Della serie meglio non farsi trovare impreparati. Mentre da Roma si affannano a gettare acqua sul fuoco, sostenendo la tesi che , stando proprio ai criteri assunti, la Basilicata non risulta tra le mete più ambite dalla Sogin per la individuazione dei siti più sicuri, salvo un paio che manco a farlo apposta vanno a coincidere con la città patrimonio dell’Unesco, dalla Basilicata salgono proteste e partono iniziative decise e soprattutto univoche. Alla gara aperta da bardi, con una dichiarazione di guerra, si sono iscritti tutti quelli che a vario titolo hanno una responsabilità pubblica, parlamentari, Sindaci, presidenti di provincia e consiglieri regionali. C’è una Basilicata reattiva che ha trovato il motivo per indignarsi, e passi se per una volta tanto distoglie l’attenzione dai problemi di tutti i giorni che animano la società lucana e rispetto ai quali le polemiche si sono fatte anche energiche. L’urgenza per le Istituzioni è mettere a punto una posizione forte della basilicata, sia nel senso di argomentare scientificamente e politicamente il no alle scorie, sia nel senso di far confluire su Roma il peso di una protesta unitaria e corale, anche per smuovere i decisori politici a prendere posizione. Cosa un po’ difficile perchè sinora a livello di opinioni che contano nello scenario nazionale c’è stato il solo Ministro Speranza al quale va dato atto di aver trovato argomenti giusti che sorreggono la sua tesi: una regione afflitta da tumori indotti da un evidente inquinamento petrolifero non può permettersi altri pericoli sul proprio territorio. Un concetto ovvio ma che in bocca ad un Ministro della salute, in carica, assume un significato preciso. Per il resto, dal panorama politico nazionale, non arriva neanche uno spiffero di supporto alla vertenza Basilicata, con il che confermando il sospetto di questo giornale secondo il quale dal punto di vista elettorale non contiamo una mazza e chi fa politica pensa a come conquistare i grandi numeri sacrificando i piccoli . In ogni caso,va sottolineato come in questa circostanza il presidente Bardi abbia dimostrato fiuto politico nell’afferrare per primo e da subito la bandiera del no scorie. I maligni dicono che abbia colto l’occasione per uscire dall’angolo in cui le critiche sulla sanità e sulla gestione della pandemia l’avevano cacciato. Se anche fosse così, ha dimostrato che il mestiere lo sta imparando in fretta e che giocando bene queste carte mette una opzione seria al viaggio verso Roma col biglietto staccato in Basilicata. Chi pensa ad un anziano gentiluomo che media su tutto, tollera gli entusiasmi e gli eccessi giovanili, mantiene la pace, dovrebbe rivedere il ritratto che si è fatto del Generale : quatto quatto, mogio mogio sta tessendo la sua tela.ROCCO ROSA
IL GENERALE E LA BANDIERA DEL “NO SCORIE”
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