Gli asini litigano e le botti si rompono

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Giuseppe Digilio

Nel frattempo che il Polo Lucano di Centrodestra decide se vincere le elezioni con un’unica coalizione oppure perderle presentandosi separatamente, il Centrosinistra sembrerebbe aver già deciso di perderle anticipatamente andando separatamente, ognuno secondo un proprio schema e neanche ben definito.

Una parte del PD coalizzato con un nugolo di liste civiche a sostegno del governatore uscente e una parte che si oppone a questo schema, immaginando una corsa con  altrettanto liste civiche, coalizzate contro Marcello Pittella, a sostegno di un non ancora individuato candidato alternativo. A Marcello Pittella va riconosciuto il merito di aver tenuto uniti, fino alla fine, almeno fino a prova contraria, i tanti amministratori che si sono espressi pubblicamente per la sua riconferma nonostante la contrarietò dei maggiorenti. Amministratori che ora, però, sono chiamati a dimostrare con la candidatura, oltre alla solidarietà e all’appoggio politico, di avere i voti per eleggere il loro presidente prescindendo da chi, dall’altra parte dell’emisfero democratico, sta lavorando alla costruzione di una coalizione più larga, sempre di centrosinistra, ma senza il simbolo del PD. Simbolo che per statuto, come immaginiamo che sia, resterà in capo al segretario regionale lucano e quindi, giustamente, in sostegno della candidatura di Marcello Pittella.

La conta di chi ha lasciato  più morti sul campo, a questo punto, sembrerebbe il vero obiettivo non dichiarato dai maggiorenti del Partito Democratico.  Una conta  che avverrà, naturalmente, dal giorno in poi, dopo del 24 marzo. Uno strascico della mattanza già iniziata con il 4 marzo 2018 che, questa volta, comprenderà tutti, anche chi, di quel 4 marzo, fu artefice decidendo di votare il M5S pur di far dispetto al centrosinistra, al PD in particolare, e a tutti i partiti che oggi dovrebbero ritrovarsi insieme, nella stessa Coalizione. Dove c’è gusto, non c’è perdenza.

In tutto ciò, il Movimento Cinque Stelle ringrazia e continua la sua campagna elettorale mostrando però, pubblicamente, solo il volto del candidato presidente, Antonio Mattia e la grafica dei post con gli slogan elettorali, i colori sociali univoci e il marchio di fabbrica come pay off .

Una strategia di comunicazione che darà i suoi risultati come per i grandi brand commerciali che sfruttano la suggestione dell’insieme e il fattore memorabilità. Una politica di branding insegnata nelle maggiori scuole di marketing che la Casaleggio Associati è riuscita a trasformare, adeguandola a un innovativo modello di comunicazione politica. Modello che, come per il marketing strategico per le imprese, tiene conto del target e della struttura culturale e sociale del pubblico cui è rivolta l’offerta.

Obiettivo dichiarato, spingere gli elettori a votare per il simbolo del Movimento Cinque Stelle per suggestione pur non conoscendo i candidati e la loro statura politica. Statura e competenze che per gli elettori grillini, ogni candidato, possiede automaticamente per il solo fatto di essere stato scelto dal blog del Movimento. Almeno a giudicare dal fatto che nessuno di loro, a pochi giorni dalla presentazione delle liste, senta ancora il bisogno di presentarsi pubblicamente a tutto il corpo elettorale, fuori dal blog e dagli slogan del candidato presidente. Eppure i mezzi e gli strumenti per farlo, non mancano. Un metodo giudicato da vecchie repubbliche, certamente, ma pur sempre rispettoso di tutto il corpo elettorale che, magari, crede ancora alla qualità più che alla pubblicità.

Piccola nota stonata, per una strategia perfetta, la voglia di strafare del candidato presidente del Movimento Cinque Stelle che, sullo stile berlusconiano, promette 60.000 nuovi posti di lavoro. Qualcuno la giudica una boutade, frutto di vecchie reminiscenze forziste. Melius abundare quam deficere. 60.000 nuovi posti di lavoro per altrettanti disoccupati che, in 10 anni, vedrebbero coronato il loro sogno. Atteso che i 60.000 chiamati a lavorare non siano già stati occupati dai Centri per l’Impiego a seguito delle offerte generate dalle regole di accesso al Reddito di Cittadinanza come tutti sperano che sia.

Quello che è certo è che il popolo di centrosinistra si sente tradito da una mancanza di responsabilità della sua classe dirigente. Battaglie personali e voglie di rivincita che non colgono l’appello della base a procedere assieme . Come succede in questi casi, gli asini si scalciano e i barili si rompono.

Giuseppe Digilio

 

 

 

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