IL DIFFICILE TRASBORDO

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LUCIO TUFANO

Se il 19 marzo del 1900 il nuovo vescovo di Potenza, Ignazio Monterisi, appena arrivato col treno e impartita la benedizione, dal finestrino dello scompartimento di prima classe, a folla acclamante straripata nella Stazione, si avvia in corteo, “con il cappello verde e l’abito paonazzo” verso la città …; se i prefetti dei primi anni del ‘900, Maggiotti, Prandi, Vincenzo Quaranta altri si sono fatti portare in carrozza dalla Stazione Inferiore fin sulla città; se il ministro Gianturco, tornando in Lucania, “con gentile pensiero fa mettere la carrozza al passo per non stancare i bambini aviglianesi che nei pressi dell’Abetina, gli vanno a tributare il primo saluto”; se l’on. Pietro Lacava, per recarsi da Campomaggiore a Pietrapertosa tra le autorità e i notabili dei due paesi, ha percorso tutta la strada in sella al proprio cavallo turco fatto espressamente venire da Corleto Perticara; se lo stesso Zanardelli il 29 settembre del 1902, uscendo dalla stazione dove è arrivato con il treno speciale, malgrado la pioggia, esige che la carrozza sulla quale è salito con il Sindaco, il presidente della Provincia e l’On. Branca, rimanesse aperta, per meglio salutare la folla; se alla fine degli immancabili balli al circolo Lucano durante il carnevale dei primi anni del ‘900 ed oltre, non vi sono automobili per prelevare le signore nelle rigide albe di febbraio ma solo carrozze, si può arguire come l’automobile nella nostra città abbia fatto il suo ingresso con notevole ritardo.

Si parla quasi sempre di carrozze, del loro stato di scarsa efficienza, (stato avvilente – scrive il Lucano del 21 agosto 1909 – con i vetturini che non hanno più limite alle pretese, con le tariffe calpestate in ogni modo, con alcune di esse che circolano in condizioni indecentissime e non scevre da pericoli per la sicurezza dei passeggeri).

Nel 1909 ancora, una scampagnata effettuata da Potenza a Picerno, descritta dalla stampa come una classica gita in grande stile inglese di baroni e baronesse, di ricchi borghesi e perfino di principi su per i monti Li Foi, si effettua senza alcuna automobile.

Nel clima della guerra di Libia, di converso, in una polemica giornalistica contro l’utilità dell’impresa, Francesco Ciccotti, con l’articolo “La Tripolitania di casa nostra”, riporta, nelle foto che corredano il pezzo, l’automobile della Commissione d’Inchiesta Parlamentare, incagliata su una strada provinciale tra cumuli di sassi e detriti. Proprio – conclude il giornalista – come da “Tripoli a Gargaresh!” Infatti la guerra di Libia si dimostra poi utile – sostengono i socialisti – solo alla FIAT e al grande capitale che realizzano il loro primo affare di guerra. Vi è, alla fine del conflitto, chi sostiene di aver visto, dai giardini comunali di piazza 18 Agosto, partire l’automobile di Nitti, mentre nella città vige il divieto, per i velocipedi, motocicli ed automobili di circolare se non muniti del contrassegno metallico di tassa pagata secondo il tipo di veicolo.

Si è anche istituito un servizio di trasporto urbano di vettura omnibus fra la città e la stazione Inferiore, su iniziativa del Municipio e con il consenso della Camera di commercio. “Il servizio viene espletato ad ogni arrivo e ad ogni partenza di treni viaggiatori, secondo gli orari ferroviari durante la notte, dalle 21,00 alle 7,00. Il numero dei posti interni è di 6. Per ogni posto con diritto di valigia o di borsa L. 400, per ogni valigia o collo in più L. 0,25”. Nella pubblicità che il sig. Emilio Filippi fa del suo Hotel Appennino sito in Via Pretoria, palazzo Ferretti, telefono 4.6, oltre alle “camere moderne – pieno mezzogiorno tout le confort – bagno, luce elettrica, riscaldamento, ventilatori, restaurant e pensioni, grandi sale per lunch e banchetti, il servizio inappuntabile, i prezzi moderati”, vi è anche il servizio di omnibus alla stazione.

Nel 1913 poi vi è notizia addirittura di un “garage di automobili” del Sig. Luigi Manta e che l’On. Grippo viaggia in vettura.

