Condannati ad essere Cassandre, in un Paese dove si vive come se non dovesse succedere niente. Nessuna accortezza, nessuna prevenzione , nessun ascolto a quelli che la Terra la conoscono, ne conoscono le evoluzioni e anche i capricci. I Geologi, questi professionisti ignorati, perchè i loro consigli vanno in profondità, aiutando la spesa seria, non quella facile. Ignorati e messi da parte perchè “rompono” e mettono veti, anche quando poi quei veti sono necessari ed ineludibili per evitare disastri come quello del Vajont.
I geologi come scienziati relegati in soffitta, perché non sono adeguatamente presi in considerazione i loro studi, le loro ricerche, che pure potrebbero salvare migliaia di persone, pure potrebbero esportare il loro sapere, non secondo a quello di altri campi, di altri settori in cui l’ingegno italiano prevale da tempo. No, è un Paese che pensa a passare la giornata, non a costruire un futuro.
Sappiamo che l’area del mediterraneo è una palestra per tutti i geologi del mondo, basti vedere quante pubblicazioni scientifiche che riguardano l’Italia sono firmate da geologi stranieri, ma nonostante ciò la cartografia geologica ufficiale a disposizione è datata e non completamente pubblicata. La nuova cartografia del Progetto CARG (CARtografia Geologica), avviato nel 1988, prevede la realizzazione dei 652 fogli geologici e geotematici alla scala 1:50.000 per la copertura dell’intero territorio nazionale.
Ad oggi, per la realizzazione di 255 fogli, pari a circa il 40% dell’intera copertura cartografica, sono stati assegnati finanziamenti statali per un totale di € 81.259.000,00. Al Progetto collaborano più di 60 strutture fra Enti territoriali, organi del CNR, Dipartimenti ed Istituti Universitari, oltre a tutte le Regioni e le Province Autonome che assicurano, con il loro concorso finanziario, ulteriori risorse necessarie alla produzione dei fogli geologici. Il Progetto prevede la realizzazione di una banca dati dalla quale poter ricavare carte geologiche e geotematiche di maggiore dettaglio per l’utilizzo del dato cartografato in molteplici applicazioni. Saranno così disponibili gli strumenti conoscitivi, quali i dati geologici, indispensabili per una corretta pianificazione e gestione del territorio e, più in particolare, per la prevenzione, la riduzione e la mitigazione del rischio idrogeologico. (ISPRA; http://www.isprambiente.gov.it/it/progetti/suolo-e-territorio-1/progetto-carg-cartografia-geologica-e-geotematica?set_language=it)
Speriamo non restino inascoltati gli appelli di personaggi illustri e competenti come ad esempio S. Settis e R. Piano che si stanno prodigando per far comprendere non solo all’opinione pubblica che il territorio deve essere messo in sicurezza con una pianificazione degli interventi per una adeguata tutela.
Settis dichiara <C’è una colpevole incapacità di prevedere. Alla prevenzione si preferisce il ponte sullo Stretto.>
Renzo Piano in una intervista di un mese fa, 2 ottobre 2016 Sole 24 ore dichiara <di fatale c’è solo che i terremoti ci sono sempre stati e sempre ci saranno. Purtroppo. La terra trema. E la natura non è né buona né cattiva. È semplicemente, e brutalmente, indifferente alle nostre sofferenze. Non se ne cura. Ma noi abbiamo una grande forza, una forza che la stessa natura ci ha dato in dono: l’intelligenza. Parlare di fatalità è fare un torto all’intelletto umano. La storia insegna: ci siamo sempre difesi, con porti, dighe, argini, case e con la medicina. Tocca a noi, al senso di responsabilità, investire la giusta energia nella messa in sicurezza delle nostre case.>
