Giggino Capece, detto o’ Trumbettiere era una cicala, nella sua definizione più classica del termine, poco incline al lavoro, grandemente incline alla crapula e al gozzoviglio, perennemente ossessionato dal desiderio di ben apparire, vanitoso, anche se di grande intelligenza.
Veleggiava stancamente tra il suo (scarso) impegno lavorativo come ragioniere al Comune del vesuviano, una incerta fama di barzellettiere, qualche tentativo, il più delle volte fallito, di coltivare qualche liaison extramatrimoniale.
Da giovane ha avuto grandi tribolazioni d’amore superate solo grazie all’affetto e alla dedizione della moglie Luisa, in cagione di una curiosa debolezza.
La prima volta, pare, gli successe con Lucietta, vecchia compagna di giochi di bambini quando, superata l’età dell’infanzia, cominciarono i primi rossori adolescenziali. Lucietta era pazza di lui, si vedeva. Lo seguiva con lo sguardo languido ovunque andasse e, quando lo sguardo di Giggino si fissava su di lei arrossiva fino a sfiorare il punto di fusione e fu così che, quando Giggino le propose un rendez vous nello scantinato, lei si affrettò a dire di si con voce emozionata.
Lo sguardo di interludio prima del bacio fu lungo e languidissimo, con gli occhi socchiusi e le labbra dischiuse, man mano che si avvicinava al viso del suo Giggino, le parse di cogliere come un disagio sul volto amato, pensò:
“Che dolce! E’ in ansia anche Lui come me!”
Poi mentre le labbra del dolce Giggino, un po’ tese, quasi contratte, (che emozione, povero caro!) si stampavano sulle sue si udì, inconfondibile, un rumore netto seguito da un miasma soffocante. Giggino rossissimo in viso, con una mano sul sedere fuggì davanti alla sua amata.
Non si incontrarono più, troppo grande fu lo scuorno di Giggino per la scorreggia che gli era scappata per l’emozione.
L’adolescenza è un periodo travagliato, dopo un po’ Giggino si fece capace che quello che gli era capitato era solo un incidente, ringraziò la sua buona stella che Lucietta non aveva spifferato niente a nessuno, e così, pian piano, riprese coraggio e, quando incrociò gli occhi azzurri di Linda pensò che fosse arrivato il momento per il suo primo grande amore.
Non arrivò neanche a baciarla, quando si avvicinò con aria dolce per dichiarale il suo amore, prima ancora di profferir parola, quel rumore sgraziato seguito dalla puzza pestilenziale gli tarpò ogni anelito con l’aggravante che Linda, a differenza di Lucietta, era ragazzina affatto discreta.
Fu così che Giggino diventò: O’ Trumbettiere.
Ogni tentativo fu inutile, ogni rimedio insufficiente, ogni consulto medico inefficace la combinazione di emozione romantica e amore era per il povero Giggino letale, con la conseguenza di impedirgli di vivere qualsivoglia anelito romantico, condannandolo ad una vita senza amore. Infatti, una volta capito il senso del suo soprannome, O’ Trumbettiere, ovviamente, gran parte delle ragazze del paese si tenerono alla larga da Giggino,.
Ma Giggino era bello e anche brillante, in compagnia riusciva ad essere allegro, divertente, spiritoso, a luoghi travolgente, fino a quando la conoscenza e la frequentazione non volgevano verso un profilo romantico.
Un giorno Michele, suo antico amico di infanzia e confidente, gli presentò Luigi Maniscalco, giovane attore di una piccola compagnia di teatro locale che dopo averlo frequentato per qualche tempo una sera gli disse:
“Giggino mio, per il bene che ti voglio, ma tu hai davvero un temperamento teatrale. Dovresti provare a fare l’attore. Perché non vieni domani sera al teatro, ti presento il mio capocomico, niente meno che il Commendator Cuccurullo e ti faccio fare un provino, secondo me tu saresti perfetto !”
Ovviamente Giggino, da quel vanesio impenitente che era andò in brodo di giuggiole e così, la sera successiva si presentò tutto bello e impomatato per andare a fare il provino a teatro.
