
DOMENICO FRIOLO
Con uno stato d’animo improntato alla depressione osservo il plico che mi è giunto dalla lontana Italia. Lo guardo some se fosse qualcosa da scansare, di non gradevole e tale che suscita in me una reazione insieme di insoddisfazione e di impotenza.
La politica chiama alle urna, ed è un dovere…
Un dovere che ha perso il suo valore.
Negli anni passati, dovrei dire nei decenni, passati, quella busta portava eccitazione e apriva un passaggio familiare, fatto di discussioni, commenti. Di quel plico elettorale, scrutavo il contenuto, controllavo, cercavo il buono che recava, valutavo, ne parlavo in famiglia, come in una riunione collegiale, leggevamo i nomi dei candidati, controllavamo il loro operato, la loro appartenenza territoriale, la loro linea di programmazione, le loro capacità, la loro serietà.
Per noi era importante, non solo ci sentivamo veramente italiani, ma la cosa ci riempiva d’orgoglio.
Ho fatto due volte il presidente di seggio, ci voleva una segretaria, ci volevano scrutatori, bisognava preparare le schede, convalidare, preparare le urna, essere pronti a servire l’Italia. Da presidente di seggio, la Corte predisposta, mi faceva giurare, mi dava l’onore di Rappresentante Ufficiale dell’Italia all’estero, per la durata dell’operazione di voto. Due giorni più uno.
Lo Stato Italiano ci offriva un lauto guadagno, ma il rispetto delle regole veniva preteso.
Ora mi ritrovo con questo plico, che mi infastidisce, che lacera il ricordo di sana competitività, e battagliera partecipazione di un tempo, che qui in Germania era genuina, reale , come succede a chi ha lasciato il Paese tanti anni fa e se lo porta nella mente come era e non come è diventato: un Paese in cui l’esercizio del voto era solenne e dignitoso.
Nel seggio gli elettori entravano composti, come composti erano gli scrutatori, gli osservatori.
Oggi, non vi sono più seggi all’estero, il voto diventa, meno importante, silenzioso, senza commenti, afono,
Si traccia una croce, si richiude il plico, sì va alla posta, e si rimane in attesa, senza partecipazione. Noi votiamo prima, di voi in Italia.
Intanto seguiamo gli eventi nazionali: un numero infinito di partiti, chi nati da poco, chi noti, chi col nuovo logo, movimenti… Politici che ci parlano leggendo, quello che è stato scritto da altri, e non sanno dirci niente in diretta.
Televisioni di questo o di quel politico, sempre gli stessi volti, promettono l’impossibile: sempre sostegno in denaro per questo o quello, mai che si parli di lavoro, mai di progetti lungimiranti.
Ignorano i commenti della stampa estera, che non sono leggeri. Oltre confine ,sorprende che i politici italiani facciano i padroni e non servitori della Nazione, così come si stenta a capire il fango che si rovesciano addosso, reciprocamente, sui giornali, in televisione, sui social. Cosa più brutta, da fuori si vede un popolo fermo, non combattivo, se non per interessi propri, di parte, e mai collettivi, sociali.
Anche noi italiani all’estero, siamo esterrefatti dalla pochezza programmatica dei politici italiani.
Sembra tutto un brutto sogno, cervelli perduti, in un luogo sfuocato, dove l’”assurdo politico” è palpabile.
Un popolo che ha perso la voce, che non osa fermare il declino, eppure tutti gridano cazzate, gridano slogan come venditori al suk, si candidano attori, comici, pornostar, calciatori o uomini di questo giro, presentatori televisivi, incolti, mariuoli, truffatori arroganti e giudici un pò particolari, capitani navali, che tengono le tempeste in casa, , e scrittori di libri, mamma mia quanto scrittori.
Eppure ,eppure….. Noi qui in Germania abbiamo un senso civico che ci coinvolge, una seconda pelle, una diversa educazione: sentiamo che prima di tutto viene il Paese e poi vengono le politiche, quelle serie, quelle riguardanti il ritorno al sociale, i giovani, l’occupazione, il futuro, la ricerca. No, italiani in germania , sappiamo onorare la democrazia come diritto-dovere di ogni persona.
Oggi ho convinto, di nuovo, me stesso: andrò a votare, metterò la croce e spedirò il plico in Italia.
Valuterò attentamente a chi dare il voto, sapendo così di onorare il mio dovere di cittadino