LA DISPUTA LUCANA SU SAN LAVIERO

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vincenzo petrocelli

vincenzo petrocelli

Le passiones furono chiamate così e non erano che amplificazioni romanzate delle leggende, dove si dava più importanza all’immaginazione che alla storicità. Al nostro scopo si tenterà di ricercare punti luminosi che ci possono condurre alla storia della Val d’Agri.

Le agiografie dei martiri del cristianesimo sono barlumi in una notte fonda. Sono l’unica piccola fiammella che illumina il cammino di chi vuol cercare il viottolo che porta verso una piccola verità. Anche se le agiografie dei martiri sono condite di leggenda, per le gesta del martire, i luoghi in cui agirono ritornano alla ribalta della storia per farli diventare luoghi reali per essere stati palcoscenici delle gesta dei martiri, dopo essere rimasti sepolti nelle colonie romane.

L’agiografia di San Laviero martire, scritta nel 1162, a distanza di otto secoli e mezzo, da quando si svolsero i fatti, riporta i dati della tradizione, su cui ricamò l’agiografo, aiutato dalla fantasia popolare e, i luoghi della vita, del martirio e del destino dei resti di San Laviero o Laverio(1).

Tre centri, Acerenza, Teggiano e Ripacandita si contendono la natività di San Laviero, in mancanza di un documento che ne attesti con chiarezza il luogo della nascita. La fonte scritta è rappresentata da un documento, forse, redatto nel 1162, in latino per conto di Saulo Goffredo, arciprete di Saponara, da un tale Roberto che si definisce Diacono di Santa Romana Chiesa.

In questi atti si legge che San Laviero nasce da padre nobile chiamato Achilleo ed in un vico detto Tegia. Il borgo in cui viveva con il nobile padre, San Laviero, era un luogo “prope Grumentum”. Quindi si trattava di un vicus detto Tegia o Tergia o Tegianum, vicino a Grumentum, forse potrebbe intendersi anche Viggiano dove troviamo una località con un fabbricato(2) denominato San Laviero, adiacente ad una strada Vicinale di San Laviero ad un’altra strada Comunale di San Laviero e dal lato opposto una strada Comunale della Crocecchia, zona alquanto vicina a Grumentum. Altrimenti come potrebbe intendersi un’area con il nome del martire se non fosse legata a quest’ultimo da un evento importante quale potrebbe essere la sua nascita?

Un luogo che vide il giovane Laviero crescere ed allenarsi per essere l’Atleta di Gesù!

Tanto più che, gli altri centri che rivendicano la nascita del martire, sono abbastanza lontani da Grumentum: Acerenza, Teggiano e Ripacandida e pare che ve ne siano ancora altri come Laurignano (CS) e Laterza (TA).

Il nobile Achilleo, aveva in proprietà nella zona pianeggiante di Viggiano, una o più ville a presidio di un vasto territorio per la produzione di vini, zona famosa ancora oggi per tale bontà produttiva.

Il figlio Laviero, convertitosi al cristianesimo, nonostante le persecuzioni, iniziò la predicazione e per questo fu sottoposto ad una serie di supplizi dai quali, tuttavia, usciva indenne finché, catturato a Grumentum non fu decapitato con la spada il 17 novembre 312.

Il 23 febbraio 303, l’imperatore Diocleziano (284-305), emanò il suo primo editto di persecuzione che ordinava la distruzione delle chiese, la consegna dei libri sacri e l’offerta di sacrifici davanti ai tribunali competenti.

Con l’imperatore Massenzio (306-312) si ebbe una politica tollerante al cristianesimo, però durante la persecuzione diocleziana, molti cristiani avevano rinnegato la fede e così ne derivarono disordini pubblici e persino spargimenti di sangue che provocarono l’intervento di Massenzio. Le discussioni e le agitazioni erano sorte in seno alla comunità cristiana per la questione delle condizioni alle quali dovevano sottostare, per essere riammessi nella comunità, coloro che avevano apostato al tempo delle persecuzioni dell’Imperatore Diocleziano.

Papa Eusebio fu 31° papa dopo Pietro (17 aprile 310-21 ottobre 310), sembra che egli autorizzò la riammissione di coloro che avevano apostato, dopo la dovuta penitenza, mentre Eraclio, capo di una fazione contraria, forse addirittura antipapa, vi si opponeva. Questa divisione nella comunità provocò l’intervento dell’Imperatore Massenzio che fece deportare sia Eusebio sia Eraclio in Sicilia, dove il papa morì poco tempo dopo.

Sconfitto Massenzio, da Costantino il Grande (306-337) presso il Ponte Milvio il 28 ottobre 312, questi inaugurò una politica di pace che sarà poi adottata con l’Editto di Milano del febbraio 313 che porta ad essere, Costantino, primo imperatore cristiano.

A tal proposito, nella seconda metà del V secolo acquistò credito l’Actus Silvestri, una versione romanzata della vita di papa Silvestro nella quale, fra l’altro, si pretendeva che egli avesse convertito Costantino, che in precedenza era stato un persecutore, che lo avesse battezzato e guarito dalla lebbra e gli avesse imposto come penitenza la chiusura dei templi pagani e la liberazione dei detenuti cristiani. Basandosi su questa leggenda si giunse a ritenere autentica la cosiddetta Donazione di Costantino, documento con cui l’Imperatore avrebbe conferito a Silvestro ed ai suoi successori il primato sui grandi patriarcati ecclesiastici e il potere temporale su Roma, sull’Italia e in generale su tutte le province e gli stati dell’Occidente. Tale documento, contraffazione dell’VIII o del IX secolo, finì con l’essere considerato autorevole perfino dagli avversari del papato e ne venne dimostrata la falsità solo nel XVI secolo(3).

