IL MITO IMPRESCINDIBILE

0

LUCIO TUFANO

Da quando Psiche abbracciò Eros dormiente, la fiaccola si è spenta e, per questa sua curiosità, l’anima è diventata mortale. I moralisti sostengono che l’amore è immortale, gli scettici sostengono che non esiste, i sofisti dicono che è la verità ultima, gli impotenti dicono che è un commercio di femmine da conio, i teoretici dicono che è un esercizio ed i pratici che è un fatto venale. Molte canzoni hanno per tema l’amore, molti romanzi, molti proverbi, ne fanno riferimento; i ragazzi lo deridono, i vecchi lo rimpiangono; uomini e donne lo praticano ogni qualvolta è loro consentito di farlo non solo dalla corte severa ed inquisitrice della maledetta provincia, bensì dalla nascita di un sentimento reciproco di attrazione e di desiderio, un tema da sempre gestito in maniera sbagliata, con i pesanti condizionamenti della Chiesa Cattolica, per cui l’eros relegato a fatto osceno e di vergogna, rappresenta ancora il problema fondamentale. Esso investe tutta la società, a tutti i livelli ed ha bisogno dell’impegno di tutti, dagli insegnanti ai genitori, a coloro che ne comprendono l’importanza per un armonico e corretto sviluppo della personalità umana. Esso rientra tra i bisogni primari dell’uomo che deve riscoprirne la vera essenza al di là delle deformazioni imposte, senza drammi, bensì con il coraggio di chi continua ad educare se stesso cercando sempre nuove occasioni e nuovi strumenti culturali.

Le donne si accostano a questi problemi con ansia, talvolta con rabbia, talvolta con desiderio di riscatto e di giustizia, sempre alla ricerca di una dimensione civile ed umana. Ma i problemi riguardano soprattutto i rapporti fra gli esseri umani, specie quelli di coppia. Un compito difficile e che riguarda tutti, uomini e donne, per risalire dalle paure ancestrali verso approdi di conoscenza e di sapere che rendano la vita più semplice, più serena, con meno frustrazioni e più degna di essere vissuta.

Labirinto d’amore o corbaccio. Il fiore del misogino muore. Liber Auredus de Nuptiis di Teofrasto, epistola di San Girolamo adversus Jovinianum; la misoginia dilagò nei fabliaux e nei numerosi Dits d’un menage, nel Miroir de Mariage di Eustache Deschamps, nella Donna di Bath di Geofrrey Chancer.

Messalina si recava nel lupanare, l’augusta moglie di Claudio lasciava la dimora dei Cesari per andarsi a prostituire. Insopportabili sono queste gran donne della Satira VI di Giovenale (parlano in greco e in greco pronunciano le frasi d’amore, i gesti osceni), dei patrizi e degenerati Tullia e Manna, con ciò che fanno nei misteri orgiastici della Dea Bona e di Cibele. Fu Publio Clodio che, durante un rito in onore di Bona, entrò, travestito da suonatrice, in casa di Cesare per sedurne la moglie.

Le corrotte Tucsia ed Appula, quanto le provinciali come Timele, o il famoso Batillo che danza nella parte di Leda.

Recitanti come Acrio e Cerbico o cantori come Crisogono, anche i suonatori d’orchestra quali il citarista Edrione o i flautisti del coro Glafiro ed Ambrogio sono la passione delle signore. A Lentudo è capitato d’avere un figlio che ha il visino tale e quale a quello del gladiatore Eurialo. Eppia, la moglie del senatore Fabrizio Verentene, è scappata in Egitto con Sergio, il gladiatore del Circo Massimo.

La nudità, quindi, nelle competizioni ginniche e nei giochi nazionali pubblici, durante i riti nei templi e nei balli. Tra i romani, Liber, il dio che libera, era una divinità fallica. Sant’Agostino descriverà così nel suo De Civitate Dei la natura licenziosa del culto. Virilità conservata e mantenuta e persino riconquistata con cibi e bevande esotiche e rari composti di erbe, bizzarre manipolazioni e magici amuleti.

Nella ricerca della virtù amorosa nell’eterno desiderio di conservare o riacquistare la potenza, la virilità è sempre stata una delle caratteristiche più desiderate e dominanti del maschio. E sempre, sia ora sia nella protostoria, il membrum virile è il simbolo della creazione, Tunica base e fonte di vita. Di qui il culto del fallo, rito sincero e riconosciuto che ha assunto, nel corso dei secoli, proporzioni cosmiche, divine. Nella scultura e nell’arte drammatica, nella farsa aristofanesca ed in cerimonie ieratiche, nell’arte pittorica e nel corso della letteratura, il fallo è trascendente. Così la poesia priapea degli antichi, particolarmente dei romani, lodò con inni la potenza sessuale. Di qui l’ubiquità dello stesso Priapo come rappresentante scultoreo del principio generativo, che popolò i giardini romani, con atteggiamenti fallici.

Le cave di Arquata, le corti medioevali dell’amore, gli epitalami dei poeti erotici, le usanze delle tribù May a, Juca e della Polinesia, tutto da prova della glorificazione della natura umana, della supremazia del sesso come particolare dominante. Per i guri il fallo non fu mai un oggetto vergognoso ed osceno, ma un importante e sano simbolo del carattere cosmico del processo della generazione.

 

 

 

 

 

 

 

Condividi

Sull' Autore

Lucio Tufano

LUCIO TUFANO: BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE “Per il centenario di Potenza capoluogo (1806-2006)” – Edizioni Spartaco 2008. S. Maria C. V. (Ce). Lucio Tufano, “Dal regale teatro di campagna”. Edit. Baratto Libri. Roma 1987. Lucio Tufano, “Le dissolute ragnatele del sapore”, art. da “Il Quotidiano”. Lucio Tufano, “Carnevale, Carnevalone e Carnevalicchio”, art. da “Il Quotidiano”. Lucio Tufano, “I segnalatori. I poteri della paura”. AA. VV., Calice Editore; “La forza della tradizione”, art. da “La Nuova Basilicata” del 27.5.199; “A spasso per il tempo”, art. da “La Nuova Basilicata” del 29.5.1999; “Speciale sfilata dei Turchi (a cura di), art. da “Città domani” del 27.5.1990; “Potenza come un bazar” art. da “La Nuova Basilicata” del 26.5.2000; “Ai turchi serve marketing” art. da “La Nuova Basilicata” del 1.6.2000; “Gli spots ricchi e quelli poveri della civiltà artigiana”, art. da “Controsenso” del 10 giugno 2008; “I brevettari”, art. da Il Quotidiano di Basilicata; “Sarachedda e l’epopea degli stracci”, art. da “La Gazzetta del Mezzogiorno” del 20.2.1996; “La ribalta dei vicoli e dei sottani”, art. da “La Gazzetta del Mezzogiorno”. Lucio Tufano, "Il Kanapone" – Calice editore, Rionero in Vulture. Lucio Tufano "Lo Sconfittoriale" – Calice editore, Rionero in Vulture.

Lascia un Commento