I LAPICIDI MATERANI DEL XVI SECOLO

0

VITO TELESCA

Nell’area appulo-lucana, tra la fine del XV e il XVI secolo si registrò un nuovo fervore artistico, soprattutto di matrice lapidea, riprendendo quella che fu una grande e fortunata tradizione di grandi maestri lapidei tra il XII e il XIII secolo. Abbiamo già altre volte illustrato quelli che furono i grandi maestri della pietra tra Puglia e Basilicata, tra i quali segnaliamo molto schematicamente Acceptus Magister di Siponto, Sarolo da Muro, Mele da Stigliano e Melchiorre da Montalbano.

Dopo un periodo di crisi urbanistica e di produzione del patrimonio edilizio, specie in area Lucana, (ciòinfluenzò  non poco la produzione artistica tra il XIV e l’inizio del XV secolo), ci fu un repentino cambio di rotta soprattutto grazie all’arrivo di nuove committenze. Queste provenivano dalle nuove figure nobiliari che, giunte al seguito degli angioini e degli aragonesi, si stanziarono nel sud Italia. Ricordiamo ad esempio il nuovo vigore artistico dato dai Del Balzo e dai Sanseverino. I primi più attivi nell’area venosina e nel materano e i secondi nell’area occidentale dell’attuale Basilicata, sino ai confini con la Calabria.

A farla da padrone nell’abbellimento di portali, capitelli e altari, furono le botteghe pugliesi. Inizialmente fu il galatinese Nuzzo Barba a fare scuola, lavorando sotto le committenze religiose e civili nel centro-sud della Puglia, soprattutto tra Ostuni e Conversano. Nella città bianca Nuzzo, giovane ma già molto richiesto, lavorò per soddisfare le idee del Vescovo Nicola Arpone intento ad ultimare i lavori della Cattedrale di Santa Maria Assunta, mentre a Conversano venne chiamato per decorare la chiesa di Santa Maria dell’Isola (di stampo francescano) da Giulio Antonio Acquaviva d’Aragona e da Caterina Del Balzo. Nuzzo Barba riuscì a far penetrare in Puglia stili e tendenze rinascimentali provenienti anche dai domini veneziani e dall’altra sponda dell’Adriatico. Sotto la scuola di Nuzzo Barba pare si sia formato anche un altro importante protagonista della scultura pugliese: Stefano da Putignano. L’allievo superò il maestro, acquistando fama e commissioni quasi esclusivamente di matrice sacra. Un altro scultore fu molto attivo in area barese e murgiana, Paolo Catalano (o da Cassano). A lui sono state associate diverse produzioni tra il 1504 e il 1535 e non si esclude che sia cresciuto nella stessa scuola che formò anche Stefano da Putignano, vista la corrispondenza degli stili.Al Catalano sono state associate anche produzioni scultoree a Miglionico: una Madonna orante e San Giuseppe e i resti di un presepe in pietra, collocati nella chiesa di San Francesco e nella chiesa Matrice.

Ma l’area lucana non fu estranea alla produzione artistica, infatti a contraddistinguersi nel panorama degli scultori fu Altobello Persio, nativo di Montescaglioso (1507) le cui opere rimasero in area prettamente lucana. Altobello proveniva da una famiglia di artisti. Il fratello Aurelio e il nipote erano attivi in ambito pittorico e scultoreo e si fecero apprezzare anche nella lontana Palermo. Altobello aveva un’inclinazione più imprenditoriale (più architetto che artista puro) e la sua famiglia divenne una delle più stimate ed apprezzate della Lucania perché i suoi figli si distinsero in vari settori: Antonio (filosofo), Ascanio (linguista, umanista e grecista), Domizio (pittore) e Giulio (scultore). Quest’ultimo riprese quindi le attività scultoree del padre. Insomma una famiglia di “Talenti Lucani”.

Duomo_di_matera,_interno,_cappella_del_presepe,_con_resti_duecenteschi

È difficile stabilire, se non risalendo alla data di produzione, quali opere siano di Persio padre e Persio figlio. La bottega era la stessa e lo stile pressoché identico. Ma, lasciandoci guidare dalle plausibili date di committenza delle opere a loro firma, possiamo affermare che tra il 1534 e il 1539Altobello operò a Matera, scolpendo il presepe in pietra e il dossale di San Michele nella Cattedrale. Altobello a Matera non era ancora trentenne quindi. Più tarde le opere compiute per il portale rinascimentale dell’abbazia di San Michele a Montescaglioso e per il Crocifisso e la Vergine con san Giovanni nella chiesa di San Nicola a Lagonegro. Ai Persio sono ascrivibili anche le sculture di san Pietro e san Paolo della chiesa matrice di Oppido Lucano, le sculture di Isabella e Federico d’Aragona nella chiesa madre di Ferrandina, nonché il presepe in pietra nella cripta della chiesa di Santa Maria Maggiore in Rabatana a Tursi. Probabilmente opera del figlio Giulio è invece la scultura di san Giuseppe e della Pietà scolpiti nella lunetta del portale della chiesa madre di Santa Maria Maggiore a Miglionico.

L’attività scultorea di Altobello e Giulio Persio non è certamente superiore a quella del fratello Aurelio che, dopo aver vissuto in Sicilia, ospitato dal maestro Antonio Cagini (Aurelius de Basilicata secondo lo storico Gioacchino di Marzo), si trasferì a Castellana, in Terra di Bari, dove scolpì nel 1551un maestoso polittico che originariamente si trovava in fondo al presbiterio. L’opera venne semidistrutta nel 1882. Oggi le sue statuesi trovano disseminate tra le navate della stessa chiesa e il Castello di Santo Stefano in Monopoli, ex monastero benedettino.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Condividi

Sull' Autore

Avatar

Rispondi