“IL FOGLIETTO” DA LEGGERE

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Il sismologo Enzo Boschi interviene sui rischi che la val d’agri, e in particolare Montemurro, sta correndo sul versante sismico, anche per colpa, dice, delle estrazioni petrolifere. Il suo articolo, apparso su ” Il foglietto”, un sito a cura del sindacato dei ricercatori, disegna uno scenario preoccupante, oltre ad un paio di anomalie degne di essere approfondite. Ecco quanto scrive:

“Nel 2015, su un’importante rivista geofisica, si è verificata una cosa singolare. Prima è apparso un lavoro di un gruppo di geologi che identificava con grande precisione le caratteristiche di una pericolosa faglia sismica. Successivamente ne è apparso un altro, questa volta di un gruppo di sismologi, che dava una descrizione del tutto diversa e apparentemente molto più rigorosa della stessa zona sismogenetica. La faglia descritta in questo secondo lavoro apparentemente sembra meno pericolosa.

La cosa sarebbe da considerare una normale diatriba fra gruppi diversi con impostazioni metodologiche molto differenti se la zona considerata non fosse una di quelle a maggior pericolosità sismica del Paese.

Di più: siamo in Val D’Agri, più precisamente nella zona di Montemurro, dove si trova il Pozzo Costa Molina 2, utilizzato dall’ENI per reiniettare i fluidi di scarto provenienti dai vicini pozzi di produzione petrolifera.

Per orientarsi meglio in molti sensi, Montemurro è a pochi chilometri da Tempa Rossa, di cui tanto si è parlato recentemente in connessione alle dimissioni del Ministro dell’Industria e dello Sviluppo Economico (MISE).

Complessivamente, è la zona epicentrale del terribile terremoto del 1857 (l’epicentro ufficiale è proprio Montemurro) con magnitudo stimata attorno a 7, cioè come quello dell’Irpinia del 1980, forse anche più forte.

Si racconta di lunghe e accese discussioni fra i due gruppi in varie occasioni …  Poi, come per incanto, la rappresentazione (più pericolosa) della faglia, quella del primo gruppo, è stata abbandonata ed è sopravvissuta solo quella del secondo gruppo, quella dei sismologi, considerata molto meglio vincolata da dati sperimentali.

Cercherò di capire meglio, sulla base della documentazione che riuscirò a consultare, questa strana vicenda. Sarà poi mio dovere informarne i lettori del Foglietto. Per il momento mi limito ad osservare che il primo lavoro è stato finanziato dall’OVA (Osservatorio della Val D’Agri) che dipende dalla Regione Basilicata. Il secondo lavoro è invece finanziato nel quadro di una convenzione fra l’ENI e l’INGV.

Qui mi limito ad osservare che i personaggi in gioco sono in buona parte gli stessi che compaiono nella storia della gestione dell’emergenza provocata dalle  scosse emiliane del 2012.

Facciamo quindi un passo indietro.

Il 29 maggio di quattro anni si verificò il secondo forte terremoto della sequenza sismica emiliana iniziata nove giorni prima. Provocò venti vittime.

Una scossa inaspettata da parte di coloro che gestivano l’emergenza e dagli esperti della Commissione Grandi Rischi (CGR), tanto che nessuna precauzione efficace era stata posta in essere dopo la prima scossa, quella del 20 maggio, contrariamente a quanto si è sempre fatto in casi simili.

La gente, infatti, era tornata tranquillamente al lavoro immediatamente dopo la prima scossa.

Per sviare l’attenzione da responsabilità scientifiche e politiche, si cercarono cause alternative e bizzarre alle due scosse che avevano provocato un danneggiamento molto vasto oltre alle numerose vittime.

Come abbiamo raccontato varie volte sul Foglietto, fu costituita allo scopo una Commissione, con acronimo ICHESE, che “non escluse” la possibilità che le due forti scosse emiliane fossero state innescate dalle estrazioni petrolifere svolte nella zona epicentrale.

Ai lavori dell’ICHESE aveva partecipato anche il coordinatore della sezione sismologica della CGR.

Si pensò allora che tutte le estrazioni nazionali andassero immediatamente interrotte, specialmente quelle in Val d’Agri, zona ad altissima pericolosità sismica, con danni economici notevoli e quindi con grave preoccupazione da parte del MISE, allora tenuto dal Ministro Guidi.