Costantino, per la storia, rimandò il suo battesimo fino al momento della morte, ricevendolo infine dal vescovo ariano Eusebio di Nicodemia il 22 maggio 337.

Questo era il clima politico della Roma imperiale nel quale si trovò ad agire il martire Laviero. Persecuzioni e discussioni in seno alla comunità cristiana che, di fatto, determinò la sua divisione, provocando l’intervento dell’Imperatore Massenzio e, solo dopo qualche mese, dal suo martirio, si ebbe una svolta nella politica imperiale con l’Imperatore Costantino.

Nel racconto di Roberto, si legge che a causa delle sue continue predicazioni della parola di Cristo, Laviero fu sottoposto a flagello e ad altri supplizi, tra cui un cavalletto di tortura, nella piazza di Acerenza dove fu lasciato appeso ad un aculeo per una notte e un giorno. Anche in questa scomoda posizione Laviero continuò a parlare alla folla oltremodo meravigliata. Questo “Atleta” di Cristo sopportava e superava ogni prova. Allora Agrippa lo fece rinchiudere nella prigione di Acerenza.

Per la storia indagheremo su due cose: Acerenza, il luogo di predicazione e, di Agrippa, persecutore di Laviero, Atleta di Cristo.

La posizione geografica di Acerenza, un nido, in relazione alla importante arteria consolare, Via Appia, è di primissimo piano, in quanto dai suoi spalti si poteva osservare e militarmente controllare, quella che fu la più frequentata delle antiche strade militari romane.

Questa strada fu percorsa, quasi certamente da San Pietro, nel suo viaggio verso Roma e la tradizione vuole che il principe degli apostoli, sia voluto salire sugli spalti di Acerenza per fondarvi una Chiesa feconda di santi e di martiri.

E’ per questa ragione che il giovane Laviero volle predicare in Acerenza, città prescelta da San Pietro ove pare, riprendendo il suo viaggio verso Roma, consacra il vescovo Ughisio e lo lascia custode e pastore della Chiesa di Acerenza.

In merito ad Agrippa, prefetto romano di Acerenza, non abbiamo alcun riscontro storico di quello che riferisce l’agiografo di San Laviero e, in più, Acerenza ai tempi dell’Impero romano, non fu città grande, ma un oppidum, dice Tito Livio.

La Lucania, nel IV secolo era amministrata insieme ai Bruzi da un correttore che aveva la sua sede, forse a suo piacimento, o a Reggio o a Salerno.

Agrippa, dice la leggenda, tentò di dissuadere il giovane Laviero dal suo impegno di evangelizzazione, ma non avendo ottenuto alcun risultato, lo sottopose a duri supplizi e decise di farlo dilaniare e divorare dalle fiere. Fece costruire un grande steccato nella piazza di Acerenza ed ivi fatte riporre le fiere, nel tempo stesso, fece annunziare a tutta la città che il Levita Laviero era stato condannato alle bestie. Ma, le belve affamate, anziché stritolarlo rimasero a contemplare il Levita con stupore di tutti. Condannato poi a morire di fame nella prigione, fu liberato misteriosamente da un Angelo e condotto fuori delle mura, dove ebbe nuova carica per l’adempimento della missione, gli fu indicata la città di Grumentum quale successiva tappa.

In Val d’Agri, Laviero riprese a predicare, convertendo moltitudini di pagani. Intanto Agrippa che non si dava pace, ordinò di cercarlo ovunque. Dopo lunghe ricerche, i trecento soldati incaricati della cattura, giunsero a Grumentum e, scoperto il rifugio tra i cristiani di quella comunità, lo presero ed avvertirono Agrippa. Questi, poiché Laviero, per nulla intimorito, continuava ad esaltare la parola di Cristo, ne ordinò la decapitazione con la spada, davanti al popolo di Grumentum. Questa parte della leggenda, riferita ai trecento soldati incaricati della cattura di Laviero, ci mette nella condizione di poter escludere che un simile numero di soldati poteva essere utilizzato al presidio della città di Acerenza, che in quel tempo, non era altro che un oppidum, pertanto si può concludere che Agrippa non poteva essere prefetto di Acerenza, ma bensì il correttore delle due regioni amministrate insieme: Lucania e Bruzi (attuale Calabria) e la sede non poteva essere Acerenza.

Il Beato Laviero fu canonizzato pochi anni dopo il martirio, da papa Damaso I (1 ottobre 366-11 dicembre 384), che promosse il culto dei martiri e restaurò le catacombe con l’intento di dimostrare che la vera gloria di Roma non era pagana ma cristiana. Successivamente, alla canonizzazione del martire, istituì in Grumentum una sede Episcopale. A dimostrazione del fatto che tutta la Val d’Agri è terra tutta inzuppata di sangue del martire. Il corpo del santo fu custodito in un’apposita chiesa edificata sul luogo del martirio sul lato destro del fiume Agri, dove sfocia il torrente Sciaura.

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Vincenzo Petrocelli

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