Come si sa, la vicenda dei medici di continuità assistenziale riguarda 4 regioni che hanno conglobato in una unica misura di aumento orario le varie prestazioni integrative che le guardie mediche di queste regioni sono costrette a fare e che , per la carenza di infrastrutture, guardiania, servizi di riscaldamento, neve e quant’altro, rappresentano condizioni anomale, solo in parte ristorate forfettariamente. Già nel 2015, di fronte alla decisione del commissario ministeriale della sanità campana di aderire alla contestazione contabile della Corte dei conti che riteneva aggiuntiva l’aumento di indennità di 0,88 euro l’ora, senza eccepire la ratio del provvedimento, lo SNAMI Caserta, lo SNAMI Avellino, lo SNAMI Benevento e lo SNAMI Campania hanno notificato un mega-ricorso davanti al Capo dello Stato contro la Regione Campania, eccependo:
1. l’autonomia e la completa differenza di funzione tra l’indennità de qua e il trattamento economico retributivo previsto in favore del medico quale compenso professionale;
2. la funzione indennitaria della quota di Euro 0,88, finalizzata a ricompensare il medico in servizio di continuità assistenziale per lo svolgimento di compiti specifici, tassativamente elencati e, dunque, evidentemente ulteriori rispetto ai propri compiti ordinari;
3. la fonte normativa nazionale dell’indennità attuata poi a livello regionale dall’Accordo integrativo
Regionale pre – vigente, destinato a tanti in relazione alla gerarchia delle fonti.
4. Il quadro normativo rimasto sostanzialmente immutato con l’adozione dell’ACN 2005 che nulla ha
disposto in relazione all’indennità, innovando esclusivamente la disciplina del trattamento conomico retributivo.
La vicenda della Campania , con una burocratica accettazione della contestazione, ha messo in crisi tutte e quattro le regioni che hanno scelto la via forfettaria di rimborso, assolvendo la regione da tutta una serie di carenze: mancanza di mezzi, inidoneità dei locali, mancanza di sorveglianza, nessun presidio di sicurezza, tragitti stradali nevosi dìinverno e mancanza di altre figure specialisticher obbligatorie nei comuni ( pediatri), perchè in crisi? perchè il recvesso unilaterale del commissartio campano ha determinato un assenso alla contestazione, quindi un riconoscimento di aver ecceduto negli emolumenti in cambio di nessuna prestazione aggiuntiva. Ora in Abruzzo preparano i ricorsi, in Molise idem e in Basilicata si aspetta che tra Giunta e Consiglio si trovi una strada di giustizia vera che qualche volta può non coincidere con quelle riferite alla regolarita’ contabile. Qui sia chiaro, l’affare lo ha fatto la regione, dicendo ai medici questa è una miseria aggiuntiva , per tutto quello che non funziona. Non abbiamo autisti epr accompagnarvi, non macchine da farvi utilizzare, i locali sono quelli cHE sono, se non ci sono i carabinieri arrangiatevi, se avete paura portatevi i parenti. Ecco, se da domani dovessere pretendere queste cose, altro che cinquanta centesimi!! E, PER FINIRE, NON SAREBBE MALE CHE L’ASSESSORATO ALLA SANITA’ DELLA BASILICATA SI PRENDA LA BRIGA DI VEDERE QUANTO SPENDONO LE REGIONI PER LO STESSO SERVIZIO. QUANTO AI MEDICI DI CONTINUITA’ ASSISTENZIALE E QUANTO ALL’ORGANIZZAZIONE CHE CI METTONO SOTTO PER FAR FUNZIONARE QUEI SERVIZI. NE USCIREBBE UN QUADRO VIRTUOSO PER LA BASILICATA CHE OTTIENE COSI’ TANTO METTENDOCI COSI’ POCO. R.R.
GUARDIE MEDICHE. IN VISTA UN MEGARICORSO. OGGI INCONTRO CON PITTELLA
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