IL POTERE ASSOLUTO DI COLOMBE E PICCIONI

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ANNA MARIA SCARNATO

DI ANNA MARIA SCARNATO

Caldo e aria opprimente, ventagli colorati nelle mani, soffi d’aria climatizzata che danno un temporaneo sollievo, poi dolori diffusi al risveglio di un sonno interrotto che ti coglie sudata. Acqua da bere a volontà…sedute all’aperto in zone ombreggiate nelle ore meno calde. E solo guardandosi l’un l’altro e tutt’intorno, ci si accorge di non essere soli ad arrendersi a quella atmosfera surreale, resa fumosa dai raggi di sole implacabili che, anche a tramonto inoltrato, pungono ancora quasi a dire che non c’è tregua annunciata. E gli umani che ancora non si convincono che tutto questo è iniziato da tempo, ha avuto origine nell’indifferenza degli abitanti e dei governi del mondo, dal bisogno di produrre per lo sviluppo dell’economia dei loro paesi a spese dell’ambiente, ritardando la blue o la green economy e ignorando i segnali che l’aria, i mari e la terra inviavano a svegliare sul clima che stava cambiando. Gli scienziati studiosi dell’ecosistema da tempo hanno informato sui dati relativi all’inquinamento e del tempo che restava per cambiare rotta e per evitare la deriva del mondo. Il 2050 e, dopo, solo un mondo invivibile. Evidentemente l’ascolto e il cambiamento sono assunzioni di responsabilità e di calcoli economici che sempre attenzionano i governi più della salute del mondo e delle sue creature. L’abitante del pianeta, l’uomo moderno, anch’esso ritiene di vivere l’oggi, tutto oggi, affidando al   domani la soluzione del problema. Dopotutto ci si affida al “domani che è un altro giorno” e a un “si vedrà” che rimane vago e illusorio, espressi bene dalla Vanoni nella sua canzone quando canta “bilancio che non ho quadrato mai… Di ogni cosa ho fatto tutto a modo mio…. Con che risultati non saprei e oggi non mi importa della stagione morta… Domani è un altro giorno… Chi lo sa? Domani è un altro giorno, si vedrà”. Senza sapere che il futuro è arrivato in anticipo per le sorti del nostro mondo e già chiede conto delle scelte e della cattiva abitudine di rinviare tutto a un domani. Le stagioni ormai sovvertite e il caos meteorologico, il clima stagionale in cui annaspiamo, comportamento di animali, sofferenza dell’agricoltura, difficoltà dell’uomo, tutto ciò ci parla di una diversità di condizioni rispetto ai ricordi di chi ha vissuto il passato. Ed ora uno sguardo al cielo in cerca di un soffio di vento che non viene e che quando arriverà farà danni insieme all’acqua che accompagna e al fuoco che alimenta. Ed ecco che innumerevoli piccioni e colombe ti sfiorano i capelli, noncuranti dell’umano genere. In fondo essi sono ormai gli inquilini abusivi dei nostri terrazzi, degli anfratti di muri scrostati, di balconi di case inoccupate, infischiandosene di Salvini e dei sui editti che combattono “l’invasione incontrollata di clandestini”. E se la popolazione non prolifera e si registra la diminuzione di culle nelle case, le colombe continuano a nidificare e a deporre le uova dove l’uomo ha creato il vuoto, dove le case dei genitori ereditate dai figli non più risuonano di voci e di rumori di attività di vita quotidiana.  Case ritornate ad essere abitate per brevi periodi dai figli emigrati per lavoro. Sono i pensieri in un giorno di calura che accompagnano una siesta alla messicana con la sospensione di attività domestiche e assoluto riposo del corpo. Sarà il caldo di oggi, sarà il calo di energia fisica per l’alta temperatura di questi giorni, ma incredibilmente continua    una produzione fantastica con sfumature allegoriche del pensiero. Sarà così…che il pensiero, stesso, partito dalla percezione di un caldo asfissiante, si è librato in altre direzioni, sfociando in collegamenti che non aspettavi. E i ruoli pubblici, i posti di decisione istituzionale sembrano trovare collegamento con “colombe e piccioni” e il loro comportamento nel momento in cui si vivono situazioni di consolidamento di sedute in consessi pubblici, spesso contestati o ritenuti abitanti “abusivi” di un potere messo in discussione da situazioni in corso di chiarimento. Una continuità che si radica sempre più e sembra voler occupare spazi propri e quelli altrui. Spazi vissuti da padroni dove spesso si esercita il verso del tubare dei “piccioni”, conosciuto come gru gru, un suono che si fa forte per stabilire il possesso del “loro” acquisito territorio, esibizione del tronfio petto.   Un modo di fare che invade e umilia, che si nutre di trascuratezza e assenza di controllo di atti, che spesso suscita timore usandolo come mezzo dissuasore di ogni tentativo di contestazione; vive negando diritti per tutti, gli errori stessi, i ritardi di emolumenti dovuti a chi attende da anni, perfino rinnegando l’incuria e l’incapacità di coordinare le azioni e di provvedere tempestivamente all’igiene di spazi di lavoro dove l’igiene non ha casa. Un comportamento operativo per la conquista di un potere agevolato da un “clima favorevole”. “Piccioni e colombe”, “abusivi” dei nostri immobili che procedono sicuri di fare come natura detta, secondo proprie leggi autonome.  Rumorosi   e nocivi più che utili al mantenimento di un ecosistema, più danno che benefici alla vivibilità civica.  Guai a pensare di lasciare incustodito ogni luogo dove i piccioni e le colombe nidificano e si moltiplicano in gran numero. In parallelo, come mai si può pensare di abbandonare il controllo su consessi istituzionali che si configurano come sopradescritti? E se l’abbandono tenta chi pensava la politica come area in cui incontrarsi per costruire, e convivere in un “ecosistema” pubblico, una struttura sociale di rispetto reciproco, e, deluso, ancora ci pensa, sbaglia. Come l’attenzione per i “volatili” in questione non deve mancare né deve prestarsi a foraggiarli ulteriormente, ugualmente rispettando il ruolo, mai abbandonare il campo, neanche quando “colombe e piccioni”, che ormai hanno perso il significato di portatori di pace riconosciuto da diverse culture, tentano di “lordare” il pulito abito trasparente e senza ombre. Ricordare sempre di esercitare l’attenzione e mai trascurare il loro “tubare”. Mai farsi distrarre dal loro “verso”. La colomba tuba per attirare le simpatie, il piccione emette versi, gonfiando il petto e l’orgoglio, marcando il territorio, rafforzando i legami sociali utili al potere. Essi emettono suoni che dovrebbero allertare. Ecco perché l’uomo deve riconquistare gli spazi perduti. Per esempio…se si dovesse considerare una festa per l’attribuzione della bandiera blu, non ci si può assentare solo perché si vive in una situazione di precarietà e di attesa. Mai lasciare vuoto uno spazio…. Anzi andarci e fare analisi critica delle situazioni che non certo meritano un’altrettanta bandiera di vittoria. Se i piccioni e le colombe sono “specie” protetta e dunque non eliminabili anche se dannose per l’ambiente, non mettersi nelle condizioni che qualcuno possa giocare al “tiro al piccione” con chi è assente e abbandona gli spazi di cui altri si appropriano. Il potere assoluto è un pericolo! Sarà il caldo?

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