Aggiunge inoltre <Come disse Sandro Pertini, dopo il terremoto in Irpinia: il miglior modo di ricordare i morti è quello di pensare ai vivi. Aveva ragione, quindi difendiamoci. Non possiamo tollerare che crollino interi paesi e centinaia di persone restino sepolte sotto le macerie. Il terremoto è un mostro, ma possediamo le tecniche e le conoscenze per proteggerci. Deve entrare in modo permanente nelle nostre coscienze ancora prima che nelle leggi, parlo del dovere di rendere antisismici gli edifici in cui viviamo, così come è obbligatorio per un’automobile avere i freni che funzionano. Nessuno si metterebbe in viaggio con una macchina che non frena, invece tantissime famiglie vivono incoscientemente in zone sismiche (lungo tutta la dorsale degli Appennini, la spina dorsale dell’Italia da Nord a Sud) in case insicure. C’è qualcosa che non torna.>
Il suo progetto si può sintetizzare con le sue parole <Per far partire questo grande cantiere si comincia applicando la scienza della diagnosi, che è precisa, oggettiva, per l’appunto scientifica. Come un bravo medico fa la diagnosi prima di prescrivere una cura o consigliare un’operazione, la diagnosi consente anche nelle case d’intervenire solo dove è necessario. Più la diagnosi è puntuale e meno l’intervento è invasivo e costoso, oggi abbiamo tutti gli strumenti per farlo. Ci sono apparecchiature sofisticatissime e strumentazioni d’avanguardia che produciamo in Italia, e d’altronde esportiamo negli altri continenti. Non siamo un Paese del terzo mondo, anche se spesso facciamo di tutto per sembrarlo.>
È un visionario? No, semplicemente un professionista, una voce autorevole, che cerca di dare una delle poche soluzioni possibili per poter continuare serenamente a vivere nelle nostre case, frequentare le nostre scuole e università, poter accedere ai nostri ospedali, poter continuare ad ammirare l’infinito patrimonio artistico di cui siamo custodi da secoli.
Immaginiamo di non poter più ammirare la Cappella Sistina o gli Uffizi, la Reggia di Caserta, Il sito Archeologico di Pompei, la Torre Di Pisa solo per citarne alcuni e senza fare torto alla miriade di piccoli grandi tesori sparsi sul nostro territorio, abbiamo un patrimonio artistico-culturale a cui siamo assuefatti e non ci poniamo il problema della tutela, che molto spesso coincide con il collocare le opere sotto chiave sottraendole alla fruizione del pubblico.
In questa visione e protagonisti per la realizzazione di un simile progetto dovranno essere coinvolte varie professionalità, tra esse anche il geologo che potranno contribuire a quella che rappresenterà la prossima sfida del governo: mettere in campo un progetto di tutela e salvaguardia del territorio o continuare con proclami di grandi opere che ignorano le peculiarità geologiche dell’area in cui saranno edificate.

2 commenti
La chiarezza e la competenza già messe in luce su tematiche affini dalla dott. M. Cristi Sansone ancora una volta non vengono smentite. Il suo messaggio, forte e chiaro,richiama ad una presa di coscienza della necessità di dare ascolto agli esperti geologi per investire sulla prevenzione rispetto al rischio sismico. Abbiamo la necessità di farci guidare a divenire consapevoli dei reali rischi e delle nostre abitazioniche e degli edifici pubblici e di quelli artistici da cui l’Italia è praticamente e felicemente innondata. I geologi i,nsieme ad altri esperti, dovrebbero a mio avviso predisporre dei modelli di percorsi chiari con previsione di casa fare e come concretamente intervenire per mettere in sicurezza i diversi edifici , possibilmente con i costi approssimativi e le metodiche più efficaci. Fatta la diagnosi penso che ora è il caso di concentrarsi sulla terapia!
Ancona una volta non ti smentisci cara Cristi per chiarezza e competenza Condivido l’analisi critica circa il comportamento illogico di noi Italiani che ignoriamo di fare prevenzione per poi vedere distrutte in primis la vita e poi il patrimonio artistico del nostro paese nonché le case in cui viviamo. Invito i geologi a produrre bozze di interventi concreti con approssimazione costi eccetera, onde indirizzare gli Italiani sulle terapie che si possono concretamente perseguire. Le diagnosi più o meno le abbiamo comprese , è sulle terapie che ora ritengo ci si debba concentrare. Grazie Dott ssa Sansone