È l’epoca in cui la via principale della città, la Pretoria, stretta ma frequentata come sempre, inizia da piazza Sedile e si prolunga fino alla piazza della Prefettura, fatta costruire dai Borboni nel 1840 col nome di “piazza dell’Intendenza” e chiamata poi “del Mercato” perché vi si teneva il mercato la domenica. Dalla Prefettura la via continua verso Porta Salza e prosegue lungo il versante della collina. Da piazza Sedile inizia anche la via Meridionale che scende per piazza 18 agosto diramandosi a sinistra per la Stazione Inferiore e di fronte per via Vaccaro verso Napoli, o per via Umberto I verso Porta Salza.

Potenza è abitata per gran parte da contadini e mulattieri che vivono nei vicoli, in sottani dove v’è il posto per il mulo e per altri animali …. L’automobile non esiste neppure nei sogni della gente.

Tutto lo stato sociale meno abbiente non appare nel corso della settimana; soltanto la domenica gli abitanti sembrano moltiplicarsi nella città, e ne rigurgitano le vie come nei giorni di fiera. Pochi i borghesi, più frequenti gli impiegati e gli studenti del liceo e del magistrale. Le alunne delle Scuole Normali indugiano in Via Pretoria nelle ore di intervallo o di fine lezioni.

Alla fine dell’altro conflitto quello del 15/18, non tutti i contadini disertano la città per il lavoro dei campi e, come se la città fosse vestita a festa, la si vede multicolorata dai vivaci costumi femminili; suonano gli incerti passi degli uomini che vanno a messa; le scarpe della domenica stanno sostituendo le fasce di felpa, o altro tipo di calzari rudimentali. Nei capannelli della piazza si discute pacatamente, nel caratteristico dialetto, della guerra, della carestia e delle tristi conseguenze. Abitata da ceti medi artigiani, commercianti, impiegati da una parte e da ceti di campagna dall’altra. Nessuna fabbrica degna di questo nome, tranne la manifattura dei laterizi, mentre le poche esistenti artigiane e qualche emporio commerciale, compongono l’assetto socio-economico della città. Ed è proprio in quegli anni, che si effettua un viaggio dimostrativo della FIAT con una torpedo 501 a Potenza, Melfi, Matera, Lagonegro, Moliterno. La vettura è descritta dal giornale con “scocca linea diritta, cofano gigante con coupevent, quattro posti, parebrise inclinato ed articolato ad un solo cristallo, capote a doppia estensione, in tela impermeabile, con tendine e con occhiolo posteriore, fodera a sacco, tre sportelli, coloritura in tre tinte a scelta: bleu scuro, rosso scuro, avana chiaro. Parafanghi, ruote in nero a fuoco. Parti metalliche ottonate o nichelate. Porta ruota a destra per una ruota di ricambio”. Insomma chi avrebbe mai pensato ad un mondo in cui, quasi ottanta anni fa, tra i contrasti, le differenze sociali, la povertà complessiva che incombeva dopo la guerra del 15/18, il giocattolo più ambito dagli uomini avrebbe rovesciato ogni logica, entrando nel possesso di ciascun individuo? Ad un mondo in cui i trasporti di massa avrebbero cambiato totalmente le abitudini di ogni giorno, accorciato a tal punto le distanze geografiche, modificato il tenore di vita, i gusti e il costume della gente? Le scampagnate? E le gite fuori città e la villeggiatura? La piccola borghesia solo oggi ha guadagnato in velocità e mobilità, ha intrapreso l’avventura del viaggio in macchina, del Weekend, delle case roulotte sui nastri delle autostrade nazionali ed europee.

Si esce facilmente dalla città, in quei tristi anni, lasciando pochi palazzi o gli ultimi muri del caseggiato e, superando traini e carrette, gendarmi e cavalli, qualche fila di muli che rientrano o che partono, e i risuonanti antri dei maniscalchi di San Rocco. Si scende con fracasso lungo la povera strada dal tracciato quasi impossibile, senza segnaletica e verso i frequenti pagliai, incontro ai contadini che salutano il progresso, incontro ai covoni di spighe affastellate e al frinire intermittente di cicale, lungo le tortuose curve delle strade dal fondo sdrucciolevole e polveroso. Si esce dall’abitato avventandosi giù per Betlemme o per Santa Maria e salendo su per l’Epitaffio fino ai Piani del Mattino. Siamo ai primordi. Si notano i possessori delle prime automobili, quando da Portasalza si lanciano per il vallone di Montereale, o per la carrozzabile dalle mulattiere laterali e trasversali ripide e scoscese.

E dal silenzio di via Pretoria, si dipartono, a spina di pesce, tranquilli vicoli e vicoletti con le abitazioni più umili e i portoncini signorili, i vicoli che pullulano, durante la festa, di gente, di stracci, di musicanti e di bambini.

