FRASEOLOGIA SULLA BASILICATA

0

Margherita Marzario

Tra contraddizioni e tradizioni, ecco a voi una delle più belle regioni: la Basilicata!

Basilicata: terra “baciata” o “bacata”, “basata” o “basita”. Giocando con le parole, scegliamo quello che si addice di più alla nostra terra!

La Basilicata è come una favola: bisogna saperla ascoltare e crederci!

“E allora le cose, da male, un po’ alla volta iniziarono ad andare peggio” (dal romanzo “Maltempo” della scrittrice materana Mariolina Venezia). Accantoniamo l’atavica rassegnazione e facciamo spazio a una proficua indignazione!

“Il mio paese? È quello che mi accetta” (da “Terroni” di Pino Aprile). La Basilicata, una terra che accetta tutto e tutti, ma dovrebbe imparare a discernere e selezionare, a cominciare dalle multinazionali sfruttatrici.

“In Basilicata ci sono una delle poche cose rimaste in piedi di tutta la Magna Grecia: le Tavole Palatine di Metaponto” (Dinu Adamesteanu, archeologo rumeno). Tra spopolamento demografico e deturpazioni ambientali, la Basilicata rischia di ridursi in resti archeologici.

“Agli emigrati non manca più il pane, la ragione per cui partirono, ma il luogo da cui partirono” (da “Terroni” di Pino Aprile). Come gli emigrati lucani, che sono più numerosi dei lucani residenti e che costituiscono la cosiddetta “altra Basilicata”. Miguel Angel Zotto, uno dei più grandi ballerini di tango di tutti i tempi, di origini lucane in qualità di discendente della famiglia Zotta di Campomaggiore: uno degli esponenti dell’altra Basilicata sparsa nel mondo. Tra i tanti grandi di origine lucana, l’ingegnere Rocco Petrone (la cui famiglia era originaria di Sasso di Castalda) che partecipò alle operazioni dello sbarco dell’uomo sulla Luna. Non è un caso che la Basilicata sia un piccolo pianeta da scoprire, a cominciare dai suoi paesaggi lunari (calanchi, rocce, laghi vulcanici, paese fantasma di Craco vecchio…).

Molti i pittori lucani di ogni tempo, anche se non c’è mai stata una scuola pittorica lucana. Tra questi Mauro Masi, il “pittore della luce” originario di Potenza ma affermatosi fuori regione, che conobbe pure la bruttura dei campi di concentramento. Sarebbe bello se la scuola lucana, in virtù dell’autonomia scolastica e dell’apertura al territorio e della valorizzazione dello stesso, facesse conoscere alle nuove generazioni i ricchi lati oscuri della Basilicata per poterla inserire nella più vasta storia nazionale, a dimostrazione che non è stata e non è, poi, una regione così povera e periferica.

“Benvenuti a Muro Spinoso [nome di fantasia]. Eccoci al confine tra la provincia di Potenza e quella di Salerno. Questo paese ha le terme, ma è vietato frequentarle. È un paese pieno di divieti. Per esempio è vietato parcheggiare la macchina col motore spento, si può parcheggiare solo a motore acceso, ma non è questa la cosa più curiosa del paese. La cosa più curiosa sono le salcicce di orecchio che fa il macellaio. Dice che c’è una città dell’India dove ai morti gli tagliano le orecchie. Da quando ha saputo questa storia lui le importa al paese e ci fa la salciccia. Anche se sulla confezione c’è scritto che non è commestibile ed è severamente vietato mangiarla, tutti la comprano e la mandano anche ai figli che studiano fuori” (da “Appunti di viaggio dell’Italia che non c’è” di Franco Arminio). La salsiccia, uno dei prodotti tipici e storici della Basilicata (non a caso conosciuta come “lucanica”, già scoperta e apprezzata dai soldati romani), ma facciamo in modo che resti uno dei “loghi” della nostra terra senza contaminazioni né adulterazioni inserendola in una cultura enogastronomica con tutte le chicche della nostra terra che, una volta, erano ricche di ritualità e sacralità, come l’uccisione del maiale e la produzione della salsa di pomodoro (la cosiddetta “conserva”, “a cunserv” in dialetto salandrese, espressione in cui il “cun” evoca chiaramente il “cum” latino di cui sono contaminati molti dialetti lucani).

