MARIA TERESA D’AIUTO
Anni fa aderii ad una iniziativa che invitava i cittadini ad adottare per qualche tempo bambini bosniaci. Il prezzo di adesione richiesto: 200 mila lire..La cosa mi entusiasmava: andai da chi si occupava della generosa iniziativa, versai la somma e rimasi in attesa di notizie. Mi dissero che a me sarebbe capitata una bambina; per questo un’amica mi diede dei bei vestitini e dei giocattoli; il giorno dell’arrivo io con i concittadini che avevano aderito all’iniziativa restammo ad aspettare nel posto convenuto per tutta la notte. C’era stato mare tempestoso. Alle cinque del mattino arrivò il pullman: fu fatto l’appello delle persone e dei bambini da accoppiare e a me sembrava che il mio turno non arrivasse mai, sinché,quando ormai non c’era più nessuno, tranne il pullman blu svuotato, mi avvicinai, salii e vidi all’ultimo posto,rannicchiata, l’ultima creatura, spaurita e un po’ tremante: non era una bambina.
Era un maschietto di dieci anni dai grandi occhi celesti ,non in elenco.
Lo presi per mano e non avvertii nessuna reticenza: aveva fame ed era molto stanco. Gli organizzatori erano spariti ,come lo stesso autista. Non potei far altro che portare il ragazzino a casa ,con un po’ di preoccupazione.
Sembrava un sequestro di persona…
Non sapevo chi fosse ,ma in fondo mi interessava che prendesse pace dopo gli eventi terribili che aveva vissuto.
Dormì sino alle 16.00 . Appena sveglio prese il telefono e con estrema velocità compose il numero dello zio (gli avevano detto il prefisso e tutto quanto) .Chiesi,dopo una buona mezz’ora,di parlare anche io con questa persona…parlare? sì ,mi avevano dato un librettino con le frasi più semplici e da lì lessi. Andò bene ,ma in seguito comunicammo solo con il “dobru”: tutto bene. Seppi in seguito che gli era rimasto solo lo zio. I genitori erano morti in guerra. Massima premura ed attenzione per lui! .Mia madre aveva preparato un pranzo coi fiocchi, ma lo rifiutò: non gli piacque nulla. E fu l’inizio di una serie di problemi. Non mi avevano detto che cosa mangiasse a colazione ,durante la giornata. Niente di niente. Telefonai alle coppie che avevano avuto in custodia due bimbi, ma non avevano ancora capito come comportarsi. Il mio Husko, (finalmente mi disse il suo nome) dormiva molto ,telefonava molto ,chiedeva soldi che, dopo due giorni, seppi come spendeva.
Accanto alla porta di casa c’era una sala giochi. Veloce come il vento entrava là ed i titolari lo lasciavano giocare e gli vendevano anche la birra ,sotto ai miei occhi…Ignari…
Nooo!
Parlai con degli amici, i Picerno (ospitavano un bambino bosniaco) ,che tentarono un approccio con questa farfalla impazzita. lo tennero a casa loro, restando in stretto contatto con me. Mi dissero che dopo due giorni difficili era fuggito e che dopo ricerche disperate lo trovarono alle 18.00 in un campo di grano ,buttato tra le spighe, immerso in un sonno profondo. Le prese di santa ragione, mi dissero, mortificati. intanto un minimo di comunicazione con l’altro ragazzo preso in adozione da questa coppia ,iniziava. Rimase là per il tempo restante.
Husko… Penso a te come ad una farfalla ,inafferrabile.
*Professoressa di Lettere classiche, apparentamente “a riposo”.
Le piace vivere senza ricorrere a lifting sociali.
Vede con sensibilità e amarezza la realtà che la circonda.
Disposta a confronti educati.
FOTO:_Un_bambino_di_sarajevo_guarda_il_Vrbanja_1994___Foto_di_Giancarlo_Bocchi__