È una epoca difficile per i disordini che si manifestano tra reduci, partiti e disoccupati. Il Prefetto, in seguito allo sciopero ferroviario, ha limitato la circolazione dei veicoli a trazione meccanica e li fa requisire per disposizione del Ministro dell’Interno. La disposizione non si applica alle automobili destinate a pubblici servizi (linee automobilistiche realizzate) ed a quelle in servizio presso le autorità governative, i corpi militari, i corpi diplomatici e le commissioni di requisizione. È fra l’altro vietata la vendita della benzina ai privati e al distributore di piazza Prefettura giungono continui ammonimenti. Il primo maggio gli operai sono tutti al convenuto lavoro. Sui muri sono affissi manifesti per la festa del lavoro, la truppa è consegnata nelle caserme e prestano servizio di pubblica sicurezza le guardie municipali, le guardie campestri e gli agenti forestali. Il Prefetto Visconti, preoccupato per l’ordine pubblico, è al lavoro nel suo gabinetto e da disposizioni ai sindaci acchè, col rispetto della libertà di scioperare, siano tutelati i diritti delle altre classi. “Il capoluogo è tranquillissimo – scrive la stampa – e tutti i servizi pubblici funzionano regolarmente”. Le partenze delle automobili postali hanno avuto luogo come di consueto, e col solito affollamento di viaggiatori ….

Nella solita pubblicità che correda l’ultima pagina dei giornali locali, la FIAT è presente a Potenza, con filiale di vendita, automobili, garage, officina, pezzi di ricambio e deposito pneumatici “Michelin”.

Con la costituzione delle sezioni del Fascio, la città di Potenza ha la sua squadra d’azione che esce in forma ufficiale e in missione con “maglie d’ordinanza”. Il suo mezzo di trasporto consiste in un 18 BL, o in due o tre automobili di proprietà degli stessi iscritti.

Eppure, nel quadro internazionale delle competizioni, prima degli anni venti e nel corso di essi, l’automobile copre già la velocità di 120 km/h.: i tempi eroici del raid Parigi-Pechino di Luigi Barzini e Scipione Borghese, la ripresa della targa Florio, le donne che partecipano alle corse automobilistiche con la baronessa D’Avanzo che si distingue nella targa del 1921 e nelle competizioni successive, i grandi premi europei, Le Manse e Brescia che riempiono le cronache del tempo.

Gli anni che seguono fino al 1930 sono leggendari e significativi per la FIAT, per la Lancia, per la Bugatti, per le Alfa Romeo, le Sunbeam, le Mercedes, per i progettisti come Maserati, Duesberg, Porsche, per i campioni come Bordino, Nazzaro, Ascari, Benoist, Campari, Goux e Seagrave.

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Sull' Autore

Lucio Tufano

LUCIO TUFANO: BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE “Per il centenario di Potenza capoluogo (1806-2006)” – Edizioni Spartaco 2008. S. Maria C. V. (Ce). Lucio Tufano, “Dal regale teatro di campagna”. Edit. Baratto Libri. Roma 1987. Lucio Tufano, “Le dissolute ragnatele del sapore”, art. da “Il Quotidiano”. Lucio Tufano, “Carnevale, Carnevalone e Carnevalicchio”, art. da “Il Quotidiano”. Lucio Tufano, “I segnalatori. I poteri della paura”. AA. VV., Calice Editore; “La forza della tradizione”, art. da “La Nuova Basilicata” del 27.5.199; “A spasso per il tempo”, art. da “La Nuova Basilicata” del 29.5.1999; “Speciale sfilata dei Turchi (a cura di), art. da “Città domani” del 27.5.1990; “Potenza come un bazar” art. da “La Nuova Basilicata” del 26.5.2000; “Ai turchi serve marketing” art. da “La Nuova Basilicata” del 1.6.2000; “Gli spots ricchi e quelli poveri della civiltà artigiana”, art. da “Controsenso” del 10 giugno 2008; “I brevettari”, art. da Il Quotidiano di Basilicata; “Sarachedda e l’epopea degli stracci”, art. da “La Gazzetta del Mezzogiorno” del 20.2.1996; “La ribalta dei vicoli e dei sottani”, art. da “La Gazzetta del Mezzogiorno”. Lucio Tufano, "Il Kanapone" – Calice editore, Rionero in Vulture. Lucio Tufano "Lo Sconfittoriale" – Calice editore, Rionero in Vulture.

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