Raffaele Nigro, giornalista e scrittore lucano, descrive la Basilicata come “una terra meravigliosa e sconosciuta in cui ci si può imbattere in tante diavolerie che hanno dell’incredibile”. I lucani sono persone meravigliose e sconosciute, in cui ci si può imbattere in ogni angolo del mondo, e capaci di tante diavolerie che hanno dell’incredibile. Nel libro “Fernanda e gli elefanti bianchi di Hemingway”, Nigro parla di una strana bestia bianca, tra l’elefante e il mammut, metafora della Basilicata: la particolarità e la rarità della Basilicata vanno promosse e salvaguardate sempre e non solo quando accadono alcuni eventi.

Carlo Levi ha ideato l’espressione “compresenza dei tempi” che si addice a Matera e a tutta la Basilicata, dalle tracce preistoriche alle azioni quotidiane eroiche, testimonianza di una radicata lucanità.

L’Umbria è il cuore dell’Italia centrale mentre la Basilicata è il cuore dell’Italia meridionale. Molte le comunanze tra le due regioni: l’avere due province, l’essere terre di santi, l’avere bellezze artistiche e naturali, tra cui la grande Assisi da una parte e Ripacandida, la “piccola Assisi lucana” dall’altra.

“[…] quello che è mio è mio; quello che è tuo, sempre mio, quasi tutto. (Meno, sempre meno, poco, quasi niente, niente. Ma perché lo sopportano i meridionali?)” (da “Terroni” di Pino Aprile). Così per il petrolio in Basilicata!

“Si scendeva nel buio come un secchio nel pozzo a raschiare il fondo come si scala un cielo in cerca dell’uscita. Il minerale si sfaldava insieme al minatore, l’ossigeno era nero. Dacci oggi il ritorno quotidiano, risparmiaci dai crolli. E così siamo” (“Miniera” di Erri De Luca). Così in Basilicata, tra trivellazioni ed estrazioni petrolifere, e così in ogni Sud sfruttato!

“La Basilicata è una regione che si distingue attraverso splendore naturale e bellezza del paesaggio, che però, a causa del suo territorio montuoso, non ha ancora buone strade provinciali, perciò solo eccezionalmente visitata da turisti. Gli abitanti hanno conservato una tipologia particolare, per lo più alti e ben proporzionati, sono considerati attivi, intelligenti e sobri” (da una guida turistica del 1877). La Basilicata: una regione fuori dal tempo, oltre il tempo, tagliata nel tempo, come molti suoi paesi che hanno trovato un compromesso col territorio per insediarsi e rimanerci, da San Fele a Pietrapertosa!

“Ma, oggi, cos’è la Basilicata? Una domanda dalla difficile risposta anche per gli specialisti dell’economia e del vissuto sociale e culturale” (dal libro “A’ montagnola”, 2002). Una domanda cui i lucani devono essere i primi a dar risposta!

Basilicata, la nostra terra, ignota e remota, ma per noi “dolce nota”!

Dall’Enotria alla Lucania, poi Basilicata. E in futuro?

Benvenuti in Basilicata: Cristo si è fermato a Eboli ed è tornato indietro? A chi l’ardua sentenza?

FOTO DI COPERTINA MARGHERITA MARZARIO

Condividi

Sull' Autore

Avatar

Insegnante, giurista, con la passione della lettura, della scrittura, della fotografia e di ogni altra forma di arte e cultura. Autrice di tre libri per Aracne Editrice (Roma) – fra cui “La bellezza della parola, la ricchezza del diritto” (2014) menzionato nel sito dell’Accademia della Crusca –, di oltre 150 pubblicazioni giuridiche citate in più sedi (testi giuridici, convegni, università, siti specializzati, tesi di laurea) e di altri scritti, già operatrice socioculturale nel volontariato (da quello associativo a quello penitenziario). Nata a Salandra (MT), vive a Matera.

Lascia un Commento