Per parlare con brutalità in una situazione nella quale il comportamento di Istituzioni e uomini è alquanto border line, questo stallo politico istituzionale dovuto al fermo del Governatore si sta trasformando , come dire, in una sorta di vantaggio competitivo per quella parte di centrosinistra che non solo non vuole Pittella candidato ma che lo vuole ridimensionato e marginalizzato. L’attivismo di questi giorni a tirare dalla stalla cavalli e ronzini , a preparare scuderie posticce e ad inventarsi premi per tutti, dimostra che è iniziata la seconda parte di quella strategia volta ad uscire dall’esiguità dei numeri che le elezioni hanno assegnato alla formazione di sinistra e a cercare di riprendersi il controllo della pista in un momento in cui il miglior cavallo della scuderia concorrente è azzoppato e la tifoseria sbandata. Ogni giorno che passa in questa maniera , l’operazione di recupero di una centralità all’interno del centrosinistra, che si era persa per abbandono volontario, si sta irrobustendo, anche con la complicità involontaria di quegli sponsor della scuderia principale che si guardano intorno per capire come parare il colpo , se , dove e su chi fare nuovi investimenti, all’insegna del primum vivere, deinde philosophari. Insomma chi si aspettava che , di fronte al pericolo di perdere il governo della regione, ci fosse una reazione di orgoglio collettivo, di responsabilità e di ricerca della maggiore unità possibile, si trova di fronte all’esatto contrario, cioè a gente che coglie l’occasione per cercare di cambiare i rapporti di forza interni , in maniera da creare di fatto una nuova leadership intorno a cui coagulare le energie residue di una compagine che solo 5 anni fa quotava ben oltre il 60 per cento e che oggi, pur valendone la metà, può ancora sperare di farcela. In questa strategia, l’unità non è una precondizione ma una condizione che può verificarsi alla fine, cioè quando chi torna a riprendere il gioco si accorge che le mosse successive sono mosse obbligate e portano a decidere se far saltare il tavolo o se invece accettare la sconfitta. Fuor di metafora, c’è solo da rilevare che , se per un analista della politica, certe mosse si spiegano machiavellicamente all’insegna della eterna lotta per il potere, per la gente questo gioco ancora elitario è solo la conferma della incapacità di affrontare i tempi nuovi, da parte di un partito e di una compagine che a parole dicono di guardare avanti e nei fatti continuano a operare come nel passato, dimentichi dei problemi e incapaci di dettare soluzioni nuove e convincenti. Non c’è autocritica, non c’è voglia di cambiare dentro, non c’è voglia di ricominciare ripartendo dal primo gradino, nè voglia di condivisione. C’è solo il tentativo di sacrificarne uno per salvarsi in molti. E può darsi che il gioco, così complicato, così perverso, alla fine sia pagante per i nostri Gattopardi. Non sarebbe la prima volta, è già successo alla fine del secolo scorso. Rocco Rosa
1 commento
C’è solo il tentativo di sacrificarne uno per salvarsi in molti,questo potrebbe essere logica!
ma credetemi, da cittadino ho solo tanta confusione,complimenti per l’articolo
saluti Rosario