altro magari cedendo alla Turchia intervenuta militarmente. Senza parlare del prezzo in continuo aumento in tutto il mondo e inevitabilmente anche da noi. Ed allora perché rinunciare ai giacimenti dell’Adriatico, visto che dall’altra sponda la Croazia pompa a tutto spiano succhiando tipo cannuccia quello che è nostro? Ma i nostri verdi dicono no per l’ambiente, come se estratto in Croazia non inquinasse allo stesso modo ed a noi solo i danni: a me sembra vero e proprio autolesionismo.
E qui veniamo alla nostra Basilicata che costituisce una delle poche fonti energetiche nazionali. Gli amici verdi pontificano un giorno si e l’altro pure che i pozzi andrebbero chiusi ed orientarci alla nostra vocazione naturalistica. Ma è mai realizzabile che l’Italia oggi rinunci alla sua principale fonte energetica contribuendo noi per un 10% circa ai consumi petroliferi, laddove le materie prime cominciano a scarseggiare a livello planetario? È conveniente che la Basilicata rinunci ai milioni di royalties che costituiscono una fetta importante delle entrate regionali (come gli amministratori regionali li sperperino è un discorso a parte da fare altrove)? È pensabile che le migliaia di lavoratori dipendenti dal petrolio direttamente o nell’indotto vengano abbandonati al loro destino? In questo capitolo va poi fatto rientrare quel fantomatico gas metano estratto come sottoprodotto e che da decenni le compagnie si sono impegnate a regalare ai lucani come risarcimento parziale, concetto riconfermato di recente dall’assessore Rosa e che servirebbe tantissimo ad alleviare i costi delle bollette dei lucani che stanno lievitando in modo esponenziale in questo anno: ma qualcuno ha mai saputo niente di chi usufruisce di questo gas? Se qualcuno lo sa che ce lo faccia sapere.
Mia impressione è che la risposta dei verdi nostrani banalizzi il problema lasciando intendere che è possibile arrivare rapidamente e facilmente a questa soluzione ideale, senza gravi danni economici, sanitari e sociali non volendo includere neanche il gas come vettore della transizione (vedi VonderLeyen). Ma la realtà è che ci stiamo imbarcando in un’impresa nobile e che le soluzioni comportino “lacrime e sangue” usando le parole del ministro, se è vero che già oggi e vieppiù nei prossimi anni rischiamo aumenti vertiginosi delle bollette per scarsità di offerta, e black-out gravissimi se l’inverno dovesse essere rigido in tutta Europa. In altre parole dobbiamo prima sopravvivere in qualche modo per arrivare a un 2050 fatto di energia pulita.

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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