RESPIRA GOMMALACCA CON CARLOTTA VITALE

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di ROCCO PESARINI

 

 

 

Apprezzo molto il lavoro che Carlotta Vitale e Mimmo Conte realizzano con Gommalacca Teatro da ormai 10 anni.

Ed ho voluto scrivere questo articolo proprio perché domani 29 presso la sede U – Platz di via Tirreno e domenica 30 presso la Nave del “Serpentone”, Gommalacca festeggerà questi primi dieci anni di vita artistica e professionale con l’evento “Respira Gommalacca”.

Un multievento, legato però da un unico filo rosso, che domani vedrà  la presentazione della nuova stagione del laboratorio di ricerca scenica della compagnia La Klass con le esibizioni musicali e teatrali degli Smac Quartet e e degli allievi di Gommalacca mentre domenica ci sarà il “piatto forte” sulla Nave “Matera 2019 – AWARE, molte comunità, una nave”.

Molto belle e suggestive si annunciano le partecipazioni in scena degli abitanti di Rione Cocuzzo, nonché delle comunità lucane di Potenza, Albano, Calciano-Garaguso-Oliveto Lucano, Ferrandina e Matera che racconteranno l’esperienza della ricerca-azione, durata da Maggio a Settembre 2018, condotta da ReCollocal piattaforma di regenerazione urbana, partner di progetto.

 

Carlotta come nasce e perché nasce Gommalacca Teatro?

Gommalacca l’abbiamo fondata io e Mimmo nel 2008, creandola e costruendola sul patrimonio artistico ed imprenditoriale legato al nostro sodalizio. Ad un certo punto del nostro percorso, ci siam prefissati l’obiettivo e la funzione di ricercare spazi possibili di contaminazione tra il teatro e gli altri linguaggi nel campo dell’educazione non formale, delle arti performative e visive, cercando di creare, di formare nuovi pubblici attraverso la bellezza e la meraviglia.

Cosa pensi della scena teatrale potentina e lucana in genere e cosa ti sembra ancora mancare?

Mmm, domanda complessa, a cui risulta complicato fornire un’unica risposta, anche perché dobbiamo domandarci cosa si intende per scena teatrale, chiederci se le compagnie che producono e portano in scena fanno reale formazione e domandarci altresì quali sono le finalità ultime di coloro che programmano gli spettacoli.

E volendo dare uno sguardo d’assieme a tutto ciò?

Onestamente in passato ho ravvisato la scena teatrale slegata dal territorio, in una connessione falsata in cui l’ambiente esterno alla città ed al territorio l’ha vista solo come una piazza di passaggio o, peggio ancora, una realtà in cui tutto resta immobile. Il teatro, invece, secondo il mio punto di vista, è lo strumento grazie al quale è ancora possibile lavorare sulla percezione di sé stessi e della realtà che ci circonda.

Strumento che deve tradursi in?

Io credo che tutte le azioni che trasformano la programmazione culturale in realtà, debbano tenere in considerazione non gli spettacoli ma anche la formazione del pubblico, l’insegnamento e la possibile contaminazione con gli altri linguaggi espressivi. Sono del tutto disincantata verso un teatro che esclude, che si restringe nelle cerchie quasi elitarie o, peggio ancora, che ricalca scene fin troppo facili e scontate. La scena teatrale, a Potenza, in Basilicata come in tutta Italia deve divenire una “scena totale” stratificata nei linguaggi, leggibile da più pubblici, avendo lo scopo pedagogico e della meraviglia.

E cosa manca perché ciò avvenga?

Un confronto serio, reale, motivato tra tutti gli operatori. Noi abbiamo iniziato a lavorare in quest’ottica fondando #ReteTeatro41, network delle quattro compagnie Gommalacca, IAC di Matera, Compagnia Petra di Satriano e l’Albero di Melfi con il quale si stanno sviluppando progetti in Europa.

Perché la Nave del Serpentone vi piace così tanto e cosa essa rappresenta nelle vostre produzioni artistiche?

Io e Mimmo viviamo qui da 13 anni. Io sono pugliese e lui campano ma abbiamo deciso di costruire la nostra compagnia qui, perché sono le persone a piacerci. Non è la singola Nave a piacerci ma il ritmo della città ed il suo spazio. Abbiamo scelto Rione Cocuzzo perché ci siamo innamorati del Serpentone e della sua minacciosa immensità. Con il passare del tempo abbiamo compreso la forza del paesaggio architettonico della nostra città. Un paesaggio unico, un simbolo a valenza negativa da ribaltare attraverso la narrazione che avviene con le arti e con il teatro. Un “cono di luce”, un riflettore sul quartiere e sulla città come sta avvenendo con il progetto approvato dalla Fondazione Matera Basilicata 2019. Lavoro che ci ha spinti fino ad arrivare all’altra Capitale della Cultura 2019 – Plovdiv 2019 – dove realizzeremo un altro progetto.

E allora non mi resta che augurarvi buon lavoro con l’invito a tutti i potentini e non per sabato 29 e domenica 30 al Serpentone…

Certo… e grazie!

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