IL M5S E’ UNA SCATOLA DI DINAMITE (SU CUI E’ SEDUTO DI MAIO)

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Marco Di Geronimo

Chi scrive lo ammette. Non ha mai creduto alla storia che il Movimento 5 stelle fosse inadatto a governare per inesperienza. E benché politica e morale non vadano mai confuse, il vento di nuovi valori messi in campo dai pentastellati sembrava poter essere uno stimolo importante in un’epoca in cui la politica s’è dedicata soltanto ai propri interessi.

Dopo qualche mese di governo va però fatto un primo bilancio. E questo bilancio sconfessa promotori e detrattori del partito giallo. Il Movimento 5 stelle sembra avere una certa capacità di governo, nel senso che sembra in grado di elaborare una visione dell’Italia e lavorare nei Ministeri per tirarla fuori (ne sono una dimostrazione il Decreto Dignità, il lavoro della Ministra Grillo, le imbarazzanti esternazioni del Ministro Toninelli sul nuovo Ponte di Genova).

Tuttavia un riconoscimento importante va fatto ai detrattori. E cioè che l’inesperienza dei 5Stelle ha un peso. Non giuridico o governativo, a dire la verità, come si pensava. Molto più incredibilmente, ha un peso politico.

Nonostante cinque anni di legislatura durante i quali hanno avuto il tempo di formare oltre un centinaio di parlamentari, i 5Stelle non sanno fare politica. Non è più notizia la loro costante scomparsa dai teleschermi, fagocitati e messi all’angolo dall’accentratore Salvini. Però è indicativo che siano riusciti a votare Foa Presidente della RAI. I grillini che si uniscono a Berlusconi per eleggere un suo uomo al vertice della tivvù pubblica rappresentano un evento che deve far riflettere.

È molto chiaro che questa esperienza di governo stravolgerà il Movimento 5 stelle. Ha al momento aperte due chiare falle, dalle quali defluiscono pacchetti di voti. Una a destra e una a sinistra: se da prima i voti entravano, adesso escono. E se prima la crescita è stata esponenziale, solo una congiuntura favorevole impedisce alle stelle di ricadere nelle stalle.

La mancanza di una chiara alternativa di sinistra impedisce all’elettorato progressista di Di Maio di ritornare nei ranghi del centrosinistra. Il Partito democratico appare infatti impotabile per chiunque (eccetto per chi ne fa parte). Liberi e Uguali naufraga gradualmente ogni giorno sempre di più: pochi giorni fa Roberto Speranza ha chiuso a un rassemblement della sinistra radicale. Con questa mossa il leader lucano ha trasformato il solco che divide MDP e Sinistra italiana in una ferita sanguinante. Il cantiere di centrosinistra appare ancora privo di qualsivoglia credibilità, non ha nessuna icona o proposta appetibile per l’elettorato. Solo questo impedisce una vertiginosa emorragia pentastellata, che non può riversarsi altrove se non nell’astensionismo.

A destra il Movimento perde a scapito dell’alleato di governo, più credibile sui temi della sicurezza e della cittadinanza rispetto ai suoi gregari. Tra l’altro Salvini ha abbandonato i toni da incendiario per assumere quelli di reazionario in borghese: una veste molto più presentabile che non a caso lo attesta stabile sul 30% dei consensi.

E l’elettorato moderato non ha ragione di spostarsi verso altri lidi, perché semplicemente non ce ne sono. Non può essere il Partito democratico la sponda verso la quale dirigersi, perché in evoluzione e in lenta (lentissima) ritirata verso sinistra. Non può esserlo Forza Italia, un partito in decomposizione. E se +Europa pure assomiglia a quel partito liberale luccicoso che piace a molti, al momento (per chi scrive, per fortuna) continua a esser valido il principio che i radicali sono più stimati che votati.

In conclusione, Di Maio siede su una poltrona pronta a sciogliersi. O trova una soluzione, o passerà alla storia per aver distrutto il più fortunato esperimento politico della Storia d’Italia.

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Sull' Autore

Marco Di Geronimo

Classe 1997, appassionato di motori fin da bambino. Ho frequentato le scuole a Potenza e adesso studio Giurisprudenza all'Università degli Studi di Pisa. Ho militato nella sinistra radicale, e sono tesserato all'Associazione "I Pettirossi". Mi occupo di politica (e saltuariamente di Formula 1) per Talenti Lucani. Scrivo anche per Fuori Traiettoria (www.fuoritraiettoria.com), sito web di cui curo le rubriche sulla IndyCar e sulla Formula E. In passato ho scritto anche per ItalianWheels, per Onda Lucana e per Leukòs.

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