“Provvidenzialmente”, un’altra commissione, costituita da cinque sismologi americani, escluse che le scosse emiliane fossero di origine “petrolifera” e il MISE ritenne così di poter ignorare i “dubbi” della ICHESE.

Il responso dei cinque esperti americani fu insomma considerato valido dal MISE e le estrazioni continuarono tranquillamente anche in Val D’Agri.

Tuttavia ICHESE, cioè sismi prodotti dalle operazioni delle estrazioni petrolifere, non è stata mai smentita anche perché l’INGV, l’ente di Stato per eccellenza sulle questioni sismologiche, in pratica non ha validato i risultati dei cinque sismologi americani. Personaggi rispettabili ma consulenti pagati dall’ENI, quindi in evidente conflitto; una validazione indipendente era quindi assolutamente necessaria!

Chi all’interno dell’INGV non ha validato i risultati “americani” è anche uno degli autori di uno dei due lavori citati all’inizio, quello, tanto per intendersi, più rassicurante.

Quindi, la possibilità che iniezioni di fluidi in zone sismiche possano alla lunga innescare terremoti anche forti resta ufficialmente in piedi. Anzi, enti di stato ed “esperti” che occupano posizioni di responsabilità statali si sono fortemente attivati in quella che hanno chiamato “sismicità indotta”, stabilendo modi di operare e chiedendo finanziamenti per studi e strumentazioni adeguate.

Insomma l’estrazione petrolifera sismogenetica è a tutti gli effetti una cosa seria!

Dunque, l’iniezione di fluidi in zone sismiche della crosta terrestre è in grado di generare terremoti anche forti! È un fatto ufficialmente riconosciuto da organi scientifici e di governo.

Desta meraviglia che la Protezione Civile con le sue centinaia di esperti interni e i suoi consulenti esterni non si sia pubblicamente pronunciata su una questione tanto delicata.

Noi cittadini vorremmo essere informati. E ne abbiamo tutto il diritto.

Su questi argomenti abbiamo scritto molti articoli sul Foglietto, evidenziando aspetti grotteschi e comportamenti che meriterebbero un’attenzione accurata da chi di dovere su questioni che attengono alla sicurezza dei cittadini.

Per il momento ci limitiamo ad osservare che in Val D’Agri, zona ad altissima pericolosità sismica, si iniettano fluidi da una decina di anni. Se i fluidi iniettati per lungo tempo in Val Padana hanno scatenato terremoti non si capisce perché non possa succedere anche in Basilicata e non si prendano le dovute precauzioni.

Siccome i personaggi in gioco (compresi quelli defilati) in Emilia e in Basilicata sono più o meno gli stessi, è lecito sperare in una spiegazione complessiva accettabile e augurarsi decisioni che salvaguardino la vita umana.

Al momento è lecito pensar male sapendo che, come è ben noto, pensando male molto spesso ci si indovina.

Cercheremo di capire meglio i comportamenti dei due gruppi che fino a un certo momento si sono contrapposti vigorosamente e poi sembrano essersi accordati. Sono tutti personaggi ed enti pubblici tenuti ad osservare la trasparenza dei propri atti.

Post Scriptum

Il sisma del 1857, con epicentro Montemurro e con una magnitudo di 7,0 e con un’intensità pari all’XI grado Mercalli, fu avvertito fino a Terracina e si scatenò con due intense scosse a distanza di pochi secondi l’una dall’altra.

Il terremoto devastò la Basilicata, in particolar modo la Val d’Agri, provocando diverse migliaia di vittime: solo a Montemurro, il centro più colpito dal sisma (rimasero in piedi pochi palazzi, il resto venne per buona parte raso al suolo), i morti furono tra i 3.000 e i 4.000, su una popolazione totale di circa 7500 persone, né miglior sorte toccò a tutti gli altri comuni colpiti dove, a fronte di un ben più esiguo numero di vittime, vennero comunque cancellate tutte le testimonianze monumentali del passato. Complessivamente il numero delle vittime del terremoto è stimato attorno a 19.000.

enzo.boschi@ilfoglietto.it

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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