Come detto, Giggino, in situazioni normali, era persona brillante e spiritosa, il suo provino fu travolgente e il Commendator Cuccurullo, capocomico, lo apostrofò con parole lusinghiere :
“Caro Capece, Lei è un talento naturale! Certo dovrà studiare ed applicarsi ma sarebbe un vero peccato non tentare. L’aspetto senz’altro da domani tutte le sere per prepararsi a entrare a far parte della Compagnia Cuccurullo e per fare il suo debutto. Le assegnerò la parte di Renato, un giovane innamorato onesto ma povero che vive una storia tribolata d’amore con Teresina, giovane di buona famiglia, nel mio famoso dramma AMORE E LACRIME”.
Fu così che Giggino ‘o Trumbettiere cominciò a frequentare la compagnia Cuccurullo e a duettare con Luisa nei panni della tenera Teresina, figlia del commendatore Capo Comico, ignaro del problema di esuberanza gassosa di Giggino.
La scena madre si concludeva con un bacio di passione e Giggino scoprì che, nella finzione, il suo difetto inconfessabile non aveva a palesarsi e, rinfrancato, non si fece problemi, nei panni del giovane Renato, a baciare appassionatamente la bella Teresina.
Ma si sa, l’uomo non è di legno e bacia oggi, bacia domani un pericoloso sentimento di tenerezza cominciò a farsi strada nel cuore del giovane Giggino/Renato, peraltro ricambiato dalla bella Luisa/Teresa, come la lunghezza e la languidezza dei baci sul palcoscenico mostravano con evidenza sempre maggiore.
E fu la sera della Prima.
Un disastro è sempre il risultato della concomitanza di eventi sfavorevoli che, a posteriori, possono anche sembrare prevedibili ai più, ma che sul momento risultano del tutto inosservati.
Poteva mai preoccupare il pallore sul viso di Giggino?
E’ l’emozione del debutto!
Poteva non essere bianco immacolato il pantalone di Renato?
Assolutamente no, era la moda dell’epoca!
Poteva non fiorire proprio quella sera la consapevolezza dell’amore nella testa di Giggino?
L’amore è imprevedibile e quando arriva è sempre all’improvviso.
Si era oramai sul finire del secondo atto, quando nel momento del bacio più tenero e appassionato, successe il fattaccio, reso ancora più drammaticamente evidente dal pathos silenzioso che circondava, ovattato, il momento della passione dei due giovani innamorati.
Il rumore fu potente ed inconfondibile, così come l’automatica smorfia di disgusto che si dipinse sul viso degli attori più vicini, il tutto poteva ancora essere recuperato se, con un secondo rumore ancora più fragoroso, seguì, alla emissione gassosa, una successiva più devastante di ben altra consistenza, che conferì al fondo bianco dei pantaloni una colorazione inconfondibile.
Dal loggione partì come un dardo avvelenato questa battuta che attraversò l’intero teatro comunale di Pollena per piantarsi amara nel cuore di Giggino.
“Giggino ‘o Trumbettiere, ha colpito ancora!”
E tutto il teatro rimbombò degli echi di mille risate.
Fuggi a gambe levate, sommerso dalla vergogna e dal dolore, lasciando dietro di sé una scia tanto evidente che la rappresentazione su sospesa per “impraticabilità” di palcoscenico.
La carriera artistica di Giggino ne ebbe a soffrire tanto che, senza un annuncio ufficiale, il suo ritiro dalle scene fu inevitabile.
A differenza di quanto potrebbero presumere gli animi più sensibili, la storia di Giggino non finì in maniera così ignominiosamente tragica, il sentimento elevato di Luisa Cuccurullo valse a non interrompere la storia di amore appena iniziata e a superare il fastidioso riflesso di Giggino.
La prima notte di nozze nessuno degli invitati si domandò come mai gli sposi dormissero con finestre e balconi spalancati e come mai nessuno, oltre ai due sposi, fosse ammesso nel perimetro della villa durante la notte, né parenti, né amici, né servitù.
In qualche misura il fato volle essere benigno scatenando un gran temporale con lampi e tuoni fragorosi, i maligni più bene informati sussurrano che, durante la notte, dalla villa arrivarono echi lontani ma si sa, le male lingue hanno sempre da dire.
